Iuventa: cala il sipario su Jugend Rettet e con discredito sulle altre Ong

Le indagini che hanno condotto al sequestro della nave documentano una impietosa attività di "recupero" di migranti e collaborazione con i trafficanti. Questa sera la Iuventa arriverà nel porto di Trapani

Finisce così l’avventura della nave Iuventa, con i quattro uomini armati della Guardia Costiera che la portano via da Lampedusa per il sequestro disposto nel porto di Trapani. Una fine che non riguarda la sola Ong Jugend Rettet, ma che coinvolge tutte le Ong gettando su esse discredito. Malgrado a contribuire alle indagini siano state proprio alcune delle Organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi al largo della Libia. Alle otto di ieri sera la Iuventa ha preso il largo diretta a Trapani, mentre a Lampedusa tramontava il sole. Un tramonto che calava come un sipario sull’avventura dei soccorsi in mare, forse non soltanto per Jugend Rettet. Questa sera la Iuventa approderà nel porto di casa della Procura della Repubblica di Trapani.

L’equipaggio della Iuventa ha affrontato, sin dal momento del fermo nel porto di Lampedusa, la vicenda con una leggerezza disarmante. Un manipolo di ragazzi in apparenza strafottenti anche quando la Polizia, l’indomani, ha notificato il sequestro della nave e gli avvisi di garanzia. Attivisti del luogo si sono adoperati per procurare loro un avvocato qualora lo richiedessero, ma lungi dall’armata Brancaleone pensare che sarebbe stato immediatamente opportuno. Forse davvero non si rendevano conto, così come si percepisce dalle intercettazioni (nel video in basso), che gli strumenti a disposizione della Procura di Trapani, coadiuvata dalla Marina Militare e dalla Guardia Costiera, non avrebbero lasciato loro scampo. Le immagini, e l’audio, dipingono uno scenario impietoso in cui il numero della barche e delle persone prese a bordo era più importante del soccorso nella sua più genuina accezione.

La loro condotta, superficiale e spregiudicata, ha quindi scatenato un effetto domino che travolge tutti. L’idea che ogni Ong restituiva garbatamente le barche al “buon” trafficante così che questi potesse subito mettere in mare un centinaio o più di migranti da “soccorrere” sarà difficile da spazzare via. Eppure Medici Senza Frontiere e Save the Children, le due più grosse e prestigiose Ong impegnate nei salvataggi in mare, erano consapevoli del meccanismo contorto che si stava innescando ed avevano proposto un allontanamento della linea di soccorso alle 24 miglia nautiche. Cioè a dodici miglia dalla fine delle acque territoriali libiche. Questo avrebbe reso meno comodo il lavoro dei trafficanti che, così facendo, non avrebbero più potuto accompagnare i migranti al “rendez vous” con un acquascooter o un piccolo scafo per riportare in dietro il gommone. Jugend Rettet pare non fosse d’accordo.

Sul quotidiano La Repubblica.it di oggi, a firma di Viviano e Ziniti, viene pubblicato un articolo che apre anche un altro filone investigativo: una chat Whatsapp per il coordinamento tra navi Ong. “Una chat – scrivono Viviano e Ziniti nello stesso articolo – sulla quale, sempre secondo i due operatori della security, sarebbero spesso arrivati i messaggi del sacerdote eritreo Don Mussie Zerai, da sempre punto di riferimento in Europa degli eritrei che tentano la traversata”. Il meccanismo che ha condotto al sequestro della nave ed al resto delle azioni giudiziarie, documentato con prove valide per il Gip, lo ha espresso con poche ed esaustive parole il procuratore della Repubblica di Trapani Ambrogio Cartosio: “In più casi, questi interventi in mare da parte della Iuventa non avvengono per salvare delle persone che si trovano in imminente pericolo di vita ma semplicemente per trasbordare sulla imbarcazione dei soggetti che vengono scortati dai trafficanti libici, che vengono presi a bordo e, poiché l’imbarcazione in questione (la Iuventa, ndr) è una nave di non particolare capienza, i soggetti recuperati – non posso chiamarli “salvati” – o loro consegnati, vengono successivamente trasbordati su navi della Marina Militare o a bordo di navi di altre Organizzazioni non governative”. In pratica una corsa al migrante con un vero e proprio metodo di lavoro finalizzato a record statistici utili alla campagna di raccolta fondi della Ong tedesca Jugend Rettet.

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