Sistema Sanitario Nazionale: Il rebus dei medici

Per decisione del Ministro Manfredi il numero di posti programmati per il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia nell’anno accademico 2020-2021 è di 13.072, con un incremento di 1.500 unità rispetto allo scorso anno, l’incremento più consistente tra tutte le professioni sanitarie. Una decisione assurda, al limite della demagogia, della insipienza e del conflitto di interessi, foriera di un disastro formativo e occupazionale nel prossimo futuro.

di Costantino Troise

Presidente Nazionale ANAAO ASSOMED

Per decisione del Ministro Manfredi il numero di posti programmati per il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia nell’anno accademico 2020-2021 è di 13.072,  con un incremento  di 1.500 unità rispetto allo scorso anno,  l’incremento più consistente tra tutte le professioni sanitarie.

Una decisione assurda, al limite della  demagogia, della insipienza e del conflitto di interessi, foriera di un disastro formativo e occupazionale nel prossimo futuro.

Che il SSN manchi di medici specialisti è un fatto acclarato, visto che negli ultimi cinque anni sono stati persi 8000 posti di lavoro. E l’ISTAT rivela che i medici dipendenti italiani hanno la età media più alta al mondo, tanto che circa 50.000, al netto di un incremento della incidenza di quota 100 favorito dalla pandemia virale, andranno  in pensione nei prossimi 5 anni.

Ma qualcuno pensa veramente che l’aumento degli studenti in Medicina sia un rimedio a una criticità che condiziona,  oggi e nei prossimi anni, la sostenibilità di un Servizio Sanitario Pubblico e Nazionale, proiettando in semestri la misura dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie?

Il Ministro, con tutta evidenza, dimentica la differenza tra l’essere medico, dopo un percorso di studi di sei anni, ed essere specialista, cioè laureato in Medicina e Chirurgia, in possesso cioè dell’unico requisito previsto dalla normativa vigente per accedere al lavoro nel SSN (e nella sanità privata). Insomma, la cruna dell’ago da attraversare oggi è, come chiedono i giovani medici in questi giorni, e le Organizzazioni  sindacali e gli Ordini professionali da anni, aumentare in maniera consistente, almeno 5.000 per due o tre anni, il numero dei contratti di formazione specialistica e delle borse di studio in Medicina Generale, per avere personale formato in numero adeguato nel 2025.  Non certo gli accessi al Corso di Laurea.

Perché quelli che mancano oggi, e mancheranno nel prossimo futuro, sono gli specialisti e i Medici di Medicina Generale, visto che abbiamo già circa 8.000 laureati in Medicina ai quali viene negato il diritto al completamento del loro percorso formativo dalla scarsità delle risorse investite nella formazione post laurea.

Se potessimo consigliare al magnifico Rettore Ministro un breve corso di programmazione dei fabbisogni formativi, gli ricorderemmo che:

  • Incrementare oggi, con l’alibi della carenza, gli ingressi al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia portandoli a 13.072, ai quali saranno da aggiungere i laureati all’estero e gli studenti di ritorno, in attesa di arrivare a 15.000, significa che i futuri  medici, dopo aver affrontato un lungo e duro percorso formativo, saranno disponibili per entrare, come specialisti o Medici di Medicina Generale, nel mondo del lavoro nel 2031/2032.
  • Valutando l’abbandono del corso di studi intorno all’11%, di questi circa 11.700 completeranno il percorso formativo, divisi tra 2.000 corsisti in Medicina Generale e 9.700 che acquisiranno il titolo di specialista.
  • Come si evidenzia però dal grafico sottostante, dopo il 2030 il fabbisogno di specialisti per garantire il turnover nel SSN, dopo l’uscita di scena della generazione entrata al lavoro con la nascita del SSN, sarà inferiore a 3.000/anno. Considerando che gli specialisti che scelgono il rapporto di lavoro con il SSN sono circa il 70 % di coloro che annualmente acquisiscono il titolo, possiamo stimare un fabbisogno complessivo, per la sanità pubblica e privata, di 4.000/4.500 specialisti, e comunque, con  un margine di errore intorno al 10% ,  non superiore a 5.000.
  • Con oltre 13.000 studenti ne formeremo però 9.700, il che vuol dire che per 4.700 di loro sarà problematico trovare in Italia sbocchi lavorativi coerenti con la formazione effettuata. In 5 anni, se non si modificheranno gli accessi, saranno oltre  23.000. Dall’imbuto formativo passeremo a un imbuto anche lavorativo.
  • Con questi numeri si può anche stimare uno spreco di circa 6 miliardi di euro per ogni quinquennio, perché formare un medico specialista costa ai contribuenti italiani 250.000 euro, quanto una Ferrari 488 GTB. Andranno  a lavorare all’estero: come se regalassimo Ferrari ai nostri partners europei. Senza nemmeno  l’onestà intellettuale di dirlo chiaramente, per evitare illusorie aspettative, e chiedere alla Comunità Europea di sostenere economicamente questa formazione. Se migliaia di giovani medici sono valutati alla stregua di un elemento dell’export nazionale, tanto vale definire una misurazione numerica del loro valore, anche per recuperare i costi vivi della produzione, che non sono pochi.

In sostanza, la  demografia della  popolazione medica specialistica italiana dimostra che insistere, contro ogni evidenza, a  dilatare i numeri dell’accesso al Corso di Laurea significa volere fabbricare disoccupati o sottoccupati. Infatti, in assenza di un parallelo, e costoso, incremento dei contratti di formazione specialistica e delle borse di studio in Medicina Generale, l’ imbuto formativo, che oggi tiene imprigionate le speranze e le aspettative di migliaia di giovani medici, ai quali di fatto è impedita la possibilità di completare il percorso formativo, verrà dilatato e accompagnato da un imbuto lavorativo, premessa della sotto-occupazione e della precarizzazione, incentivando  l’espatrio e  tornando  indietro di 50 anni, con una nuova edizione della pletora medica.

Il tutto per la insopprimibile logica autoreferenziale di una istituzione povera di docenti, di aule e laboratori che però vuole essere ricca  di studenti, e delle loro tasse, ai quali si prospetteranno lezioni nei cinema o a distanza,  in un  colossale streaming perpetuo. Nel silenzio del Ministro alla Salute, quasi rassegnato all’invadenza del  MEF come del MUR.

Si preparano, di questo passo, le condizioni per un collasso del SSN  a favore delle  magnifiche e non progressive sorti delle Facoltà di Medicina, e della voglia di colonizzazione del mondo ospedaliero.  Ciò che non ha potuto  il virus potrà il MUR.

In Italia non mancano laureati in Medicina e Chirurgia, mancano specialisti! E mancano ora, e non tra 11 anni, quando i fabbisogni saranno più che dimezzati.

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