Nave Ong vicino Lampedusa con 150 naufraghi a bordo

Due soccorsi effettuati ieri dalla nave Alan Kurdi che si trova adesso al confine con le acque territoriali italiane ad est di Lampedusa senza spiragli per assegnazione di porto sicuro. A bordo ci sono 150 persone salpate dalla Libia in guerra. Una terza barca alla deriva si trova in SAR maltese ma pare non sia intenzione di Malta di intervenire in soccorso delle 80 persone presenti a bordo

Barca con 82 migranti tra navi inermi il 6 aprile 2020 (Credits: Sea Eye )

Dopo l’intervento adrenalinico in soccorso di 68 persone, con la presenza dei libici armati, gli spari e le persone in mare senza giubbotti di salvataggio, la nave Alan Kurdi si era diretta a nordest rispetto alla posizione del soccorso effettuato a circa 30 miglia nord di Zuwara. Nei pressi di una delle piattaforme offshore per l’estrazione di idrocarburi hanno avvistato una seconda barca carica di migranti. Anche questa era stata segnalata dalla centrale di soccorso civile Alarm Phone. A bordo, i volontari della Ong tedesca Sea Eye, trovano 82 persone i difficoltà e procedono al salvataggio. Sulla nave dell’Organizzazione non governativa tedesca si trovano adesso 150 naufraghi salpati dalla Libia e messi in sicurezza su una imbarcazione battente bandiera europea.

In poche ore la Alan Kurdi si è trovata a testimoniare due episodi che costituiscono motivo di grave denuncia. Il primo è stato il minaccioso intervento libico con manovre pericolose del motoscafo ed intimidatori spari in aria, gente in mare ed epilogo con recupero della barca da parte degli uomini armati. Il secondo è invece una omissione di soccorso da parte di una nave di servizio logistico alla piattaforma petrolifera. La italiana Asso Ventinove, afferma la Ong tedesca, si trovava già da ore vicino all’imbarcazione con a bordo 82 persone tra le quali anche una donna in gravidanza. La vessel supply con bandiera italiana, che non era l’unica nave nelle immediate vicinanze, si sarebbe però rifiutata di intervenire in soccorso ed anche di assumere il coordinamento SAR, dichiara Sea Eye in un resoconto della giornata. I rimorchiatori-cargo italiani Asso non si erano tirati indietro, in passato, di fronte ad operazioni di salvataggio migranti. Al tempo del Covid-19 però sembra che le cose siano diverse oppure che le autorizzazioni delle sale di coordinamento soccorso marittimo possano fornire diverse indicazioni.

Il rischio, concreto, nel caso in cui la Asso Ventinove avesse operato il soccorso, sarebbe stato quello di un interminabile viaggio senza porto sicuro di sbarco e comunque una quarantena di 14 giorni dopo lo sbarco. L’onere è stato così assunto dalla Alan Kurdi che adesso si trova al confine delle acque territoriali italiane, poco più di dodici miglia est di Lampedusa, con 150 naufraghi a bordo. Ci sono i 68 del primo soccorso, quasi tutti cittadini del Bangladesh, tutti uomini tra i quali venti minori, e quelli del secondo soccorso che vedono – stando a quanto rilevato a bordo dai volontari della Ong – una equa presenza di cittadini del Bangladesh e del Marocco, due donne (di cui una in gravidanza) e 18 minori. Per le 150 persone a bordo della nave Ong non ci sono porti sicuri in cui poter sbarcare e l’implicito messaggio europeo è che facevano meglio a rimanere in mano ai trafficanti o comunque in territorio di guerra, quindi in Libia. Come se fossero stati i naufraghi soccorsi dalla Alan Kurdi a poter scegliere quando partire.

Tra le denunce fatte dalla Ong tedesca in una sola temeraria missione ce n’è una forse ancora più grave che riguarda le comunicazioni governative avvenute in concomitanza delle operazioni di soccorso. “Tramite una nota verbale, i Ministeri italiani e maltesi hanno chiarito al Ministero degli Affari esteri tedesco che non avrebbero acconsentito a uno sbarco, anche se sarebbe stata organizzata la distribuzione delle persone soccorse”. Lo rende noto la Ong tedesca Sea Eye che da propria conoscenza afferma che la giustificazione di tale decisa chiusura da parte di Italia e Malta sia quella delle “emergenze di salute pubblica nei propri Paesi”. La stessa Ong dichiara inoltre che nel corso della seconda operazione di soccorso, quella di ieri sera in favore degli 82 migranti in difficoltà su un barchino di legno, sono stati contattati dal Ministero degli Interni tedesco che ha consegnato loro il seguente messaggio: “Alla luce dell’attuale difficile situazione, vi chiediamo di non intraprendere alcun viaggio in questo momento e di richiamare qualsiasi nave già schierata”. Anche il governo tedesco quindi pare voler assumere una posizione pilatesca, magari per non turbare gli accordi europei sulla missione “Irene” (Irini, dea della pace) che prevede lo sbarco di migranti in Grecia nel caso di eventuali interventi SAR (Ricerca e Soccorso) durante la missione di vigilanza sull’embargo armi alla Libia.

Gorden Isler, presidente di Sea-Eye, ha rilasciato una dichiarazione in merito alla presa di posizione politica europea ed alla richiesta diretta del Ministero degli Interni tedesco: “Siamo certi che il ministro degli esteri federale tedesco riuscirà ad assumersi ulteriori responsabilità per 150 persone. Dopo tutto, la Germania è il nostro Stato di bandiera. Negli ultimi giorni, il governo federale ha rimpatriato con successo 200.000 dei propri cittadini dall’estero in uno sforzo immenso. Deve essere immaginabile e umanamente possibile inviare un aereo per 150 persone in cerca di sicurezza nell’Europa meridionale per evacuare immediatamente queste persone. In Germania, ci sono circa 150 città nella Coalition of Safe Ports che hanno dichiarato la loro disponibilità a ricevere persone in movimento”. Il numero delle persone da accogliere però potrebbe essere superiore alle attuali 150.

Alarm Phone ha infatti ricevuto la richiesta di soccorso da parte di un’altra barca in difficoltà. Da bordo hanno dichiarato alla centrale di soccorso civile che hanno esaurito il carburante, che sono alla deriva e che a bordo ci sono circa 80 persone tra le quali molte donne e bambini – riferisce Alarm Phone – di cui uno di appena un paio di anni. I naufraghi riferiscono di trovarsi in mare da circa 40 ore, alla deriva, e secondo la centrale d’allarme civile – che ne ha individuato la posizione – starebbero in area SAR di competenza maltese. Nessuna risposta positiva di intervento è stata ricevuta da Alarm Phone che ha comunicato la presenza dell’imbarcazione in distress alle sale operative di Italia e Malta e pare che il natante alla deriva sia stato anche avvistato e localizzato da un velivolo dell’assetto europeo che oggi, dopo una settimana di sosta, ha ripreso il volo di ricognizione come da ormai terminata missione EunavforMed Sophia.

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