Lampedusa, 5 arresti per favoreggiamento immigrazione clandestina

La notte tra lunedì e martedì un peschereccio tunisino ha lasciato quattro persone migranti vicino l'isolotto pelagico disabitato di Lampione. Poche ore più tardi i cinque pescatori si trovavano presso la Tenenza della Guardia di Finanza di Lampedusa per l'interrogatorio mente veniva perquisito il peschereccio

Il peschereccio tunisino "Hanen" sequestrato dalla Guardia di Finanza a Lampedusa

di Mauro Buccarello

Lunedì sera quattro migranti hanno raggiunto a nuoto la terza isola dell’arcipelago delle Pelagie, la disabitata Lampione. Poche bracciate per approdarvi perché per la barca su cui i migranti si trovavano era troppo pericoloso tentare di accostare l’isola priva di un punto sicuro per uno scalo. La barca che li ha lasciati è un peschereccio di bandiera tunisina che si chiama “Hanen”. L’imbarcazione non è sfuggita alla Guardia di Finanza che interviene. Sono le 23:30 circa di lunedì 20 luglio 2020 quando il motopesca “Hanen” ha scaricato quattro omini tunisini sull’isolotto italiano disabitato di Lampione. Poco più tardi il motopesca entrava in porto a Lampedusa sotto la scorta di una motovedetta della Guardia di Finanza mentre i quattro migranti recuperati su Lampione sbarcavano anch’essi ma con destinazione centro di prima accoglienza.

Al porto commerciale di Lampedusa sarà una lunga notte per i cinque membri di equipaggio del “Hanen”, piccolo peschereccio tunisino che pare essere stato impiegato per un traffico di migranti. La Guardia di Finanza della locale tenenza sale a bordo e ci passa su quasi tutta la notte passando al setaccio la barca. I marinai intanto sono stati trasferiti in caserma dove i militari della Fiamme Gialle li hanno interrogati. Dal peschereccio intanto vengono prelevati gli strumenti di bordo per la navigazione, elementi di prova a bordo di una barca sottoposta a sequestro probatorio dalla Guardia di Finanza coordinata a questo punto dal procuratore della Repubblica di turno ad Agrigento. I cinque pescatori tunisini vengono riaccompagnati a bordo della loro barca dopo ore di interrogatorio effettuato mediante l’ausilio del mediatore culturale di Frontex. Le prove sembrano esserci tutte ed i cinque tunisini rimangono a bordo della loro barca, piantonati dai militari, fino alla disposizione di trasferimento per ordine di arresto. L’ipotesi accusatoria primaria è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma vengono ovviamente contestate altre violazioni ai pescatori che sono entrati illegalmente in acque territoriali per far sbarcare 4 migranti su Lampione.

La traduzione viene predisposta a seguito della richiesta di arresto formulata dalla Procura di Agrigento. La procedura seguita dai militari delle Fiamme Gialle, dal fermo alla notifica di arresto e poi anche per la traduzione presso il carcere agrigentino di Petrusa, è stata operata con l’applicazione dei protocolli sanitari del caso. I cinque marinai sono stati sottoposti a triage anti-Covid già all’arrivo in porto e quindi prima del trasferimento in caserma per l’interrogatorio. Prima della traduzione in carcere sono stati sottoposti a test sierologico per verificare l’eventuale presenza di positivi al Covid-19. Infine, esperite tutte le necessità sanitarie, i cinque pescatori tunisini hanno firmato la notifica dell’ordine di arresto e sono saliti sulla motovedetta “Calabrese” della Guardia di Finanza salpata da Porto Empedocle appositamente per trasferire i cinque tunisini in carcere. La barca invece è stata trasferita al molo Favarolo, posta sotto sequestro giudiziario fino all’esito processuale.

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