Caso Sea Watch, i retroscena politici a Lampedusa

Una delegazione di parlamentari italiani ha raggiunto Lampedusa ma giunti sull’isola hanno trovato il vuoto assoluto di informazioni dalla filiera di comando. Tensioni al porto dove leghisti criticati per il presidio “#portichiusi” stavano aggredendo un lampedusano di adozione discriminandolo

(Foto di repertorio) Graziano Delrio con Giusi Nicolini, al tempo rispettivamente ministro dei Trasporti e sindaca di Lampedusa

di Mauro Seminara

Hanno trascorso la notte ognuno a modo proprio le parti contrapposte a Lampedusa. Una mezza dozzina del Forum Lampedusa Solidale ha dormito ancora sul sagrato della chiesa con il parroco, don Carmelo La Magra, ed una mezza dozzina di leghisti l’ha trascorsa al porto, pronta a ricordare la volontà di avere porti chiusi. Nel frattempo, tre barche tunisine sbarcavano migranti a Lampedusa. Sul sagrato della Parrocchia ci si sono recati anche i parlamentari di PD, Sinistra Italiana e +Europa che ieri sera sono arrivati a Lampedusa e subito scesi in banchina per avere aggiornamenti sul caso Sea Watch. La delegazione era composta dall’ex ministro dei Trasporti, quel Graziano Delrio che impedì al ministro dell’Interno Marco Minniti di chiudere i porti prima di Salvini, accompagnato da Gennaro Migliore, Matteo Orfini, Davide Faraone, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi. Neanche i parlamentari della Repubblica italiana però sono riusciti a sapere cosa stava accadendo ed il perché dello stallo immotivato di cui era ed è ostaggio la Sea Watch 3.

A fare da guida alla delegazione parlamentare c’era l’ex sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, che ha accompagnato poi il gruppo ad incontrare il Forum Lampedusa e Solidale sul sagrato della chiesa in cui i politici hanno incontrato e conversato con Giorgia Linardi, portavoce italiana di Sea Watch. Anche qui, per l’ex ministro dei trasporti ed i suoi colleghi, soltanto un cumulo di domande senza risposta. Dal perché non veniva disposto lo sbarco dalla nave fino al perché il Circondario Marittimo di Lampedusa della Capitaneria di Porto, per due settimane, alla trasmissione del dichiarato stato di necessità della capitana Carola Rackete, l’unica non risposta pare fosse un “inoltro ad altra autorità” dalle caratteristiche di un binario morto. La filiera di comando, da quella prettamente locale a quella generale e passando per quella che in provincia fa le funzioni dello Stato, pare essere all’oscuro di tutto e nessuno ha più autorità, formale ed umana.

L’unica nota, che ha agitato i toni durante la lunga giornata di assenza di certezze, sono stati i tafferugli tra il gruppo dei #portichiusi capitanato dalla ex senatrice Angela Maraventano ed alcuni lampedusani. Momenti di tensione, in serata, quando qualcuno si adoperava per evitare la rissa già innescata e qualcun altro urlava – nascondendosi – “il fascio ti sfascia!”. Il culmine dell’odio razziale che monta nel Paese Italia si è concretizzato nel piccolo paese di Lampedusa dove, a chi aveva criticato la manifestazione anti Sea Watch – che ha rischiato la violenta aggressione fisica – è stato violentemente ricordato di non essere lampedusano e pertanto di non avere diritto di opinione su ciò che riguarda l’isola, pur abitandovi stabilmente da circa venti anni.

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