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Ancora un naufragio in Libia, recuperati tre corpi. Superstiti in lager privato

I cadaveri recuperati in Libia dopo il naufragio di questa mattina, 20 giugno 2020 (Credits photo: IOM Libya)

di Mauro Seminara

Le condizioni meteo non erano più favorevoli, come nei giorni precedenti, e gli scafi su cui fanno salire le persone non sono mai affidabili. Malgrado le premesse, in Libia sono state imbarcate delle persone su un natante che dopo aver percorso breve distanza dalla costa di Tripoli è naufragato. Si tratta del secondo naufragio in una settimana, se si conta soltanto la Libia. Il terzo naufragio da inizio giugno se si aggiunge quello al largo della Tunisia. Tre naufragi in un mese, ma sono soltanto quelli conosciuti. Il silenzio istituzionale non permette di sapere quanti altri cadaveri sta accogliendo il Mar Mediterraneo. Nessuna nota viene resa pubblica dall’agenzia europea Frontex, né dalle autorità nazionali che ormai hanno ben collaudato i “soccorsi” ed i respingimenti per procura.

La notizia del nuovo disastro è stata data dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) che opera in Libia, con tutte le limitazioni del caso. Tra i limiti imposti alle agenzie delle Nazioni Unite ci sono anche le mancanti autorizzazioni per l’accesso ai centri di detenzione per migranti “non governativi”. L’esternalizzazione di soccorsi e respingimenti siglata dai Paesi europei ha infatti come partner uno Stato in guerra che esternalizza la detenzione dei migranti presso prigioni private nelle quali è impossibile verificare che vengano rispettati i diritti umani. Spesso questi lager vengono gestiti dagli stessi trafficanti che poi maltrattano i migranti a fini estorsivi o li vendono a milizie ed altri trafficanti. In uno di questo centri di detenzione privata sono stati condotti i superstiti del naufragio di questa mattina.

Le informazioni sul naufragio sono pochissime, ed anche l’OIM stenta ad averne ulteriori. Fonte OIM, Radio Radicale ha anticipato con due ulteriori dettagli circa il numero dei superstiti e delle vittime certe. Sono infatti 19 le persone che dopo il soccorso sono state condotte in un centro di detenzione non governativo, come già era accaduto per i superstiti del naufragio del 13 giugno. Tre invece sono i corpi delle vittime recuperati, come si evince dalla foto in apertura. Via Radio Radicale anche l’area in cui sarebbe avvenuto il naufragio: a nord di Zawiya. Anche in questo caso, con il recupero dei cadaveri ed il trasferimento dei superstiti in un lager privato, il naufragio parrebbe essersi consumato a poche miglia dalla costa, in acque territoriali libiche. L’episodio, ennesimo a riempire la fossa comune liquida del Mediterraneo, conferma tristemente che in Libia nulla è cambiato per il rispetto dei diritti umani, per la lotta al traffico di migranti, per il controllo delle coste e per la capacità di far fronte alla responsabilità che l’area SAR più vasta del Mediterraneo prevede.

20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato

Mauro Seminara: Giornalista palermitano, classe '74, cresce professionalmente come fotoreporter e videoreporter maturando sulla cronaca dalla prima linea. Dopo anni di esperienza sul campo passa alla scrittura sentendo l'esigenza di raccontare i fatti in prima persona e senza condizionamenti. Ha collaborato con Il Giornale di Sicilia ed altre testate nazionali per la carta stampata. Negli anni ha lavorato con le agenzie di stampa internazionali Thomson Reuters, Agence France-Press, Associated Press, Ansa; per i telegiornali nazionali Rai, Mediaset, La7, Sky e per vari telegiornali nazionali esteri. Si trasferisce nel 2006 a Lampedusa per seguire il crescente fenomeno migratorio che interessava l'isola pelagica e vi rimane fino al 2020. Per anni documenta la migrazione nel Mediterraneo centrale dal mare, dal cielo e da terra come freelance per le maggiori testate ed agenzie nazionali ed internazionali. Nel 2014 gli viene conferito un riconoscimento per meriti professionali al "Premio di giornalismo Mario Francese". Autore e regista del documentario "2011 - Lampedusa nell'anno della primavera araba", direttore della fotografia del documentario "Fino all'ultima spiaggia" e regista del documentario "Uomo". Ideatore e fondatore di Mediterraneo Cronaca, realizza la testata nel 2017 coinvolgendo nel tempo un gruppo di autori di elevata caratura professionale per offrire ai lettori notizie ed analisi di pregio ed indipendenti. Crede nel diritto all'informazione e nel dovere di offrire una informazione neutrale, obiettiva, senza padroni.
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