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Arresto tunisini a Lampedusa, pescatori di Zarzis in Ambasciata italiana a Tunisi

In copertina: Peschereccio Bourassine HS-1015 con barchino migranti al traino fotografato da aereo Frontex

Il peschereccio tunisino Bourassine HS-1015 fermato dal pattugliatore Vardecchia (sullo sfondo) e sottoposto a sequestro a Lampedusa

Una delegazione della comunità di pescatori di Zarzis, cittadina del sud della Tunisia nota per la pesca ma anche per le partenze di numerosi giovani harragas che tentano di raggiungere l’Italia, domani si recherà presso l’Ambasciata italiana a Tunisi per manifestare solidarietà nei confronti dei loro colleghi arrestati a Lampedusa la notte tra il 29 ed il 30 agosto e chiederne l’interessamento per il rilascio. L’Associazione “Le Pêcheur” di Zarzis rivolgerà quindi un appello all’ambasciatore italiano perché si interessi della vicenda, asserendo che il capitano della barca e collega pescatore, Chamseddine Bourassine, “è un esempio da seguire, e prenderlo per un criminale ci riduce tutti alla stessa infondata qualificazione”.

Chamseddine Bourassine è stato tratto in arresto, insieme ai cinque membri dell’equipaggio che si trovavano con lui sulla barca – un piccolo peschereccio registrato come “Bourassine HS-1015” – la notte tra il 29 ed il 30 agosto dopo che un aereo di Frontex aveva rilevato e documentato il traino di un barchino con 14 migranti irregolari a bordo mentre dirigevano verso le coste italiane. L’aereo da ricognizione dell’Agenzia europea li aveva avvistati diretti a nord quando essi si trovavano ancora a circa 80 miglia da Lampedusa.

Foto scattata dall’aereo da ricognizione di Frontex al peschereccio Bourassine HS-1015 con i migranti al traino

L’attività del peschereccio con barchino al traino era stata monitorata dall’alto per tutto il giorno, proprio al fine di poter dimostrare in modo inequivocabile il nesso tra l’episodio migratorio ed il ben più grave reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. A notte inoltrata, in raccordo informativo con l’International Coordination Center di Frontex a Roma, una volta che i migranti nel frattempo sganciati dal traino hanno raggiunto la zona contigua sottoposta alla giurisdizione italiana – nelle 24 miglia da Lampedusa – due motovedette e da un guardacoste del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo ha intercettato il natante con i migranti e bloccato il peschereccio di Chamseddine Bourassine che si stava rapidamente allontanando “per confondersi con le altre barche in attività di pesca a sud delle Pelagie”. L’operazione è stata eseguita con il coordinamento della Procura di Agrigento e le intenzioni di confondersi con altre barche da pesca risultano nel rapporto sull’intervento delle Fiamme Gialle.

Il momento dello sbarco a Lampedusa dei pescatori, arrestati dalla Guardia di Finanza, e dei migranti tunisini condotti all’hotspot dell’isola

Entrambe le imbarcazioni erano poi state scortate nel porto di Lampedusa, dove i finanzieri dell’isola avevano provveduto a denunciare per ingresso illegale nel territorio dello Stato i 14 migranti, arrestare i 6 membri dell’equipaggio del peschereccio – in relazione all’ipotesi di reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina – e sequestrare i mezzi impiegati dai trafficanti. Tutti gli arrestati sono stati successivamente tradotti al carcere di Agrigento. L’associazione dei pescatori di Zarzis sostiene invece che il capitano della Bourassine HS-1015 sia persona dagli alti valori e su cui non può esserci dubbio in quanto alla buona fede di ciò che lasciano intendere essere stato una sorta di soccorso in mare. A dimostrazione di questa linea di difesa, l’Associazione Le Pêcheur allega perfino un video del capitano tunisino intento in salvataggi di naufraghi che dimostrerebbe all’ambasciatore italiano in Tunisia quanto il signor Bourassine sia uomo integro e sempre pronto a salvare vite umane anche a rischio della propria incolumità.

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