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Cannabis “light”, non si esclude pericolo ma non lo si può certificare

Il fattaccio è in corso e riguarda centinaia di attività che si sono sviluppate grazie alla commercializzazione legale della cosiddetta “Cannabis light”. Il Consiglio Superiore della Sanità si è pronunciato su richiesta del Ministero della Salute – cui fa capo – sulla questione della liberalizzata cannabis, in versione leggera e controllata, venduta in “Canapa shop” e rivendite Tabacchi autorizzate. Il CSS ha esaminato i rischi che possono derivare dalla libera vendita dei “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” stabilendo che non è possibile escluderne la pericolosità. Il CSS è composto da trenta membri, non di diritto, esperti nei vari settori della medicina e chirurgia e della sanità pubblica, nominati dal ministro della salute, e da ventisei componenti di diritto. Il super gruppo di esperti ha però stabilito che non è possibile escludere la pericolosità del prodotto senza però pervenire a certezze in merito ai possibili pericoli derivanti dall’uso di marijuana light per la quale raccomanda che non sia consentita la libera vendita. Una posizione pilatesca che tecnicamente significa poco o nulla.

La marijuana a basso contenuto di THC commercializzata in libera vendita è un prodotto che, qualora nuovamente vietato, non esclude il consumo da parte dei consumatori abituali. Consumo che ritornerebbe ad alimentare il mercato clandestina, controllato all’ingrosso dalla criminalità organizzata, che mette in circolazione marijuana ed altri prodotti derivati dalla canapa decisamente non controllati e di bassa qualità con effetti molto più pesanti per il fumatore. Inoltre la reintroduzione di una proibizione alimenterebbe le mafie invece di sottrarre ad esse gli utili derivanti dal traffico e dallo spaccio di canapa ed altre droghe derivate dalla stessa pianta. La “sentenza” del CSS, inoltre, raccomanda il ritiro dal mercato legale della “marijuana light” controllata dallo Stato sulla base della non escludibile pericolosità che al momento non è accertata né certificata. Nel caso in cui il Ministero della sanità dovesse seguire la raccomandazione del CSS bloccandone la vendita dovrebbe anche spiegare la vendita delle sigarette per le quali i rischi per la salute sono conclamati e certificati.

Redazione:
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