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In Libia “Mare Sicuro” è guerra certa

Nei giorni scorsi avevamo pubblicato la diffida all’Italia redatta dalla Camera dei rappresentanti libica con sede a Tobruk. La dichiarazione era stata firmata dal Comitato Nazionale libico per la Difesa e la Sicurezza il 30 luglio, cioè appena tre giorni dopo l’incontro romani tra il presidente del Consiglio di transizione libico Fayez al Sarraj ed il presidente del Consiglio dei ministri italiano Paolo Gentiloni. I quell’occasione i due leader – mai passati da elezioni – avevano reso nota la richiesta di Sarraj di supporto militare in Libia e l’intenzione di Gentiloni di accordare tale appoggio. Il 28 luglio, cinque giorni dopo la lettera di Sarraj con cui veniva formalmente chiesto il supporto militare italiano, il Consiglio dei ministri varava la Deliberazione approvata martedì in Commissione riunita Camera-Senato di Esteri e Difesa e ieri nelle aule dei due rami del Parlamento.

Generale Khalifa Haftar
Ieri, appena licenziata dal Parlamento italiano la missione in Libia, lo Stato Maggiore della Difesa annunciava che la nave Comandante Borsini “già impiegata nell’ambito del dispositivo dell’operazione ‘Mare Sicuro’, è da poco entrata nelle acque territoriali libiche, dopo aver ricevuto le necessarie autorizzazioni” faceva rotta verso il porto della città di Tripoli. Ieri, allo stesso tempo, Al Arabiya annunciava il tweet del generale libico Khalifa Haftar con cui ha comunicato l’ordine di “bombardare” le navi della Marina Militare che entreranno in acque territoriali libiche. L’aggiornamento di oggi di Al Arabiya è più incisivo del tweet annunciato ieri: “Il comandante libico, il generale Khalifa Haftar, capo dell’esercito nazionale libico, ha ordinato il bombardamento di tutte le navi da guerra italiane richieste dal primo ministro del governo dell’accordo nazionale della Libia Fayez al-Sarraj, escluse le navi mercantili”. Secondo il Governo italiano tale minaccia non sarebbe “attendibile”.

Il generale non dovrebbe essere in possesso di armi tali da minacciare la marina Militare italiana in acque territoriali; significherebbe detenere missili o razzi capaci di percorrere da cinque a dieci miglia. L’annuncio di Haftar bisogna invece leggerlo come una chiamata alle armi del suo esercito, delle milizie che stanno col suo esercito, di chi ancora si può ritenere fedele ai Gheddafi e di chi sta con Tobruk come lo stesso Haftar. Con Haftar e Tobruk, ad esempio, sta anche l’Egitto e soprattutto la Russia. L’accelerazione italiana avallata da Tripoli pare in ogni caso incrinare le basi dell’accordo sancito a Parigi da Sarraj e Haftar. Adesso la missione “extension” di Mare Sicuro, messa in atto per la lotta al traffico di migranti con la richiesta di Tripoli e malgrado il rifiuto di Tobruk, pare rompere anche il cessate il fuoco siglato all’Eliseo dai due leader libici. Se ne può dedurre che in caso di attacco la Marina Militare italiana risponderà al fuoco come detto dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti, ma anche che i militari italiani potrebbero essere chiamati alla difesa dell’alleato di Tripoli in caso di attacco da parte della fazione militare di Haftar. E l’accordo sulle prossime elezioni in Libia, ovviamente, ormai non ha più alcun valore.

Redazione:
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