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Barcone con 268 persone a Lampedusa, 400 migranti in una notte – FOTO

La motovedetta CP324 traina in porto a Lampedusa il barcone vuoto su cui hanno viaggiato 268 persone tra il 9 ed il 10 luglio 2020

di Mauro Seminara

Il barcone fotografato ieri mattina dal velivolo “Moonbird”, della organizzazione non governativa Sea Watch, avvistato quando ancora si trovava a quasi 50 miglia dalla costa della Libia, ha navigato verso Lampedusa senza alcun intervento, né ostativo né tantomeno di soccorso. A bordo del grosso motopesca di tipica tradizione tunisina, fortunatamente senza vano sottocoperta con persone a rischio asfissia, c’erano 268 migranti che in completa autonomia hanno attraversato il Mediterraneo centrale navigando per quasi 200 miglia nautiche prima di trovarsi davanti delle motovedette italiane. Una traversata dalla costa della Libia a quella italiana in cui sarebbe potuto accadere di tutto. Fortunatamente la barca non ha avuto alcun problema e con una velocità media di poco inferiore ai dieci nodi, salpando prima dell’alba da un tratto di costa della Libia prossimo al confine con la Tunisia, tutte le persone a bordo sono riuscite ad incontrare le motovedette italiane in acque territoriali a sud di Lampedusa circa un’ora prima di mezzanotte.

Se pur ormai giunti in sicurezza a destinazione, poche miglia dal porto di Lampedusa è stato effettuato un lungo e delicato trasbordo delle persone che gremivano il barcone. I migranti sono stati trasferiti in quote su due motovedette SAR classe 300 della Guardia Costiera, la CP311 e la CP324, e sulla motovedetta classe Bigliani “Finanziere De Rosa” della Guardia di Finanza. L’arrivo in porto della prima motovedetta del trio impegnato con il barcone è stato alle 04:30 circa, con la CP311. Approssimativamente mezz’ora più tardi è entrata in porto anche la CP 324 ed a seguire, con analogo margine di tempo tra un arrivo e l’altro, è entrata in porto anche la Guardia di Finanza con l’ultima parte del numeroso gruppo di migranti. Sbarco in prossimità della banchina del porto commerciale per le SAR della Guardia Costiera mentre le Fiamme Gialle hanno ormeggiato al molo Favarolo. Nell’insieme, un’operazione durata circa sette ore. A ritardare ulteriormente la conclusione del laborioso intervento, quando ormai la motovedetta della Guardia Costiera doveva solo andare a recuperare il barcone rimasto vuoto al largo, scarrocciato dalla mite corrente del mare, un ennesimo barchino carico di migranti tunisini incontrato dai guardacoste in quel miglio che separava l’imbarcazione da trainare in porto dall’approdo. Erano altri 19 migranti nordafricani che in autonomia si apprestavano ad entrare in porto ed ormeggiare.

Dal barcone sono sbarcati, in tre riprese mediante tre motovedette, circa 260 persone di etnia bengalese sui 268 presenti a bordo. Le forze dell’ordine che operano al centro di prima accoglienza per conto del Ministero dell’Interno sotto l’egida di Frontex avranno il compito di rivelare le nazionalità degli “intrusi”. Una barca di questo genere, grande e carica come non se ne vedevano da qualche anno, non viene mai affidata al malcapitato migrante come per i piccoli barchini o gommoni “a perdere” ma è sempre condotta da scafisti che conoscono bene il mare e le barche. Il carico straordinario, per il 2020, di migranti aveva indizi di imbarchi di persone provenienti da diversi centri di reclusione dei trafficanti. Un gruppo, numeroso anche se all’arrivo sparso tra le tre motovedette e diffuso a bordo, si distingueva per la recente rasatura – quasi a zero – dei capelli; quasi fossero stati in una cosiddetta “casa sicura” nella quale si erano diffusi i pidocchi. Circostanza diffusa la dove i trafficanti rinchiudono le persone, a volte per settimane, prima di imbarcarle. Comune anche la diffusione di scabbia, dovuta anch’essa alla impossibilità di curare l’igiene personale, ai giacigli in tutto simili a quelli delle bestie ed all’assenza di indumenti puliti. Sommariamente però sono risultati tutti in discreto stato di salute anche al triage effettuato in banchina dai medici dell’ASP.

Il “carico” dei 268 del barcone non è stato l’unico arrivo di questa notte da record del 2020. La sequenza di sbarchi della notte appena trascorsa ha avuto inizio presto, già mentre le due unità SAR della Guardia Costiera operavano l’intervento sul barcone. Il primo arrivo dopo la mezzanotte, quindi già in data 10 luglio, si è verificato nei primi minuti di venerdì con un barchino tunisino che, mentre la “Finanziere De Rosa” si accingeva ad entrare in porto con 95 migranti a bordo, approdava alla Baia della Guitgia in autonomia. Poche centinaia di metri dal molo Favarolo, dove pochi minuti dopo la motovedetta della Guardia di Finanza ormeggiava con 95 persone a bordo che avevano lasciato la Libia dalla costa di Zawiya per raggiungere anch’essi Lampedusa in autonomia. A bordo tutti del Bangladesh tranne tre persone: un nucleo familiare nordafricano composto da una coppia con il loro bambino. Poco dopo la manovra di ormeggio della motovedetta sono stati fermati a terra, sulla strada che costeggia il Porto Nuovo di Lampedusa, un paio di migranti tunisini; presumibilmente del gruppo rintracciato alla Baia della Guitgia, allontanatisi prima degli altri nel tentativo di far perdere le proprie tracce. Altri due tunisini sono stati fermati a terra dai Carabinieri dopo un approdo autonomo in porto. Hanno compiuto la traversata dalla Tunisia fino a Lampedusa a bordo di un tender gonfiabile di un metro e mezzo. Questi eventi hanno preceduto lo sbarco dei 268 del barcone. Poi, durante il recupero del grande peschereccio di legno senza cabina, la motovedetta SAR CP324 si è imbattuta, come sopra descritto, in un barchino con altre 19 persone (foto sotto).

In meno di otto ore, dalla mezzanotte alle otto del mattino, a Lampedusa sono arrivate 400 persone tra interventi in mare nelle acque territoriali sbarchi autonomi. Al centro di prima accoglienza dell’isola ce ne erano già oltre 200 quando ieri ha avuto il via la raffica di sbarchi e questa mattina il numero di persone migranti sull’isola ha superato quota 700. Oggi predisposti trasferimenti in varie sessioni, ma la congestione si è comunque innescata e le strutture sono sature già dall’emergenza sanitaria che ha bloccato i rimpatri. A questa causa di saturazione si aggiunge il disinvestimento verso i centri per migranti con gli interventi di ristrutturazione di molti di essi congelati in virtù delle politiche di “contenimento” dei migranti nei porti di partenza. Il centro di prima accoglienza di Lampedusa vede ancora un intero padiglione fermo alla struttura di intelaiatura ma mancano perfino le pareti esterne. Il centro di Pian del Lago, in provincia di Caltanissetta attende l’azzeramento del numero degli ospiti e la chiusura per ristrutturazione dallo scorso anno. Così molte altre strutture destinate a Centri per il Rimpatrio (CPR). A questa crisi si aggiunge anche l disgregazione dei centri SPRAR, progressivamente chiusi per conseguenza delle direttive del precedente Governo sulle concessioni delle Protezioni umanitarie. E questo è solo l’inizio.

Mauro Seminara: Giornalista palermitano, classe '74, cresce professionalmente come fotoreporter e videoreporter maturando sulla cronaca dalla prima linea. Dopo anni di esperienza sul campo passa alla scrittura sentendo l'esigenza di raccontare i fatti in prima persona e senza condizionamenti. Ha collaborato con Il Giornale di Sicilia ed altre testate nazionali per la carta stampata. Negli anni ha lavorato con le agenzie di stampa internazionali Thomson Reuters, Agence France-Press, Associated Press, Ansa; per i telegiornali nazionali Rai, Mediaset, La7, Sky e per vari telegiornali nazionali esteri. Si trasferisce nel 2006 a Lampedusa per seguire il crescente fenomeno migratorio che interessava l'isola pelagica e vi rimane fino al 2020. Per anni documenta la migrazione nel Mediterraneo centrale dal mare, dal cielo e da terra come freelance per le maggiori testate ed agenzie nazionali ed internazionali. Nel 2014 gli viene conferito un riconoscimento per meriti professionali al "Premio di giornalismo Mario Francese". Autore e regista del documentario "2011 - Lampedusa nell'anno della primavera araba", direttore della fotografia del documentario "Fino all'ultima spiaggia" e regista del documentario "Uomo". Ideatore e fondatore di Mediterraneo Cronaca, realizza la testata nel 2017 coinvolgendo nel tempo un gruppo di autori di elevata caratura professionale per offrire ai lettori notizie ed analisi di pregio ed indipendenti. Crede nel diritto all'informazione e nel dovere di offrire una informazione neutrale, obiettiva, senza padroni.
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