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Saltato il cessate il fuoco in Libia, anche Berlino naufraga

In copertina: Khalifa Haftar, generale capo dell'Esercito Nazionale Libico e leader della Libia cirenaica

Il generale Khalifa Haftar, ormai prossimo al controllo di tutta la Libia ad eccezione di Tripoli, ieri a Mosca ha negato la propria firma all’accordo di cessate il fuoco prodotto con attività diplomatica russa e turca al Cremlino. L’accordo era stato siglato dal presidente del Governo di Accordo Nazionale (GNA) riconosciuto dalle Nazioni Unite, Fayez al-Sarraj, che aveva solo da trarre vantaggio dalla tregua bellica. Il Governo di Tripoli era rimasto isolato ed incapace di una vera difesa militare mentre le milizie di Haftar, che aveva dichiarato lo stato di guerra il 4 aprile del 2019, avanzavano con una strategia militare che in molti aspetti ricordano quella messa in atto da Gheddafi quando conquistò la Libia.

La Libia era ferma allo stato di crisi altissima dovuta all’accordo bilaterale, il Memorandum Libia Turchia, che Sarraj aveva disperatamente firmato con Erdogan al fine di ottenere una concreta difesa militare dall’assedio dell’Esercito Nazionale di Liberazione della Libia (GNA) di Haftar. La Turchia aveva ottenuto un accordo che stava facendo sfregare le mani al presidente turco Erdogan, che dopo l’attacco condotto contro i curdi siriani del Rojava, senza colpo ferire da parte della cmunità internazionale, aveva messo le mani sulla Libia abbandonata dall’Unione europea, dalle Nazioni Unite ed anche e soprattutto dall’Italia. L’embargo sulle armi in Libia aveva inoltre causato l’impossibilità del governo di Tripoli di difendersi con proprie forze, mentre sistemi d’arma, droni e milizie mercenarie invadevano il territorio facendo della guerra che i media occidentali si ostinavano a definire “guerra civile” una vera e propria guerra internazionale.

Gli attori coinvolti erano sommariamente sempre gli stessi che già agiscono in assoluto dispregio degli equilibri territoriali in Medio Oriente ed in Africa. La Francia, che teneva le parti di Haftar, volava con i propri aerei da guerra in mezzo ai cacciabombardieri americani ed a quelli russi, ma anche tra i droni USA, quelli turchi ed i droni spia di Israele. Un contesto in cui era prevedibile anche il rischio di incidenti tra le forze militari straniere. L’intervento diplomatico russo – del quale non si conoscono le controparti messe sul tavolo da Mosca in favore della Turchia – aveva ottenuto un apparente e temporanea disponibilità di Erdogan, presidente turco, di fare un passo indietro circa la presenza militare con truppe di terra in quel di Tripoli. Una iniziativa che sembrava aver messo la freccia e sorpassato in curva l’azione diplomatica europea, con i fallimenti dell’Italia, della Francia ed in anticipo sul tentativo della Germania con il vertice di Berlino. Quello che è venuto meno, si presume dalla lettura della bozza di accordo per il cessate il fuoco, è l’interesse di Haftar che, firmando il cessate il fuoco, dovrebbe ritirare l’assedio che ha già ottenuto la conquista ed il controllo di oltre l’80% del territorio nazionale e di tutti i giacimenti petrolifere del Paese.

Ieri Haftar non ha commesso l’errore di negare la propria presenza a Mosca, ma non ha neanche inteso apporre la propria firma sul documento che avrebbe riavvolto il nastro fino al recupero della regia unica dell’United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL), la missione speciale delle Nazioni Unite guidata da Ghassan Salamé. Questo è quindi fuori dai radar del generale della Cirenaica che adesso rivelerà, con il ritiro dall’accordo annunciato ieri dall’agenzia di stampa ufficiale russa TASS, la presa di posizione del Cremlino che dovrà decidere se continuare a sostenere Haftar e scontrarsi con la Turchia – con la quale ci sono adesso nuovi interessi condivisi sul piano commerciale – oppure abbandonare il conflitto e lasciare che il conquistatore se la cavi da solo o con i soli alleati egiziani e della penisola arabica. Prospettiva poco probabile, al di la dell’eventuale coinvolgimento diretto di Mosca, proprio a causa dello scacchiere mediorientale in cui la Russia aveva ottenuto importanti alleanze sulle macerie delle politiche estere dell’Unione europea e degli Stati Uniti.

Redazione:
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