Elezioni, proteste a Lampedusa ma esauriti i “Like” tutti a casa – VIDEO

Continuano le proteste armate dai leghisti di Lampedusa che fanno intendere agli italiani di parlare a nome dell'intera isola anche se il gruppo di facinorosi è composto da poche decine di persone a fronte di seimila abitanti. Ieri sera sforati momenti di tensione e registrate minacce al conducente di un pulmino che avrebbe dovuto trasferire i migranti al centro di accoglienza. Dopo sei ore tutti a casa senza risultati

Un momento della manifestazione di ieri sera, 9 settembre 2020, con Polizia in tenuta antisommossa e migranti chiusi nei pulmini a Lampedusa

di Mauro Seminara

Tra gli slogan più gettonati ci sono senza alcun dubbio “Lampedusa e stanca” e “i lampedusani dicono basta!”. Ma dietro questa arrogante manifestazione non c’è la delega di Lampedusa e dei lampedusani. Lo dimostra il fatto che nei “momenti migliori”, cioè quando il numero di persone che manifesta è al suo massimo livello, di manifestanti se ne contano si e no un centinaio e la metà circa sono turisti e simpatizzanti “forestieri” vari. Forestiero, per inciso, è per i lampedusani colui che pur vivendo sull’isola stabilmente – estate e inverno – da quarant’anni, non è considerato parte della comunità quando questa pretende di decidere per Lampedusa.

Ieri sera, come anticipato per esperienza sulla base della linea morbida scelta dai responsabili per l’ordine pubblico nelle prime manifestazioni, quando a protestare erano meno di dieci persone e soltanto due a bloccare il porto, l’impunità concessa dalle forze dell’ordine ha visto tornare contro se stesse gli effetti dell’incoraggiante avallo. E per la prima volta, ieri sera, si sono visti anche momenti di vera tensione. Soprattutto, prima del gesto distensivo di alcuni agenti del Reparto Mobile della Polizia che si sono tolti il casco da tenuta anti-sommossa, si sono viste minacce ripetute con grave aggressività a chi avrebbe dovuto condurre il pulmino attraverso il cordone di sicurezza costituito dagli agenti. Sicuramente, malgrado la possibilità che costui ha avuto di intimidire il conducente senza alcun intervento di polizia, sarà stato identificato e già oggi querelato per quel violento “domani ti vengo a trovare!”.

Ieri sera a Lampedusa è stato stracciato ogni record. Alle otto di sera, l’ex senatrice leghista e capobastone dei rivoltosi era già sdraiata sul selciato per non far passare i pulmini con i migranti diretti al centro di prima accoglienza. La sceneggiata è terminata, dopo i predetti momenti di tensione, dieci minuti prima delle due di notte, quando misteriosamente il gruppo di feroci – ed alcuni anche violenti manifestanti – si è ritirato lasciando passare quei pulmini che a costo della vita sembrava non dovessero oltrepassare la linea di sbarramento. Esauriti i “Like” delle dirette Facebook, forse perché alle due di notte i seguaci erano stanchi ed annoiati oppure perché le batterie degli smartphone si erano scaricate, l’assembramento si è sciolto e le forze dell’ordine, imprigionate per sei ore – appunto record – con persone chiuse in pulmini non climatizzati per altrettanto tempo, hanno finalmente potuto riprendere le attività. Il paradosso però c’è ed è più grande di una montagna. A capitanare l’illogica protesta – a breve spiegheremo perché illogica – è il gruppo leghista di Lampedusa. Forse per scrupolosa emulazione del proprio leader, quello che preferiva il Papeete ai dossier da leggere e che dal lido pensò di fa cadere il Governo senza conoscere la Costituzione, con la conseguenza di aver fatto cadere solo se stesso, i manifestanti leghisti di Lampedusa non hanno mai letto il primo “decreto sicurezza” di Salvini. Purtroppo pare non lo abbia mai fatto neanche la forza di polizia che ogni volta consente a questa Armata Brancaleone di far quel che gli pare.

Il reato di “blocco stradale” inserito nel primo decreto sicurezza della breve esperienza di Salvini al Governo recita: “Chiunque, al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, depone o abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ordinaria o ferrata o comunque ostruisce o ingombra una strada ordinaria o ferrata, è punito con la reclusione da uno a sei anni. (…) La pena è raddoppiata se il fatto è commesso da più persone, anche non riunite, ovvero se è commesso usando violenza o minaccia alle persone o violenza sulle cose.” Il testo dello stesso decreto poi convertito in legge, per essere sicuri che nessun precario, pastore o lattaio sardo, lavoratore in esubero o altra tipologia di cittadini esasperati da valide ragioni bloccasse una strada, o che a fronte di ciò, per evitare le pubbliche manifestazioni di scontento li si potesse perseguire, ha tenuto a precisare con un articolo “1-bis” che: “Chiunque impedisce la libera circolazione su strada ordinaria, ostruendo la stessa con il proprio corpo, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 4.000. La medesima sanzione si applica ai promotori ed agli organizzatori.

Tra l’interruzione di un pubblico servizio ed il rallentamento dei servizi di sanità pubblica, l’assembramento in violazione delle norme anti-Covid, la manifestazione non autorizzata e la trasgressione dello stesso decreto sicurezza leghista, le forze dell’ordine ne avevano tanti di validi motivi per arrestare e denunciare queste persone già dalla prima fatidica pagliacciata con cui chiusero il porto per mezzo di una cordicella tesa da due persone. I malpensanti potrebbero anche chiedersi se nella posizione assunta dalle forze dell’ordine non ci sia una smisurata simpatia per la Lega, il suo leader e chiunque manifesti sotto il suo vessillo. E questi malpensanti non sono poi così fuori di valutazione se si tiene conto delle violente manganellate sulla testa che tutta Italia ricorda aver visto sferrare contro studenti universitari, magari anche anti-razzisti e/o anti-fascisti in cortei il cui percorso non era autorizzato o per altre futili trasgressioni. Senza ovviamente voler mettere il dito nella piaga ricordando anche la Diaz e simili episodi che tanto discredito hanno causato ai Corpi dello Stato. Nessuno, per inciso, auspicava l’uso della violenza che va sempre e comunque condannata. Ma tutti hanno bisogno di regole certe e leggi che valgono per tutto il popolo senza distinzioni di partito o finalità. Anche sulla stessa Lampedusa, in passato, sono state denunciate persone che non avevano reso così ridicole le forze dell’ordine manifestando o protestando per altre cause.

Le finalità, riagganciandoci a quanto sopra promesso circa l’illogicità della manifestazione, si sono perfettamente palesate con l’invettiva di uno dei manifestanti che andando via dopo la scena madre della ex senatrice quale espediente per dire a tutti “la protesta è finita, andate in pace”, ha messo in moto lo scooter urlando “allora era tutta una pagliacciata?!”. A quanto pare, e da quanto vi avevamo già anticipato, si: era tutta una pagliacciata. Ma questa pagliacciata, cosa che forse sfugge anche al prefetto ed al questore di Agrigento, si sta fondando l’intera campagna elettorale per le regionali della Lega. Il gioco della parti vede “Lampedusa stanca” che vuol bloccare gli arrivi che questo Governo non è in grado di bloccare, quindi alle elezioni non si può che scegliere chi – soltanto a parole – ha dimostrato di voler chiudere i porti che non sono mai stati chiusi. E che lo ha fatto soltanto a parole lo dimostra proprio il fatto che mentre le navi ONG cui “chiudeva il porto” poi approdavano e sbarcavano comunque, nel frattempo che a bordo soffrivano per settimane passavano franche le barchette cariche di migranti che approdavano in autonomia a Lampedusa. E questo lo ha sempre ribadito anche il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello. Infine, la meravigliosa illogicità di chi ha rovinato la cena agli ospiti, turisti, del ristorante che sovrastava la pietosa scena, consiste nell’impedire il transito dei migranti verso il centro di accoglienza mentre la nave quarantena “Aurelia” navigava verso Lampedusa per imbarcare tutti i migranti e portarli via dall’isola.

Il teatro dell’assurdo di Lampedusa quindi si manifesta con una violenta sceneggiata che dura il tempo di raccogliere “Like” con le dirette su Facebook, offrire materiale utile alla propaganda di Salvini che rilancia sui suoi account avvalorando la fake news che sia “Lampedusa” a dire basta! e poi, dopo aver creato disagio a quella Lampedusa che senza la presenza dei leghisti non si sarebbe accorta di nulla, sgomberare il campo e per l’ennesima volta lasciar passare tutti. Ma questa, per fortuna, non è Lampedusa. A queste persone, che si cimentano per tornaconto politico personale, per fortuna, nessuno ha firmato la delega per rappresentare l’isola. Purtroppo però è questa l’immagine di Lampedusa che stanno proiettando in tutto il resto del Paese, distruggendo quell’idea di isola pacifica dal mare cristallino che i turisti ricordano per sostituirla con quella di un’isola feroce e cattiva, intollerante e razzista, pronta a causare assembramenti e momenti di grave tensione per un problema che di fatto in questi giorni è svanito. Un paradigma che insegue la Lega da quando essa si oppose alla riforma europea del Regolamento di Dublino sulla distribuzione dei migranti sul territorio dell’Unione europea. E anche adesso, a Lampedusa ed a fronte di pochi sbarchi autonomi, il partito “padano” di via Bellerio dimostra che se non c’è alcuna emergenza dovuta ai migranti bisogna subito crearla, altrimenti voti non se ne raccattano.

Se i lettori di Mediterraneo Cronaca si stanno ancora chiedendo come si è risolta la truce protesta, eccovi serviti con il tragico epilogo: la ex senatrice ha spiegato al primo agente di Polizia in uniforme che ha trovato il motivo della protesta, come se questi dovesse andare dal ministro degli Interni in qualità di portavoce, ed offerta la spiegazione del perché è stato causato tanto disagio alle forze dell’ordine ed all’isola intera, con il solo annuire del rappresentante di Polizia, la signora ha sciolto l’assembramento e tutti sono andati a dormire tranquilli. Tutti tranne ovviamente chi si doveva occupare dei migranti con sei ore di ritardo, in piena notte, stanchi e magari anche intimiditi dalle minacce subite.

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