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Scheda: Il caso Gregoretti punto per punto

La vicenda relativi al negato nullaosta per lo sbarco dei 131 naufraghi presi a bordo dalla nave Gregoretti della Guardia Costiera italiana ha causato una nuova richiesta di autorizzazione a procedere a carico del Senatore Matteo Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno pro tempore e responsabile per il dicastero che non ha autorizzato lo sbarco previsto in stato di immediatezza dalle convenzioni internazionali. La vicenda, consumatasi nell’arco di tempo che va dal 25 luglio 2019 al 31 luglio dello stesso anno, ha coinvolto la Procura della Repubblica di Siracusa, la Procura della Repubblica di Catania, la Procura del Tribunale per i minorenni di Catania, il Tribunale dei ministri di Catania, varie Questure, Prefetture ed infine alcuni Corpi dello Stato con centro del caso il Corpo della Guardia Costiera.

Nella scheda che segue ricostruiremo, sulla base del fascicolo trasmesso dal Tribunale dei ministri di Catania al Senato della Repubblica, i passi fondamentali della vicenda che vede un ex ministro della Repubblica italiana accusato, per ipotesi di reato commesso nell’esercizio delle proprie funzioni, di violazioni di legge punibili con il carcere fino a quindici anni.

25 luglio

Alle 18:30 viene ordinato al Tenente di Vascello Carmine Berlano, comandante di nave Gregoretti, di dirigersi a nord dell’isola di Lampedusa per ricevere a bordo un imprecisato numero di migranti soccorsi in due distinte operazioni da un pattugliatore della Guardia di Finanza e da una motovedetta della Guardia Costiera in area di competenza SAR di Malta. L’intervento effettuato dalla motovedetta della Guardia Costiera, prima del disposto trasbordo su nave Gregoretti, era stato disposto in area SAR di Malta in ottemperanza a quanto indicato dal Ministero dell’Interno per favorire le autorità maltesi come nel caso dell’intervento di soccorso effettuato dal pattugliatore della Guardia di Finanza.

26 luglio

All’alba la nave Gregoretti aveva iniziato i trasbordi dei risultati 135 migranti dalle due unità navali italiane e l’operazione si era conclusa alle 07:30. Dieci minuti dopo, il Comando Generale delle Capitanerie di Porto ordinava alla propria nave di fare rotta verso il porto di Catania in attesa di indicazione del porto sicuro di sbarco. Alle 07:30, l’IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination) comunicava, tra gli altri, anche al Ministero dell’Interno che la nave Gregoretti aveva concluso il disposto trasbordo e che si sarebbe diretta verso il porto di Catania restando nel frattempo in attesa di indicazione del Place of Safety.

27 luglio

Nave Gregoretti arrivava al porto di Catania alle 00:35 e rimaneva in attesa dell’indicazione di POS (Place of Safety, porto sicuro) fino alle 18:10, quando lo stesso Comando Generale comunicava al comandante Berlani che il probabile porto assegnato sarebbe stato quello di Augusta, presso il blindatissimo “pontile Nato”. Poco più tardi, alle 19:28, veniva disposta una evacuazione medica a Catania di una donna nigeriana in gravidanza, del marito e di due figli. Alle 23:00 il Comando Generale ordinava a nave Gregoretti di dirigersi al porto siracusano di Augusta, dove la nave con adesso 131 migranti a bordo arrivava alle 03:15 del 28 luglio 2019. Giunta la Gregoretti nel porto di Catania, l’IMRCC comunicava, tra gli altri, anche al Ministero dell’Interno che la nave era in rada a Catania e che attendeva indicazione di Place of Safety, ma che in vista di un sensibile peggioramento delle condizioni meteo marine avrebbe lasciato la rada del capoluogo etneo per spostarsi ad Augusta. La centrale IMRCC gestita dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto formulava così la formale richiesta di indicazione Place of Safety.

29 luglio

Nel corso del 29 luglio, a bordo della nave, ormeggiata ad Augusta, non giungeva ancora indicazione di “porto sicuro” concordata e/o autorizzata dal Viminale e la Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catania inviava alla Questura ed alla Prefettura di Siracusa la richiesta di autorizzazione sollecita allo sbarco dei 16 minori presenti a bordo della Gregoretti. Lo stesso giorno della richiesta veniva autorizzato lo sbarco dei 16 migranti minorenni.

30 luglio

La Procura della Repubblica, con nave Gregoretti ancora immobilizzata senza un Place of Safety, disponeva una ispezione a bordo nominando una Consulenza Tecnica di tre medici. Lo stesso giorno veniva ascoltato dalla procura di Siracusa il comandante della nave della Guardia Costiera che riferiva sui limiti logistici della Gregoretti ed i rischi per l’equipaggio. A Bordo ci sono ancora 116 migranti, ospitati sul ponte scoperto della nave con temperature estremamente elevate e problemi sanitari di altra natura. Tra il giorno 30 ed il giorno successivo, il medico del CISOM – rimasto a costretto bordo della nave a seguito del trasbordo insieme ai migranti da altra unità – e i medici nominati del pubblico ministero di Siracusa relazionano sui circa 30 casi di scabbia ed altre criticità sullo stato di salute dei migranti oltre che sui rischi per l’equipaggio.

31 luglio

Il sostituto procuratore della Repubblica di Siracusa scriveva a Questura, Prefettura e Comando Generale delle Capitanerie di Porto chiedendo lo sbarco dei 116 migranti anche in relazione allo stato di salute ed al rischio infettivo per migranti ed equipaggio della scabbia, riscontrata su una trentina di migranti e non isolabile su una nave come la Gregoretti, priva anche di numero sufficiente di servizi igienici. Lo stesso giorno veniva autorizzato lo sbarco ed i migranti trasferiti presso il centro di prima accoglienza di Pozzallo.

Nei giorni in sintesi ricostruiti, tra operazioni di soccorso, spostamenti di porto in porto, comunicazioni interne e comunicazioni al Ministero dell’Interno, interventi della Procura di Siracusa e della Procura per i minorenni di Catania, le evacuazioni mediche ed i rischi corsi dall’equipaggio di nave Gregoretti a bordo, il ministro dell’Interno pro tempore aveva comunicato sul caso solo mediante social e media, ma non aveva risposto ad alcuna richiesta conseguente le sopramenzionate disposizioni del suo Ministero di intervento in SAR maltese per favorire le autorità di Malta e neanche a quelle della Guardia Costiera italiana in attesa di indicazione del “porto sicuro di sbarco” fino alla formale richiesta di sbarco formulata dalla Procura della Repubblica di Siracusa.

Redazione:
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