Open Arms sbarca a Messina dopo 5 giorni in mare

Nel porto di Messina la Open Arms sbarca 119 naufraghi soccorsi nei giorni 10 ed 11 gennaio in acque internazionali. La Commissione europea ribadisce che la Libia non è un porto sicuro in cui ricondurre persone fuggite e salvate in acque internazionali

Screening sanitario allo sbarco dei naufraghi dalla Open Arms nel porto di Messina (Ph: Alessio Tricani)

Sono arrivati, dopo cinque giorni in mare e chissà quanti in condizioni forse inumane in Libia, le persone che la Open Arms aveva soccorso tra il 10 e l’11 gennaio nel Mediterraneo centrale a bordo di barche di fortuna. Il porto sicuro europeo che li ha accolti è quello di Messina, in Sicilia. A bordo, fino a circa un’ora fa, c’erano 119 persone che la nave Ong spagnola aveva salvato in pieno inverno, non senza difficoltà, in un mare in cui l’Unione europea non intende più operare per fini umanitari. Mentre la Open Arms ormeggiava nel porto dello Stretto, la Sea Watch 3 continuava a navigare verso il porto sicuro che le è stato assegnato e che raggiungerà tra qualche ora: Taranto. A bordo della nave Ong tedesca ci sono altre 118 persone, salvate negli stessi giorni in acque internazionali a nord della Libia e condotte lontano dalla guerra che sta costringendo alla fuga dalle proprie case anche i libici.

La situazione in Libia non sembra vedere ancora una luce in fondo al tunnel, malgrado l’ottimismo degli attori coinvolti nei vari tentativi di raggiungimento di un cessate il fuoco. Ieri la Germania ha reso noto l’elenco dei partecipanti per il vertice di Berlino di domenica 19, dove si giocherà il tutto per tutto per ottenere la tregua al conflitto libico che altri hanno mancato. Un portavoce della commissione europea ha nel frattempo dichiarato che l’UE ha ben chiaro il rapporto dell’OIM circa la situazione dei migranti in Libia. Secondo la Commissione europea, come dichiarato dal suo portavoce, “Il diritto dell’UE non ha giurisdizione sulla destinazione dei migranti salvati in mare”, riferendosi alle operazioni di ricerca e soccorso effettuate dalla Libia. Lo stesso ha però aggiunto che la posizione dell’Unione europea in merito “è molto chiara: la Libia non è un porto sicuro”. Una “chiarezza” che non preclude però la cooperazione tra i velivoli della missione europea e la cosiddetta guardia costiera libica a cui i primi segnalano la posizione delle barche cariche di migranti perché i secondi le vadano a recuperare.

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