Crisi in Libia e Iran, Conte tenta il recupero sulla politica estera

Due giorni di colloqui telefonici del presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte per riprendere il controllo della politica estera con le recenti escalation in Libia ed in Iran. L'Italia è presente militarmente in Iraq, dove è stato ucciso il generale iraniano Soleimani e che si prevede possa diventare teatro dei primi scontri tra iraniani e statunitensi. Conte ha avuto anche un lungo colloquio con la cancelliera tedesca

Foto di repertorio: Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine dei meeting di Palermo

L’estraneazione dell’Italia da parte degli Stati Uniti, storico primario alleato italiano del Patto Atlantico, per l’azione militare americana in Iraq contro il comandante iraniano e la presa di posizione militare della Turchia in Libia hanno imposto al presidente del Consiglio italiano un emergenziale giro diplomatico di telefonate. Nel corso della giornata di ieri, lunedì 6 gennaio, Giuseppe Conte ha sentito il Principe ereditario emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Una lunga telefonata, rende noto Palazzo Chigi, in cui il presidente Conte ed il generale degli Emirati Arabi Uniti hanno tenuto al centro del colloquio l’escalation in Libia e la situazione in Iraq alla luce dell’attacco americano con cui è stato ucciso il comandante iraniano Soleimani. La telefonata tra il presidente del Consiglio italiano ed il generale emiratino si è svolta all’indomani del colloquio telefonico tra Conte ed il presidente dell’Iraq Barham Salih. Nel corso della telefonata, afferma l’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio, “è stato ribadito il sostegno Italiano, già in corso da anni, alla stabilizzazione del Paese e al contrasto al terrorismo”.

Conte – afferma la nota di Palazzo Chigi – ha espresso preoccupazione per la situazione in Iraq e rassicurato il presidente Salih assicurando uno “sforzo europeo volto ad esercitare la massima pressione diplomatica per un abbassamento della tensione nel Paese e per fermare la spirale innescatasi in questi giorni. La presenza militare americana in Iraq è massiccia, ma nel Paese è presente anche un contingente italiano che si potrebbe adesso trovare in prima linea sul teatro di un agguerrito scontro tra le forze iraniane e quelle statunitensi. Estremamente delicata, anche in questo scenario, la posizione dell’Italia alla luce del pericoloso atto di guerra USA destinato a destabilizzare in modo irreversibile il Medio Oriente. Di questi preoccupanti e delicati temi, Conte ha discusso ieri con Angela Merkel nel corso di una ulteriore lunga conversazione telefonica. Il capo del Governo italiano e la cancelliera tedesca hanno esaminato insieme e discusso i dossier relativi alla Libia ed al quadro che riguarda l’Iran e quindi anche l’Iraq.

Sulla Libia è stata ribadita la necessità di elevare al massimo la pressione diplomatica per promuovere quella soluzione politica che si vorrebbe affrontare nel corso della programmata Conferenza di Berlino“, affermano da Palazzo Chigi. Per la vicenda iraniana invece è stato discusso l’allarme terrorismo che potrebbe esplodere sul territorio dell’Iraq dove l’Italia è impegnata militarmente proprio per fronteggiare il fenomeno terrorista che ormai da anni legittima quasi tutte le missioni militari del Patto Atlantico all’estero. Le parole chiave quindi annunciate all’esito del colloquio telefonico sono state quelle consuete di “stabilizzazione del territorio”, “lotta al terrorismo” ed infine il “rispetto della sovranità irachena”. L’Iraq non gode di piena sovranità da quando, con false prove esibite dagli Stati Uniti alle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno attaccato il Paese e rovesciato il regime di Saddam Hussein abbandonando poi lo Stato in una condizione di estrema instabilità e con una presenza poco gradita di contingenti militari stranieri tra i quali appunto quello americano e quello italiano. Tra le telefonate del presidente Conte di cui da notizia Palazzo Chigi negli ultimi due giorni manca quella al presidente americano Donald Trump.

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