Soccorritore del 3 ottobre scrive a Legambiente: “Spero non abbia cambiato idea per motivi politici”

Il memoriale con i nomi delle 366 vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 doveva essere collocato nei pressi del "Giardino della Memoria" nato a Lampedusa dopo la tragedia e nel quale era stato piantato un albero per ogni vittima di quella orrenda notte. Legambiente ha interrotto il dialogo con il promotore dell'installazione che oggi scrive una lettera pregando la redazione di pubblicarla come "lettera aperta" e nella quale chiede spiegazioni sul silenzioso "ritirarsi" dall'iniziativa di un dirigente siciliano

Vito Fiorino, uno dei soccorritori che da Lampedusa ha salvato insieme ai suoi amici decine di sopravvissuti la notte del 3 ottobre 2013, è l’ostinato artefice del memoriale che raccoglie e salva – questa volta nella memoria collettiva – i nomi di tutte le 366 vittime di quella tragedia. Il memoriale è stato inaugurato la notte del 3 ottobre 2019, allo stesso orario del naufragio, alla presenza di sopravvissuti, familiari delle vittime e soccorritori civili che hanno strappato parte di essi dalla morte che li attendeva. Un momento di raccoglimento ed emozione, molto distante dalla solita celebrazione annuale alla quale quest’anno non ha partecipato alcuna alta carica dello Stato. Il monumento in ferro è stato collocato in un’aiuola della piazza in cui sorge l’ufficio postale di Lampedusa, ma non era il luogo individuato per l’installazione.

Il Comune di Lampedusa e Linosa ha concesso l’area mettendo una pezza ad una interruzione di dialogo con un dirigente di Legambiente con il quale Vito Fiorino aveva discusso della naturale collocazione del memoriale presso il “Giardino della Memoria. L’area, prossima alla scogliera che le vittime avrebbero dovuto raggiungere invece di finire sul fondo del mare, era stata inaugurata come luogo di memoria con la piantumazione di un albero per ogni persona che non è sopravvissuta al naufragio. Il referente, stando a quanto appreso dallo stesso Vito Fiorino, era il dirigente regionale di Legambiente Angelo Dimarca. A distanza di un paio di mesi dall’inaugurazione della spirale che si avvita verso il mare con i nomi delle 366 persone morte nelle acque di Lampedusa, Fiorino ha deciso di togliersi un sassolino dalla scarpa scrivendo una lettera al dirigente di Legambiente Sicilia.

Alle accorate parole di Vito Fiorino non è seguita alcuna risposta e dopo qualche giorno dall’invio al dirigente di Legambiente – una settimana – abbiamo ricevuto la lettera dal mittente e soccorritore con preghiera di pubblicazione quale “lettera aperta. Quello che segue è il testo integrale della lettera che Vito Fiorino ha inviato il 5 dicembre ad Angelo Dimarca e che come richiesto, con piacere, abbiamo deciso di pubblicare.

Oggetto; Mancata posa memoriale “Nuova Speranza” 3 ottobre 2019

                Da circa due mesi è stato inaugurato il memoriale “Nuova Speranza” a ricordare le 366 vittime che per INDIFFERENZA la notte fra il 2 e 3 ottobre del 2013 persero la vita davanti la costa di Lampedusa.

                Il monumento doveva essere posizionato in una piazzola esistente nell’area della “Riserva Naturale” Lampedusa, più consona al motivo del memoriale e già oggetto di una iniziativa di nuova speranza.

                Legambiete, nella persona del Sig. Gianfranco Zanna, Presidente Regionale, ha denunciato giustamente il ministro Salvini per sequestro di persona (migranti presenti su imbarcazione appartenente a ONG). Legambiente ha giudicato “vergognoso ed indegno” questo atteggiamento, definendovi per la legalità dell’immigrazione e per l’accoglienza.

                 Lei invece, Sig. Dimarca, non è stato capace di assecondare il desiderio dei sopravissuti, dei famigliari delle vittime, mio e degli altri soccorritori di concedere un non impegnativo nullaosta alla posa del memoriale nella suddetta area per ricordare l’evento tragico che resterà nella storia: 3 ottobre 2013.

                Lei, se pur verbalmente, aveva approvato il mio progetto. Anzi, era intervenuto partecipando in modo attivo, aveva con me modificato alcuni particolari e la scelta dell’albero chiesto da Gariwo per creare il “giardino dei giusti”. Dovevamo solo incontrarci sul posto per decidere il punto esatto della posa. Mi chiedo se fattori esterni non l’abbiano influenzata fino a farle abbandonare il progetto, dimenticare il Suo dovere quale dirigente di Legambiente ed anche come uomo. Spero soltanto che se così fosse, questi fattori di influenza non siano soggetti o motivi politici.

                Precedentemente e durante i giorni del 3 ottobre 2019, i sopravissuti e parenti mi hanno chiesto come mai non fosse stato posato al fianco del “Giardino della memoria”. Al riguardo, mi consenta pertanto questo piccolo ma conciso appunto;

Sarebbe il caso di sostituire la targa sbiadita “Giardino della memoria” con nuova e che possa resistere nel tempo. Sarebbe meglio sostituire le piante morte nelle aiuole con davanti il numero, perchè le confesso che vederle mi ha dato il senso della doppia morte.

            Se questo non è importante, allora si può anche ribattezzare il luogo in “Giardino della vergogna”.

                Chiudo questa mia ricordandole che, dopo averle sommariamente raccontato cosa accadde quella notte, nel salutarci, Lei mi ha testualmente detto: “mi sento molto onorato di averle stretto la mano”.

                Nella mia vita, Sig. Dimarca, ho rispettato più gli impegni verbali che quelli scritti e lei con me non si è comportato da galantuomo.

Distinti saluti,

Vito Fiorino

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