A Lampedusa ricerche in parte sospese, altri corpi in fondo al mare

Mare agitato impedisce il proseguo delle ricerche dei dispersi cui aveva preso parte anche la Marina Militare insieme a Guardia Costiera e Guardia di Finanza. Tra i sopravvissuti anche 13 donne e 3 bambini. Non sono stati trovati corpi come annunciato ieri da organi di stampa

di Mauro Seminara

Sono 149 i superstiti del naufragio che ieri pomeriggio si è consumato a poche centinaia di metri da Lampedusa. Alla fine, contati di nuovo dopo lo sbarco, i sopravvissuti sono risultati sei in più dei 143 inizialmente annunciati. Numeri. Sulla banchina del Molo Favarolo erano scene di dolore straziante. C’era chi cercava disperatamente la moglie, chi altro familiare, senza però vederlo tra i vivi. Chi tremava come una foglia, bagnato dell’acqua gelida in cui era finito e shoccato dalla morte vista così vicino da poterne sentire il respiro. Comunque numeri, come quelli dei dispersi: 13, 19, 25…

Ancora increduli, alcuni naufraghi parlavano già al Molo Favarolo con i presenti. Altri numeri. A bordo erano 168, o forse 170. Incerto quindi anche il numero dei dispersi. Corpi recuperati, come era stato annunciato ieri da alcuni organi di stampa, non ce ne sono. Dispersi però si, e potrebbero essere una ventina. Sulla barca c’erano persone delle più diverse nazionalità: Bangladesh, Eritrea, Libia, Nigeria. Si sono salvati 133 uomini 13 donne e 3 bambini. Non sappiamo chi non si è salvato. Non tutti. Non i nomi, ed in questo caso neanche il numero.

Nel quadrante del Canale di Sicilia e del Mediterraneo centrale il mare è adesso “agitato”. Classificazione intermedia tra “mare molto mosso” e “mare molto agitato”. Le ricerche sono andate avanti fino a tardi, con due motovedette e un aereo della Guardia Costiera, una motovedetta e un pattugliatore della Guardia di Finanza e perfino una nave ed un elicottero della Marina Militare. Nessuna speranza. Il mare, quando anche le ultime due motovedette si sono ritirate, era il quadro di una tempesta. Le onde, molto alte, impedivano ai potenti fari delle motovedette di vedere tra i flutti. E l’impeto del mare, unito alla sua temperatura, non avrebbero permesso di resistere più di qualche minuto prima che crampi e risacca facessero il loro lavoro. Aerei hanno però sorvolato il mare di Lampedusa per tutta la notte. Invano.

La Guardia Costiera, con un comunicato stampa di aggiornamento, tiene a ribadire che “la barca soccorsa non aveva richiesto aiuto né segnalato la sua posizione alla Guardia Costiera” e che “l’avvistamento è stato segnalato da un privato cittadino. Nel caso del naufragio del 6 ottobre, analogo per dinamica ed anche per la presenza della Guardia Costiera nel momento in cui la barca si è capovolta, motivo di polemica post tragedia era stato l’intervento di soccorso avvenuto soltanto nelle acque territoriali malgrado si supponesse un probabile avvistamento dell’imbarcazione da parte dei velivoli della missione europea in quotidiana e costante ricognizione. Migranti o no, una così piccola barca sarebbe stata comunque motivo di segnalazione di natante in pericolo a causa del bollettino meteo. La sua presenza in mare aperto era già di per se anomala, se si pensa ad imbarcazioni di ben più grave stazza assicurate a solidi ormeggi.

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