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Revisione dei “decreti Salvini” in vista. Sui rimpatri Governo giallo-verde il meno efficiente

“Il Governo, ed il mio Ministero in particolare, sta sviluppando una riflessione per valutare la portata delle diverse norme introdotte dai decreti sicurezza 1 e 2, anche alla luce delle osservazioni del presidente della Repubblica, rese note in occasione dell’approvazione delle Leggi di conversione degli stessi provvedimenti”. Esordisce così, sul tema specifico, il ministro Luciana Lamorgese all’audizione sulle linee programmatiche del Ministero dell’Interno. Il Governo Conte sarebbe quindi dell’idea di superare o modificare i decreti sicurezza di Matteo Salvini. Il ministro in carica ha esposto tutti i temi sensibili cui il Ministero dell’Interno pone massima attenzione. Mafie e criminalità organizzata, sicurezza pubblica e quanto di competenza del Viminale con immancabile tema dei flussi migratori. Nel caso dei decreti Salvini spicca la nuova posizione dell’esecutivo sull’operato dell’ex ministro dell’Interno.

Nel corso dell’intervento del ministro dell’Interno in audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, Luciana Lamorgese ha fornito alcuni dati sui rimpatri di migranti irregolari. Il quadro tracciato dal ministro risulta essere una mannaia definitiva sulle promesse elettorali del precedente esecutivo. In particolare per i fatidici 600.000 migranti irregolari che Salvini avrebbe dovuto rimpatriare. Nel 2019 sono stati rimpatriate 5.940 persone che non avevano diritto legale per restare sul suolo italiano. Soltanto 595 in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Ma lo stesso ministro precisa che, dei 5.940 rimpatriati nel corso di quest’anno, 1.304 – oltre un quinto – sono stati rimpatriati dalla data di insediamento del Governo il 5 settembre.

Interventi sono stati anche annunciati sul territorio e l’accoglienza, in particolar riguardo al sistema di accoglienza e tutela dei minori non accompagnati. Su questo fronte le intenzioni del Governo paiono volte ad un recupero del sistema Sprar che gli interventi di Salvini aveva demolito. Per il resto, Luciana Lamorgese ha ribadito le linee guida già esposte il 6 novembre all’aula della Camera in occasione della relazione sul Memorandum Italia-Libia. Anche su questo aspetto il ministro dell’Interno ha annunciato novità con una “rimodulazione”. La proposta, tra i punti principali, è quella di riprendere il percorso del miglioramento delle condizioni umane per le persone detenute in Libia e della progressiva chiusura dei centri inadeguati e non governativi. Fine ultimo l’ottenimento di centri per migranti gestiti dalle Nazioni Unite e corridoi umanitari.

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