Soccorso e naufragio, Open Arms: Malta ci ha detto di lasciarli navigare verso l’Italia

Oggi a Badalona si è tenuta una conferenza stampa indetta dalla Ong spagnola Proactiva Open Arms sul vertice di Lussemburgo per la ratifica dell'accordo di Malta e nel corso della quale il fondatore ha spiegato come e perché il naufragio di Lampedusa si poteva evitare

Oscar Camps, Riccardo Gatti e Richard Gere nel corso di una conferenza stampa tenutasi ad agosto di quest'anno a Lampedusa

“Ieri sera la Open Arms si trovava in zona Sar maltese, dopo essere partita dal porto di Siracusa per la sua sessantasettesima missione. Ci siamo accorti che almeno 3 assetti aerei stavano sorvolando una zona più a nord e abbiamo capito che stava accadendo qualcosa”. Questo l’inizio della testimonianza di Oscar Camps, fondatore della ONG spagnola Proactiva Open Arms, sui fatti che ruotano intorno al naufragio che questa notte si è verificato a Lampedusa. La Ong ha indetto una conferenza stampa che si è tenuta oggi, lunedì 7 ottobre alle ore 12, al Porto di Badalona, in Spagna. L’incontro con i giornalisti è stato un modo per fare il punto sul salvataggio effettuato questa notte, sulla situazione generale del soccorso in mare e sul summit che inizierà oggi per discutere bozza di accordo Malta. Ma nel corso della conferenza stampa sono stati rivelati anche una serie di agghiaccianti dettagli su come questa notte è stato gestito il soccorso mal riuscito che è costato la vita a circa 30 persone davanti il porto italiano di Lampedusa e la pretesa maltese di omettere il soccorso del barchino con 44 persone in modo che fosse poi italiana la competenza SAR.

Tra le rivelazioni, sconcertanti, come la stessa ONG definisce alcuni episodi, c’è anche quella sulle autorità maltesi che avrebbero comunicato al comandante della Open Arms di non intervenire in soccorso del barchino in cui si sono imbattuti e lasciare che l’imbarcazione raggiunga in autonomia le coste italiane. La nave della Ong si è imbattuta nel barchino seguendo l’intensa attività di ricognizione dell’assetto europeo. Un miglio più a nord la Open Arms ha avvistato le luci di un’imbarcazione in legno in precarie condizioni di navigazione con 44 persone a bordo, tra cui 4 donne e 2 bambini piccoli e l’ha soccorsa comunicando la competente autorità SAR maltese che invece pretendeva li si lasciasse in balìa delle onde fino ad un punto d’approdo italiano. “Abbiamo messo in sicurezza le persone passando loro i giubbotti salvagente – racconta Oscar Camps – e abbiamo fatto presente che l’imbarcazione non aveva sufficiente benzina per raggiungere Lampedusa e che le sue condizioni non permettevano un viaggio così lungo”. Per interminabili ore, la Centrale di coordinamento maltese tace, abbandonando la nave ONG in attesa di indicazioni o dell’assunzione formale del coordinamento da parte dei maltesi e con essa anche i 44 migranti che stavano al buio in quel piccolo legno.

Malta non da alcun riscontro alla Open Arms e dopo ore di inutile attesa la nave ONG ha provveduto al soccorso prendendo a bordo le persone in pericolo. L’autorità maltese aveva comunicato alla Open Arms che sarebbe stata una motovedetta italiana ad intervenire e che pertanto la nave Ong non avrebbe dovuto fare nulla. Ma la Guardia Costiera italiana, che non si è vista la dove la Open Arms attendeva, aveva altri impegni alle porte di Lampedusa. La descrizione degli eventi fatta da Camps è inappellabile: “É una vergogna quello che sta accadendo nel Mediterraneo Centrale, si tratta di un tratto di mare sorvegliato e monitorato, ieri c’erano almeno 3 assetti aerei che perlustravano la zona, la verità è che si sa tutto, ma nessuno interviene, le persone si lasciano morire senza che venga prestato loro soccorso”. Le autorità maltesi preposte al soccorso delle imbarcazioni – tutte – in difficoltà pretendevano quindi che si lasciasse proseguire la navigazione del barchino in modo da “scaricare il barile” ad altri. “Mentre attendevamo risposte da Malta, un terribile naufragio ha avuto luogo davanti alle coste di Lampedusa – prosegue Oscar Camps – ed è incredibile che nessuno ci abbia allertati. Quelle persone, quei bambini potevano e dovevano essere salvati”. La Open Arms si sta adesso dirigendo verso il porto di Malta, pur in attuale assenza di autorizzazione da parte di La Valletta per lo sbarco delle 44 persone soccorse questa notte.

La Ong spagnola punta quindi il dito sull’assetto europeo che monitora dal cielo i flussi migratori senza però fornire, o lasciare che vengano fornite, indicazioni utili al soccorso ad opera di marineria mercantile, pesca o da parte di navi Ong. Spunti per una omissione di soccorso governativa che renderebbe l’ipotesi di omicidio colposo plurimo al vaglio della Procura di Agrigento già più circostanziata. Quanto accaduto questa notte precede di poche ore il vertice dei ministri europei a Lussemburgo in cui l’Unione europea dovrà decidere se ratificare o meno la bozza di accordo siglata il 23 ottobre a Malta da alcuni dei 28 ministri dell’Interno. “In quel documento – annuncia Oscar Camps – si parla di segnali luminosi, di trasponder spenti, di pull factor, tutte cose false, dimostrate da studi e dati. Presenteremo, insieme alle altre Ong, degli emendamenti perché non è tollerabile che si continui a mettere sotto processo il nostro lavoro quando siamo gli unici a proteggere e salvare vite in mare.”

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