Lampedusa, la Porta (girevole) d’Europa

Porto aperto a chi arrivo vivo in autonomia e porto chiuso a chi arriva vivo dopo un soccorso in mare. Lampedusa diventa così la “Porta girevole d’Europa” che Mimmo Paladino non poteva rappresentare

Sono arrivati fino a poche miglia dall’isola più a sud d’Italia i 45 migranti che dalla Libia hanno attraversato il Mediterraneo centrale a bordo di un minuscolo natante di fortuna concessogli dai trafficanti. In acque territoriali italiane sono stati fermati dalle autorità e condotti in porto per il successivo trasferimento al centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola. La Porta d’Europa, come l’artista Mimmo Paladino immaginò e rappresentò Lampedusa nell’omonima installazione, è ormai una porta girevole che ferma ed “accoglie” i migranti che sopravvivono alla traversata della tratta nordafricana e blocca i migranti che sono sopravvissuti grazie all’intervento di una nave che li ha soccorsi. Così, la Sea Watch 3 si trova ancora al confine delle acque territoriali di quel “porto sicuro più vicino” in cui sarebbero dovuti sbarcare i profughi salvati nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale. La risultanza di una simile scellerata politica è l’obbligo deterrente di morire in mare senza alcun soccorso. Solo i fortunati sopravvissuti potranno posare i loro piedi sulla sacra terra italiana in cui venir poi chiusi in centri per l’identificazione e, nel caso, per l’espulsione.

L’imbarcazione è stata condotta in porto da Guardia Costiera e Guardia di Finanza insieme ai 45 passeggeri, tra i quali anche una donna in stato di gravidanza e due bambini con genitore e due non accompagnati. Tra i profughi salpati dalla Libia in guerra ci sono cittadini del Senegal, Costa d’Avorio, Kenya e della Somalia. Ieri, mentre in acque territoriali italiane, a Lampedusa, c’erano due motovedette che si occupavano dei 45 migranti riusciti miracolosamente a raggiungere l’isola, a circa trenta miglia dalla Libia ce ne erano altri 80 in evidente difficoltà. Il gommone era stato avvistato dal velivolo da ricognizione civile Colibrì, ma non soltanto da questo piccolo prezioso areo finanziato dalle donazioni volontarie degli europei. Il gommone, a nord di Zuwarah, in acque internazionali, è stato avvistato anche da uno dei più grandi e sofisticati velivoli che fanno parte della missione europea Sophia. Intorno al gommone, con 80 persone a bordo e quindi esposto a gravi ed immediati rischi di naufragio, non c’era alcuna nave pronta ad intervenire neanche ore dopo l’allerta diffusa in zona. Il rischio, dopo il caso Maridive 601 e Sea Watch 3, è poco sostenibile per armatori che operano in quel tratto di mare con i propri mercantili. Lo stesso vale per i pescherecci, i cui armatori rischiano un fallimento in caso di così lungo “sequestro”. Nessuna autorità preposta al soccorso in mare era in movimento per raggiungere il gommone, neanche quella sedicente guardia costiera a cui è stata affidata così ampia area SAR.

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