La Sea Watch 3 di nuovo dissequestrata, via libera alla nave Ong

La nave della Ong tedesca Sea Watch, battente bandiera olandese, anche questa volta viene riconsegnata dopo il sequestro probatorio disposto il 19 maggio mentre si trovava a Lampedusa. La nave, poi trasferita nel porto di Licata dove era già stata consegnata la Mare Jonio, è adesso libera di riprendere il mare

Mentre il ministro dell’Interno passeggia tra selfie e strette di mano in quel di Potenza e Campobasso per l’ormai eterna campagna elettorale fatta in prima persona, la Procura della Repubblica di Agrigento firmava la disposizione di dissequestro della nave Sea Watch 3. La stessa nave battente bandiera olandese che è divenuto oggetto di un simpatico tormentone-remix per la nota affermazione della leader di Fratelli d’Italia che ne auspicava l’affondamento dopo l’arresto dell’equipaggio. I pubblici ministeri Salvatore Vella e Cecilia Baravelli, esperite tutte le indagini che imponevano il sequestro probatorio della nave, hanno invece firmato l’ordine di dissequestro. Nella narrazione politica, con semplificata e distorta percezione dei fatti, la Procura di Agrigento diretta dal procuratore capo Luigi Patronaggio sarebbe avversa al ministro dell’Interno – ormai primo cacciatore di Ong in Italia – perché da quella Procura della Repubblica era partita l’indagine che nella sua evoluzione aveva visto il Tribunale dei ministri di Catania chiedere l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini, in qualità di ministro della Repubblica, per l’ipotesi di reato di sequestro di persona aggravato. Era il cosiddetto “caso Diciotti” di agosto dello scorso anno, quando la nave della Guardia Costiera “Ubaldo Diciotti” venne di fatto bloccata in acque internazionali e poi le venne impedito lo sbarco dei naufraghi quale “fine missione” nel porto di Catania.

Seguendo questo “storytelling”, a fronte di una Procura di Agrigento avversa, ci sarebbe una Procura di Catania decisamente favorevole al ministro dei porti chiusi. Si tratta della Procura di Carmelo Zuccaro, il procuratore capo che per primo sollevò il caso delle Ong chiedendo autorizzazioni straordinarie per poterle indagare quando ancora le navi da soccorso umanitario erano il miglior alleato della Guardia Costiera e della Marina Militare italiana. Ad esse, spesso, venivano affidate persone soccorso in mare per lo sbarco nei porti assegnato. Servizio svolto dalle Ong con due vantaggi per le autorità italiane: le navi umanitarie avevano a bordo medici, cibo, indumenti e tutto il necessario per garantire la sicurezza e la dignità degli ospiti e riducevano anche i costi per lo Stato italiano che non doveva far percorrere duecento miglia in più alle proprie unità navali. La Procura di Catania, quindi “favorevole” alla campagna anti-Ong, non ha ancora sequestrato una nave di “vicescafisti”, esattamente come quella di Agrigento che, allo stato attuale – salvo sorprese con la Mare Jonio – non ha mai superato il sequestro probatorio dissequestrando e riconsegnando le navi alla libertà. Rimane invece indagato il comandante della Sea Watch 3, Arturo Centore, sul quale rimane aperto il fascicolo dei pubblici ministeri Vella e Baravelli per l’ipotesi di violazione del “decreto sicurezza”. La Sea Watch 3 era stata sequestrata il 19 maggio a Lampedusa, quando aveva fatto accesso alle acque territoriali italiane con 65 profughi provenienti dalla Libia e soccorsi in acque internazionali. Dopo il sequestro, la nave era stata disposta in consegna al porto agrigentino di Licata. Lo stesso in cui poco prima era stata spostata la Mare Jonio dopo analogo sequestro nel porto di Lampedusa.

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