Porti chiusi: migranti a Lampedusa, in Puglia e in Sardegna

Sbarchi a Lampedusa, Capo Teulada e Leuca con migranti giunti direttamente a terra o fermati in acque territoriali dalle autorità. Nessuna notizia dei 40 migranti salpati dalla Libia e persi di vista venerdì

Foto d'archivio

Esperti in materia avevano teorizzato l’impossibilità di frenare i flussi migratori e, di contro, che l’unico intervento possibile era di aiuto concreto nei Paesi di provenienza. L’onda propagandistica dei “porti chiusi” ha probabilmente illuso molti – tra i sostenitori della politica migratoria dura e pura – che il problema era stato risolto, ma la realtà è probabilmente ben diversa. Nelle ultime ore una piccola ondata di migranti ha infatti raggiunto le coste italiane dimostrando che si possono chiudere i porti alle Ong che salvano vite in mare ma non si possono chiudere le coste italiane né ridurre le partenze da tutto il Mediterraneo. Due barchini hanno raggiunto ieri Lampedusa. Entrambi fermati dalle autorità italiane già in acque territoriali, il primo dai Carabinieri ed il secondo dalla Guardia di Finanza, ed i migranti sono stati condotti all’hotspot dell’isola.

Un barchino con 15 migranti è giunto fino alla costa di Lampedusa, la maggiore delle Pelagie, isola italiana che dista dalla Tunisia meno miglia che dalla Sicilia. A bordo c’erano quindici migranti, tra i quali anche una donna ed un bambino. In prevalenza i migranti risultano in prima analisi di nazionalità tunisina, ma tra loro anche qualcuno di etnia subsahariana. Mezz’ora dopo le cinque del pomeriggio la motovedetta dei Carabinieri li stava scortando a terra. Poche ore più tardi un pattugliatore della Guardia di Finanza si occupava di un’altra barca di migranti giunti fino alle acque territoriali italiane di Lampedusa. A bordo del secondo natante intercettato dai militari c’erano sedici migranti, anch’essi condotti all’hotspot dell’isola. Nella struttura di Contrada Imbriacola intanto il personale continua ad essere ridotto ai minimi per accordo con la Prefettura – un cuoco e tre operatori per coprire le 24 ore – e si lamentano però anche altre carenze. Lampedusa era finita fuori dalla portata dei grossi flussi ed in vista di una ristrutturazione infinita della struttura di Contrada Imbriacola era stato mantenuto un “basso profilo” sull’appalto di gestione dell’hotspot e Centro di Primo Soccorso ed accoglienza.

Le condizioni meteo migliorate anche per la navigazione nel Mediterraneo centrale mostrano gli effetti anche sui flussi migratori, e non soltanto verso Lampedusa. Una barca con a bordo tredici migranti algerini ha raggiunto ieri mattina Capo Teulada, in Sardegna, ed i Carabinieri li hanno rintracciati quando già sbarcati a terra al termine della traversata Algeria-Italia. Ai flussi migratori nordafricani, quest’anno maggiormente interessati anche dalla rotta algerina per i tumulti e le difficoltà del Paese più grande del nord Africa, si aggiunge una ritta che fa solitamente poco rumore ma che è costante e continua: quella dei velieri che trasportano migranti iracheni e curdi dalle sponde est del Mediterraneo fino alle coste italiane di Puglia e Calabria. Uno di questi velieri è arrivato domenica a Leuca, in Puglia. A bordo c’erano venticinque persone, tra le quali anche donne e bambini. Negli ultimi due giorni sono quindi riusciti ad approdare sulle coste del Paese dai “porti chiusi” circa settanta persone, alle quali potrebbero doversi aggiungere altre di sconosciuti “sbarchi fantasma” riusciti sulle coste siciliane, sarde e di punta e tacco dello stivale. Circa trenta di questi settanta sono arrivati a Lampedusa, isola sulla quale è ferma per sequestro la nave Mare Jonio. La stessa che, già costretta in porto per disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento, aveva diffuso la notizia dei 41 migranti salpati probabilmente da Sabratha venerdì e scomparsi qualche ora dopo.

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