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Mare Jonio, il casus belli delle politiche di governo – VIDEO

di Mauro Seminara

La nave della Ong Mediterranea Saving Humans è una granata nelle mani del Governo che si trova adesso a dover decidere come procedere senza far danni a se stesso. La nave Mare Jonio è arrivata a Lampedusa questa mattina, radendo la costa dell’isola di poche centinaia di metri, intorno alle 7:15. Ad “accompagnarla” c’erano due pattugliatori della Guardia di Finanza ed una motovedetta della Guardia Costiera. Dalle dichiarazioni di bordo, la nave avrebbe ricevuto un intimato alt al confine con le acque territoriali italiane. Un ordine di fermarsi a cui il comandante ha deciso di non dare seguito perché la nave batte bandiera italiana, l’isola è italiana e il mare agitato non legittimava leggerezza nel fermarsi a dodici miglia dalla costa. La nave è italiana, e questo è già un problema per la presa di posizione del ministro dell’Interno che domani passa la sua seconda prova sul caso Diciotti con la votazione in aula sull’autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei ministri. L’accusa, mossa a carico di Matteo Salvini, è di sequestro di persona. Reato gravissimo che prevede una pena fino a quindici anni di carcere. L’inchiesta era nata dal fascicolo aperto presso la Procura della Repubblica di Agrigento dal procuratore capo Luigi Patronaggio. Lo stesso oggi titolare per competenza di eventuali violazioni di legge sul caso della Mare Jonio.

Poco dopo il raggiungimento del punto di fonda, assegnato dalla Guardia Costiera alla Mare Jonio per ripararsi dalle alte onde del Mediterraneo centrale, sul posto è giunta anche una nave della Marina Militare. In totale, intorno alla nave che ieri ha soccorso 49 migranti a 42 miglia nord di Sabratha, ci sono ancora adesso due pattugliatori, un guardacoste SAR ed una nave militare. Il ministro dell’Interno, già ieri sera, con uno dei tweet con i quali sembra voler governare una nazione, aveva annunciato che i porti sono e rimarranno chiusi. Il collega vicepremier Luigi Di Maio, in apparente difficoltà, dichiara che non ci sarà un nuovo caso Diciotti ma punta il dito sulla presunta “disobbedienza” della Ong Mediterranea Saving Humans alle consegne della sedicente guardia costiera libica. Dichiarazione che rischia, come quella del collega leghista, di risultare incauta se tutto il documentato da parte di Ong e IMRCC dovessero confermare che nei confronti del gommone alla deriva era in atto una omissione di soccorso. Di fatto, le immagini girate da bordo della Mare Jonio ritraggono un pattugliatore – ex Guardia di Finanza – che raggiunge il gommone quando su questo non c’era più nessuno.

Altro tassello oscuro della traversata dei migranti subsahariani partiti dalla Libia è il velivolo inserito in servizio nel dispositivo dell’operazione Sophia che, come tracciato dal giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, avrebbe sorvolato ieri mattina lo specchio di mare in cui si sarebbe dovuto trovare il gommone a quell’ora, senza che alcuna motovedetta libica lo raggiungesse fino all’arrivo della Ong nel tardo pomeriggio. La faccenda si complica quindi sotto l’aspetto meramente giuridico, con Mediterranea Saving Humans che procede dritta per la sua strada conscia delle leggi e delle convenzioni internazionali favorevoli. Ma anche, e soprattutto, sapendo di non poter essere incriminata per non aver consegnato i migranti soccorsi in acque internazionali ad una presunta guardia costiera di un Paese che anche secondo le Nazioni Unite non è e non si può considerare un “porto sicuro”. E la apparente sequenza di errori governativi, sollevati dal ritorno ne Mediterraneo centrale della Mare Jonio, pare aver dato anche vigore alla opposizione politica in Parlamento. Il Partito Democratico infatti, per voce dell’ex ministro Dario Franceschini, ha questa mattina duramente puntato il dito contro il presidente del Consiglio dei ministri; reo di non governare con autorevolezza in qualità di capo dell’esecutivo.

Le decisioni del Governo

Uno dei migranti è stato protagonista di una cosiddetta “medevac”, una evacuazione medico sanitaria, ed è stato condotto al poliambulatorio di Lampedusa diretto dal noto medico Pietro Bartolo. Un primo caso di necessità di sbarco è stato quindi già avallato dai medici di bordo delle navi di autorità italiana. La scelta di non far entrare la nave Mare Jonio – che ricordiamo essere iscritta al Registro Navale italiano – in acque territoriali prima e di mantenere la posizione politica dopo, negando l’approdo in porto, pone il Governo in una situazione potenzialmente sbilanciata verso l’abuso di potere. La nave potrebbe infatti ormeggiare nel porto dell’isola pur mantenendo a bordo i naufraghi fino a nuove disposizioni, a patto che queste arrivino in tempi tali da non lasciar formulare ad Agrigento una nuova ipotesi di sequestro. La nave della Marina Militare, immaginando che non si trovi sul posto per affondare la Mare Jonio a cannonate in caso di manovre sospette, potrebbe rappresentare il mezzo per una diversa fattispecie di reato: il respingimento coatto. Nel caso in cui i naufraghi venissero trasbordati e ricondotti in Libia, forse il ministro dell’Interno guadagnerebbe punti tra i suoi followers in vista delle elezioni regionali di domenica, ma lo porrebbe in una nuova grave condizione giudiziaria. Lo sbarco dei migranti varrebbe però un autogol in vista del voto che si apre domani in Senato sul caso Diciotti, ed avvalorerebbe la tesi secondo cui l’ipotizzato sequestro a bordo della nave della Guardia Costiera ad agosto sarebbe stata una pura presa di posizione politica non legittimata da preminenti interessi della nazione o di sicurezza pubblica. In uno ventaglio di opzioni e probabili colpi di scena, la Mare Jonio assume comunque il ruolo di casus belli per il Governo M5S-Lega.

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