Arrestata direttrice generale Consiglio di Ricerca Agricoltura

False attestazioni per aggirare gli obblighi di legge e gestire in modo diretto nel mercato immobiliare privato la scelta dell’immobile per la nuova sede dell’ente. Arresti domiciliari per la direttrice generale e obbligo di firma per tre dipendenti del Consiglio per la ricerca in agricoltura con sede a Roma

L’acronimo del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria è CREA. La direttrice generale dell’ente si chiama Ida Marandola. Oggi, la direttrice Marandola, è stata raggiunta dai militari della Guardia di Finanza che le hanno notificato l’ordinanza con la quale il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma ha disposto la sua misura cautelare agli arresti domiciliari per le ipotesi di reati contro la pubblica amministrazione. Insieme alla direttrice generale del CREA sono stati raggiunti anche due dirigenti ed un dipendente dell’ente. Si tratta di Ginevra Albano, dirigente dell’ufficio gare e contratti, il dipendente dello stesso ufficio Luigi Amorese e la dirigente dell’ufficio bilancio, Speranza De Chiara.

Nei confronti dei soggetti oggi raggiunti dalle disposizioni del GIP del Tribunale di Roma sono state accertate, ad esito di indagini dettagliate sulle attività svolte nelle rispettive funzioni, accertare gravi irregolarità nella gestione del CREA. In particolare, la direttrice generale del Consiglio per la ricerca in agricoltura, nell’occuparsi della scelta dell’immobile da adibire a nuova sede dell’ente, ha attestato un falso numero di dipendenti – superiore a quello reale – al fine di ottenere una dichiarazione di indisponibilità degli edifici demaniali con le conseguenti caratteristiche richieste e procedere in assoluta autonomia con ricerche nel mercato immobiliare privato. Il procedimento amministrativo che ne è scaturito è stato inoltre caratterizzato da svariate violazioni normative. Tra queste anche l’affidamento dei servizi di trasloco e facchinaggio, affidato mediante un artificioso frazionamento dei contratti in modo da non superare le soglie oltre le quali è previsto il ricorso a una gara ad evidenza pubblica.

Maggiori oneri a carico delle finanze pubbliche sono derivati anche dalla mancata riduzione – imposta dalla legge sulla “spending review” – del 15% del canone di locazione di due immobili. L’omissione avrebbe consentito un risparmio di circa 700.000 euro sul bilancio dell’ente. Tra le condotte in danno alla pubblica amministrazione sono anche emersi abusi nella procedura di “stabilizzazione” di alcuni lavoratori precari e nel pagamento di prestazioni professionali sulla base di incarichi di collaborazione affidati a due persone che, in realtà, non hanno svolto alcuna attività lavorativa. Oltre ai provvedimenti di limitazione della libertà personale disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari, è stato emesso un provvedimento di sequestro delle somme indebitamente corrisposte a due società locatrici degli immobili e ai due soggetti che hanno fittiziamente collaborato con il CREA.

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