La musica classica per tutti raccontata da Nicola Campogrande

Il compositore e scrittore Campogrande: “Da quando è arrivata la crisi economica il numero dei frequentatori dei concerti con musica classica, per esempio, è aumentato in tutto il mondo”

di Giuseppe Castronovo

Il maestro Nicola Campogrande è uno di quei personaggi che vivono al di là del ristretto confine di un teatro in cui si suona musica classica. Un artista, compositore e scrittore, ma anche direttore artistico e conduttore radiofonico. Già direttore di Sistema Musica, conduce il programma radiofonico Suite su Radio3 e Contrappunti su Classica HD della piattaforma digitale Sky. Attualmente, e già dal 2016, è anche direttore artistico del festival “MITO SettembreMusica”. Inoltre, il maestro scrive, per il Corriere della Sera ma anche per le case editrici che pubblicano i suoi libri. Il suo ultimo lavoro si intitola “100 brani di musica classica da ascoltare una volta nella vita”. Un ennesimo modo di Nicola Campogrande per portare la musica classica ovunque ed a beneficio di chiunque. Lo abbiamo intervistato a Palermo, dove presenterà domani pomeriggio il suo libro (libreria Tantestorie) e si esibirà in concerto al Teatro Politeama domani e dopodomani.

Da un grande Compositore un nuovo libro: “100 brani di musica classica da ascoltare una volta nella vita”. Da dove nasce l’idea di scrivere un libro che dia consigli ai lettori e li guidi all’ascolto?

Da molti anni, prima a Radio3 e poi in tv su Classica HD (Sky), mi capita di parlare di musica classica. E, spesso, di dare suggerimenti a chi mi chiede da dove partire, con che brano proseguire, che cosa è da ascoltare a tutti i costi. A un certo punto, con la complicità della Rizzoli, ho deciso di fare il punto, e di scegliere 100 brani che ripercorrono l’intera storia della musica, dal 1300 a oggi, e, nel contempo, sono secondo me davvero i più belli, quelli dei quali non si può fare a meno.

La musica classica è un universo vasto, come lei lo definisce; come avvicinare un lettore a questo libro, se spesso molti non hanno esperienza di classica?

Sono proprio i “non ascoltatori” i lettori ideali di questo libro. Ogni brano è raccontato in una pagina e mezza, senza tecnicismi, senza alcuna vocazione enciclopedica ma, al contrario, provando a far arrivare una passione, personale e molto forte, per autori e musiche che potrebbero sembrarci lontani ma, a scoprirli, continuano a “parlare” di noi e a regalarci brividi, emozioni, bellezza.

Il libro è dedicato ai già amanti della musica classica o si rivolge ad un pubblico più eterogeneo e quindi anche alle nuove generazioni?

È un libro per tutti. E i messaggi che ricevo – oggi il contatto con l’autore di un libro è molto facile – raccontano di ascoltatori appassionati e competenti che lo hanno divorato con piacere trovando qualche nuovo spunto di riflessione, di neofiti assoluti che hanno scoperto la musica classica e mi ringraziano, di insegnanti delle scuole medie che lo hanno fatto comprare ai propri studenti…

Esiste un filo conduttore tra la musica classica dei grandi compositori e quei nuovi generi musicali che nulla hanno in comune con una preparazione da Conservatorio?

L’alfabeto, la grammatica, la sintassi della musica classica sono alla base degli altri generi musicali. Ma, nel contempo, la musica classica che si scrive oggi – come quella che compongo io, ad esempio – si nutre del rapporto con il jazz, con il rock, con il pop, con la musica elettronica. Né potrebbe essere altrimenti. L’osmosi è sempre stata continua e mi riesce impossibile pensare a mondi musicali che non comunicano tra loro.

Come si può tutelare maggiormente il patrimonio culturale ed artistico della musica classica e come la si può tramandare, attraverso le nuove generazioni, malgrado quest’epoca di impoverimento culturale della società?

Io non credo che la nostra sia un’epoca di impoverimento. Anzi. Da quando è arrivata la crisi economica il numero dei frequentatori dei concerti con musica classica, per esempio, è aumentato in tutto il mondo. E la sfera del digitale ci fa vivere esperienze altrimenti impensabili. Continuiamo a leggere libri, ad andare a teatro, a rendere la nostra vita ricca con avventure culturali che qualcuno dava per spacciate. La curiosità continua a prevalere, direi. E sono dunque ottimista.

Ci racconta un aneddoto sul libro?

All’inizio scegliere i brani da includere tra i 100 è stato facile. Sembrava di avere a disposizione spazio per tutti. Ma poi, a poco a poco, i posti cominciavano a scarseggiare e le musiche meravigliose delle quali volevo parlare erano molte, moltissime. C’è stato un momento in cui i brani erano 106, e per un paio di notti non ho dormito – ma non chiedetemi quali pezzi sono rimasti fuori, perché non lo dirò mai! Alla fine, però, rileggendo il libro mi sono trovato d’accordo con me stesso. E non cambierei nulla.

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