Foggia “Far West”, risponde la “Squadra Stato” con arresti in interforze – VIDEO

Sedici ordinanze, alcune delle quali notificate a soggetti già in carcere per il tentato omicidio del 23 gennaio nell’ambito della guerra tra clan rivali. Sequestrate armi e arrestati soggetti detentori per la criminalità organizzata foggiana di armi ed esplosivi. L’operazione è stata definita Chorus ed ha coinvolto i Carabinieri, la Guardia di Finanza e la Polizia di Stato sotto il coordinamento repressivo della Procura di Foggia

Uno degli arresti a Foggia di Polizia e Guardia di Finanza

La risposta all’incremento di criminalità nel foggiano arriva da una “Squadra Stato”, interforze, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia. Questa mattina, agenti della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione alla risposta dello Stato ai crimini che si erano consumati nella zona di Foggia. L’operazione, definita con il nome convenzionale di “Chorus”, ha anche fatto opportuna prevenzione per gravi crimini che si sarebbero presto consumati.

Dove ha colpito lo Stato

A Foggia e Vieste hanno operato i Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia traendo in arresto cinque soggetti ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di fabbricazione e detenzione di ordigni esplosivi, rapine aggravate e porto e detenzione illegale di armi. Tre delle cinque ordinanze cautelari firmate dal tribunale di Foggia sono state eseguite con l’arresto per detenzione in carcere di Vincenzo Colucci, Sergio Perekhodko e Pasquale Carbone. Ai tre vengono contestati reati in concorso di rapina aggravata e possesso di armi da fuoco. Due, in particolare, le rapine accertate ed attribuite dagli investigatori al trio Colucci, Perekhodko, Carbone: quella del 25 aprile 2016 ad un bar e quella del 29 novembre 2017 ad una rivendita tabacchi. Altre due ordinanze con custodia cautelare in carcere sono state eseguite a carico di Michele Notarangelo e Michele Pinto. Ai due viene contestato il possesso di esplosivo per conto del clan di appartenenza. L’indagine a loro carico ha preso vita con l’arresto in flagranza di Pasquale Ninni, incensurato, per la detenzione di esplosivi di grave impatto.

A Foggia hanno operato gli agenti della Polizia di stato per l’arresto di sette persone per i reati contestati di incendio doloso, tentata estorsione e detenzione di armi. Quattro i soggetti immediatamente tradotti in carcere come da ordinanza firmata dal GIP del Tribunale di Foggia: Aleandro Di Fiore, Raffaele Di Fiore, Vito Francesco Perdonò, Raffaella Dell’Anno. Aleandro Di Fiore, buttafuori della discoteca foggiana “Domus”, il 21 ottobre del 2018 aveva sparato alla testa di un ragazzo con una pistola calibro 7,65. Un tentato omicidio da cui era partita l’indagine culminata con l’arresto dei sopracitati soggetti. Indagini che, partendo da Aleandro Di Fiore, erano arrivate all’arresto, il giorno successivo, di Renato Console per il possesso di una fornita armeria clandestina. Dal filone del giro di armi in possesso di Di Fiore e Console, gli inquirenti sono giunti a Perdonò, Dell’Anno e Raffaele Di Fiore. Altre due ordinanze sono state eseguite a carico di Davide Monti e Rocco Moretti per reati di estorsione e danni ad attività commerciali. Rocco Moretti pretendeva il pagamento di somme da parte dei commercianti dopo che Davide Monti ed il socio criminale Abramo Procaccini avevano collocato esplosivi presso le attività commerciali.

Ancora a Foggia l’esecuzione di altre ordinanze per le quali ha operato la Guardia di Finanza. I soggetti arrestati e trasferiti in carcere sono Gianfranco Bruno, Antonio Bruno, Antonio Carmine Piscitelli e Giuseppe Ricco. Nello specifico, i soggetti vengono arrestati per la contestazione di reati relativi all’ideazione e tentata esecuzione di una sparatoria, ad opera di un commando armato, all’alba del 23 gennaio di quest’anno. Alcuni dei soggetti in questione, tra l’altro, risultano elementi di spicco della criminalità organizzata. Come Gianfranco Bruno, detto “il primitivo”, elemento apicale della “società foggiana” ed affiliato al clan Moretti-Pellegrino. Antonio Bruno è invece il figlio di Rodolfo Bruno, uomo della “società foggiana” assassinato con metodo mafioso il 15 novembre dello scorso anno. Giuseppe Ricco è già stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso ed è conosciuto quindi alle autorità quale braccio destro di Francesco Panico ed affiliato al clan camorristico della famiglia Panico.

La promessa vendetta tra clan

L’azione che il commando armato avrebbe dovuto compiere, fallita per l’intervento delle Forze dell’Ordine, era una esecuzione ordinata dal “primitivo”, Gianfranco Bruno. Questi aveva condannato a morte un uomo del clan rivale Sinesi-Francavilla per l’omicidio avvenuto il 15 novembre 2018 del cognato Rodolfo Bruno. I militari della Guardia di Finanza e gli agenti della Polizia di Stato erano già sulle tracce dei soggetti oggi raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare in carcere e quindi avevano controllo del territorio e delle loro attività. Questo gli ha consentito l’intervento preventivo con cui è stato evitato un ulteriore pericoloso scontro a fuoco sul territorio foggiano. In particolare, le Fiamme Gialle, che già monitoravano il nucleo di criminalità organizzata, sono intervenuti in tempo bloccando due auto sulle quali si trovavano Gianfranco Bruno (mandante ed esecutore), Antonio Bruno (figlio dell’uomo da vendicare), Giuseppe Ricco e Antonio Carmine Piscitelli. Tutti i soggetti raggiunti oggi dall’ordine di custodia in carcere erano stati arrestati in flagranza di tentato omicidio a colpi di 44 Magnum il 23 gennaio.

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