Stroncata ‘ndrina calabro-lombarda, 25 arresti – Tutti i nomi

Una rete che operava in Calabria ed in Lombardia con pari padronanza del territorio. Scoperti i mediatori con i produttori colombiani di cocaina ed i fornitori marocchini di hashish. Chi procurava le armi alla cosca aveva fatto la comparsa nella serie televisiva Gomorra

Ci sono calabresi e lombardi tra i 25 soggetti colpiti da ordine di custodia emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro. Le indagini coordinate dal procuratore Nicola Gratteri hanno svelato la forza della ‘ndrangheta, non soltanto sul territorio calabrese ma anche su quello lombardo oltre che di interlocuzione paritaria con i produttori di cocaina colombiani. Per l’operazione, ancora in corso, di arresto dei 25 soggetti sono impiegati oltre 300 militari della Guardia di Finanza tra le regioni di Calabria, Lombardia e Puglia. L’operazione stronca la ‘ndrina di Limbadi, nella provincia di Vibo Valentia, ma apre un varco all’interno dell’intera rete del narcotraffico gestito dall’organizzazione mafiosa in assoluto più potente in questo settore criminale.

L’ossessione per le intercettazioni

L’indagine è stata definita con il nome convenzionale di “ossessione” in relazione all’ossessiva paura degli indagati che le Forze dell’Ordine potessero intercettarli o in qualche modo monitorarne le attività. Di fatto, le indagini erano davvero in corso ed i soggetti erano appunto sotto stretto controllo. Grazie all’attenta e meticolosa attività investigativa è stato possibile ricostruire il quadro di interessi e crimini di mafiosi ‘ndranghetisti che interessavano il traffico di cocaina e di hashish con forniture in Colombia ed in Marocco e distribuzione in Calabria e Lombardia, anche mediante l’uso dello scalo aereo milanese di Malpensa. L’operazione ha il suo focus nel traffico internazionale di cocaina e colpisce direttamente la cosca dei Mancuso, dominante tra Limbadi e Nicotera ma estesa nell’intera provincia calabrese di Vibo Valentia. La cosca è per risultata estesa e potente anche in Lombardia, confermando il dominio criminale della mafia calabrese nella regione del settentrione italiano ed in particolare, nel caso dei Mancuso, nell’hinterland milanese.

Spietati, rispettati in Sudamerica e potenti in Italia

L’attività investigativa ha quindi raccolto prove a carico dei fratelli Salvatore Antonino, Giuseppe e Fabio Costantino, pienamente inseriti nella cosca Mancuso, ed anche il pluripregiudicato Giuseppe Campisi, personaggio dall’elevatissimo spessore criminale, rappresentante della ‘ndrina di Limbadi in Lombardia e già condannato per associazione mafiosa. Giuseppe Campisi è ritornato sulla scena dopo aver scontato 30 anni di reclusione per un omicidio mafioso. Giuseppe e Fabio Costantino, al pari di Gaetano Muscia, sono tra l’altro risultati coinvolti nell’operazione “Black Money” con cui è stata duramente colpita la cosca di Limbadi. Le indagini hanno accertato quindi varie importanti peculiarità della cosca attenzionata. Per prima cosa è stato dimostrato come i vertici del sodalizio fossero in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltreché dall’Olanda. Inoltre, le indagini svolte dalla Guardia di Finanza hanno consentito di accertare anche che, con logica puramente imprenditoriale, in attesa dell’arrivo delle partite di cocaina dal Sudamerica, con lo scopo di massimizzare il profitto l’organizzazione intesseva rapporti d’affari con un personaggio marocchino residente a Milano ma in diretto contatto con i principali cartelli maghrebini per l’importazione di massicce quantità di hashish.

La ‘ndrangheta si trova ovunque

L’elevata consistenza transnazionale dell’organizzazione evidenzia ancora una volta il trait d’union tra la criminalità organizzata calabrese e i “cartelli” mondiali della droga. Unita ad unna diffusione capillare sul territorio nazionale, la consorteria criminale risulta una vera e propria multinazionale del narcotraffico. Questa è infatti capace di curare l’acquisto “all’ingrosso” della droga, a prezzi assolutamente concorrenziali, direttamente dai produttori per poi smistarla in territorio calabro e lombardo tramite la fitta rete di cui dispone. Le indagini hanno infatti dimostrato come i vibonesi siano in affari anche con esponenti legati al clan dei Mazzaferro di Gioiosa Ionica (RC), da anni trapiantati nel milanese e nel comasco ed in grado di smistare importanti quantità di narcotico in Lombardia. Proprio a Tonino Mazzaferro i finanzieri avevano trovato e sequestrato un chilogrammo di cocaina pura al 98% nel marzo del 2018.

Il ruolo delle donne e l’uomo di Pablo Escobar

Un ruolo fondamentale è risultato affidato alle donne: da “teste di ponte” per le comunicazioni tra gli accoliti, a co-finanziatrici, come nel caso della cittadina albanese Elisabeta Kotja, fino a intermediarie di alto rango con gli esponenti dei Cartelli sudamericani. Spiccano, per importanza di ruolo, anche le due venezuelane Clara Ines Garcia Rebolledo e Gina Forgione. Queste sono risultate estremamente note nel panorama del narcotraffico internazionale ed in grado di mettere in contatto i calabresi con i narcos sudamericani. Tra questi il noto narcotrafficante colombiano Julio Andres Murillo Figueroa, ospitato dai calabresi a Milano per pianificare l’arrivo della cocaina dai paesi dell’America Latina. “Socio” di Gina Forgione, il colombiano ha in passato collaborato con i “guerriglieri colombiani”, nonché con il famigerato Pablo Emilio Escobar Gaviria, sanguinario capo storico del “cartello di Medellín” tra gli anni ’80/’90.

Il ruolo del broker pugliese e dell’uomo a Malpensa

Michele Viscotti, esperto broker di origine pugliese, curava i rapporti con i produttori e più volte si è recato in Sudamerica per contrattare prezzo e quantità della cocaina da spedire in Europa. Il clan ‘ndranghetista calabrese, non solo poteva contare sulle descritte entrature nel florido mercato sudamericano, ma era capace di tessere continui collegamenti con le principali piazze di approvvigionamento olandesi. La vasta esperienza del foggiano gli consentiva infatti di sfruttare conoscenze anche nei Paesi Bassi. Qui sono risultati ben saldi rapporti con fornitori di droga di primissimo piano. Mentre Viscotti contrattava su più fronti dall’estero, in Italia i Costantino si preoccupavano di quello che nel gergo dei narcos viene chiamato “scarico”. Era quindi affidato ai Costantino di far uscire la droga dal sedimento portuale o aeroportuale d’arrivo grazie ad “agganci” utili allo scopo. Per tale delicato compito è emerso che l’organizzazione contava su un personaggio originario della provincia di Reggio Calabria, Francesco Ceravolo, in grado di far uscire il narcotico dall’aeroporto di Malpensa in dispregio ai controlli di rito.

Il business dell’hashish marocchino

Grazie ad una costante attività d’indagine, nonostante le estreme accortezze attuate dai trafficanti, nel mese di marzo 2018 i finanzieri sono riusciti a scoprire un deposito di Milano in cui era stata stoccata la droga. In quel caso sono stati sequestrati oltre 430 kg di hashish giunti in Italia dal Marocco attraverso la Spagna, ed una pistola risultata rubata ed in uso proprio a Salvatore Antonino Costantino. Gran parte della droga sequestrata è risultata destinata a soddisfare le richieste dei finanziatori di stanza in Calabria. Tra questi è emerso il pregiudicato vibonese Antonio Narciso. L’ingente quantitativo di droga sequestrato, in realtà, rappresenta solo una quota parte del prodotto commissionato dai calabresi al potente cartello di stanza in Marocco, in grado di assicurare costanti ed enormi forniture di narcotico. I fratelli Costantino, di fatto, stavano trattando con l’organizzazione marocchina l’acquisto di una quantità pari a 3.000 kg di hashish che, secondo i calcoli degli stessi affiliati, avrebbe portato nelle tasche dell’associazione un introito che si aggirava tra i 4 ed i 5 milioni di euro da reinvestire nell’ancor più redditizio traffico di cocaina.

Arma e droga sequestrati dalla Guardia di Finanza in un deposito di Milano alla ‘ndrina

L’armaiolo della serie Tv Gomorra

L’organizzazione, dominus del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, non aveva alcun problema nell’uso delle armi a difesa dei propri interessi. Un ruolo di fondamentale importanza per questo aspetto era ricoperto da un soggetto di Varese, Carlo Cuccia, che in passato ha anche recitato da comparsa nella nota serie televisiva “Gomorra”. Mentre nella fiction all’indagato era stato attribuito il ruolo di “specchiettista”, nell’organizzazione vibonese gli veniva affidato il compito di reperire le armi, unitamente al suo compaesano Ivo Monetta, anche quest’ultimo colpito da ordine di arresto. L’inchiesta, oltre ad infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni, ha consentito di identificare tutti i soggetti coinvolti, ognuno con un ruolo ben preciso. Da delinquenza crudele e rurale, un tempo dedita essenzialmente alle estorsioni e ai rapimenti, la ‘ndrangheta ha saputo riciclarsi in una vera e propria holding del crimine, in grado di accumulare e gestire immensi patrimoni illeciti e di inquinare ogni settore del sociale.

Tutti i nomi del blitz

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro, concordando con le conclusioni degli investigatori, ha emesso 25 misure di fermo di indiziato di delitto contestando, a vario titolo, reati in materia di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalla modalità mafiosa e dalla detenzione di armi, nei confronti di:

Giuseppe Accursio, nato a Licata (AG);

Damiano Aquilano, nato a Tropea (VV);

Daniele Bosco, nato in Jugoslavia (EE);

Vito Jordan Bosco, nato in Libia;

Giuseppe Campisi, nato a Vibo Valentia il 20.01.1960;

Gianfranco Carugo, nato a Cerro Maggiore (MI);

Carlo Cuccia, nato a Tradate (VA);

Gina Alessandra Forgione, nata in Venezuela (EE);

Clara Ines Garcia Rebolledo, nata in Venezuela (EE);

Elisabeta Kotja, nata in Albania (EE);

Maria Antonia Limardo, nata a Briatico (VV);

Francesco Mancuso, nato a Vibo Valentia;

Giorgio Mariani, nato a Genga (AN);

Luigi Mendolicchio, nato a Milano;

Ivo Menotta, nato a Tradate (VA);

Julio Andres Murillo Figueroa, nato in Colombia;

Gaetano Muscia, nato a Tropea (VV);

Antonio Narciso, nato a Vibo Valentia;

Gennaro Papaianni, nato a Vibo Valentia;

Salvatore Papandrea, nato a Taurianova (RC);

Fabrizio Pilati, nato ad Arona (NO);

Abderrahim Safine, nato in Marocco (EE);

Francesco Scaglione, nato a Palermo;

Giovanni Stilo, nato a Nicotera (VV);

Michele Viscotti, nato a San Severo (FG).

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