Un ministro contro la Repubblica italiana: Salvini e il caso Diciotti

Ottavo giorno su nave Diciotti- Sbarcati ieri sera i soli minori dopo la richiesta ufficiale della Procura etnea del Tribunale per i minori. Il procuratore capo di Agrigento ha ispezionato la nave: “Sono quasi tutti affetti da scabbia. Una realtà devastante”. La Guardia Costiera delegata dalla Procura di Agrigento per le indagini sul caso di nave Diciotti. Il Coordinamento per Democrazia Costituzionale: “La condotta del Ministro dell’interno infligge un gravissimo vulnus alla Costituzione italiana creando un buco nero”

Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, si trova adesso in una situazione per molti aspetti inedita in Italia. Lo scontro che riguarda la nave della Guardia Costiera italiana Ubaldo Diciotti – immobilizzata da otto giorni con a bordo i migranti accolti al largo di Lampedusa – sta causando gravissimi squilibri istituzionali all’interno della Repubblica italiana. Il titolare del Viminale, responsabile della sicurezza interna del Paese, viene adesso indicato come un potenziale trasgressore delle leggi italiane. Trasgressioni che non riguardano azioni del signor Matteo Salvini o del segretario federale di un partito ma le funzioni del ministro che sta attuando prese di posizione in grave violazione della Costituzione italiana e delle leggi vigenti. Violazioni di legge che, qualora riscontrate da una Procura della Repubblica italiana, verrebbero comunque giudicate dal Tribunale dei Ministri. Sprezzante la risposta “social” del ministro Salvini: “Sono qua, non sono ignoto. Indagatemi e processatemi”. Ma allo sprezzante atteggiamento di sfida segue una frase che appare piuttosto allarmante: “Se mi arrestano, mi venite a trovare Amici?”

Il procuratore capo della Procura di Agrigento, che per competenza aveva aperto una inchiesta quando nave Diciotti si trovava ancora al largo di Lampedusa e quindi nella provincia agrigentina, ha visitato la nave della Guardia Costiera bloccata nel porto di Catania. Guardia Costiera che ha ricevuto delega dalla Procura di Agrigento per indagare sui presunti reati di sequestro di persona e trattenimento illegale. Le indagini, come ha spiegato lo stesso procuratore Luigi Patronaggio, sono già state avviate ad Agrigento con la collaborazione su delega della Guardia Costiera di Porto Empedocle. Nell’intervista realizzata da Felice Cavallaro per il Corriere della Sera, il titolare del fascicolo sul caso Diciotti spiega che: “La politica e l’alta amministrazione sono libere di prendere le scelte che ritengono opportune. Alla magistratura resta la valutazione giuridica di quanto avviene, su sfere e ambiti diversi. Ovviamente qualsiasi limitazione della libertà personale deve fare i conti con norme e regole della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, della Costituzione, del Codice penale e del Codice di procedura penale. Non si scappa”.

Tra le condizioni riscontrate a bordo di nave Diciotti dal procuratore capo Luigi Patronaggio ci sono anche casi di inadeguata detenzione. Sempre al cronista del Corriere della Sera, Patronaggio racconta che “sono quasi tutti affetti da scabbia. Una realtà devastante, a cominciare dai cattivi odori che ti restano addosso”. Del caso si era interessato, con un intervento diretto, anche Procura per i minori del Tribunale di Catania che aveva inviato una richiesta ufficiale per lo sbarco dei migranti minorenni non accompagnati. Questi, qualunque possa essere la decisione ultima del Governo, non potrebbero essere respinti in alcun modo e lo Stato italiano non può sottrarsi all’obbligo di farsene carico. Ma anche i minori erano stati illegalmente detenuti a bordo della nave della Guardia Costiera fino a ieri sera, quando il ministro degli Interni ha annunciato, con un video streaming su social, l’autorizzazione allo sbarco dei soli minori. Sbarco avvenuto ieri sera e che ha comunque lasciato a bordo circa 150 migranti.

La vicenda della nave Diciotti di Guardia Costiera e delle decisioni prese dal ministro degli Interni viene chiaramente delineata da Coordinamento per Democrazia Costituzionale in una nota stampa. “Innanzitutto occorre premettere – puntualizzano i giudici nel comunicato – che queste persone si trovano in Italia e sono soggette alla protezione della Costituzione e delle leggi italiane, ciò perché le navi militari sono ‘territorio italiano’, anche in acque internazionali, e, per di più, nel caso in questione la nave si trova in acque nazionali, attraccata al porto di Catania.” La precisazione in premessa era già stata affrontata in questi giorni ma sembra comunque interessare ben poco al ministro che continua a voler sfidare leggi ed istituzioni. Ministro che questa mattina, nel corso di una intervista radiofonica, ha asserito che sono “tutti immigrati illegali”. Una inesattezza giuridica che purtroppo non sembra trovare alcun contraddittorio politico concreto e credibile.

I togati di Coordinamento per Democrazia Costituzionale spiegano con la nota stampa firmata da Alfiero Grandi e Domenico Gallo, diramata ieri sera, anche l’aspetto prettamente riguardante la criticata posizione della Guardia Costiera: “In base alle Convenzioni internazionali le persone salvate in mare devono essere sbarcate in un posto sicuro, dove i loro diritti fondamentali non siano messi a rischio, altrimenti si verificherebbe un’omissione di soccorso (art. 593, 2° comma del codice penale). Le navi della Guardia Costiera svolgono un servizio pubblico essenziale per la protezione delle coste e la salvaguardia della vita umana in mare ed è inconcepibile che la loro missione venga ostacolata da un organo governativo bloccandone l’attività a tempo indeterminato.” Che le indicazioni dei magistrati non siano cavilli giuridici spulciati tra sentenze della Cassazione lo si evince con indiscutibile chiarezza da un ulteriore indiscutibile puntualizzazione: “L’art. 13 della Costituzione italiana prevede che la libertà personale è inviolabile e si applica anche ai migranti a bordo della nave Diciotti, come si applica nei loro confronti la disciplina giuridica dell’immigrazione vigente in Italia perché non possono esistere nel nostro ordinamento zone franche dal diritto.”

Le decisioni del ministro degli Interni sembrerebbero di fatto costituire delle “zone franche dal diritto” che sta ponendo il titolare del Viminale adesso anche in conflitto politico con altre ed alte cariche dello Stato. Tra queste il presidente della Camera dei Deputati, il pentastellato Roberto Fico, per il quale il ministro si è limitato a ricordare che l’andare contro la volontà del Governo è un problema interno del Movimento Cinque Stelle. Tacciono sulla questione il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ed il pluriministro e vicepremier – oltre che capo politico del M5S – Luigi Di Maio. Non tace sulla questione il Coordinamento per Democrazia Costituzionale che spiega come e perché “Il Ministro dell’Interno non ha alcun potere sulla vita e la libertà delle persone recuperate in mare alle quali non può impedire lo sbarco e l’esercizio dei loro diritti, sia il diritto di chiedere l’asilo, sia il diritto alla protezione dei minori. Per di più è inammissibile la minaccia di riportarli in Libia, condotta che integrerebbe gravi illeciti penali, mettendo in pericolo la vita stessa dei migranti.” La conclusione della nota, se possibile, è ancora più dura della parte in cui vengono spiegate le ragioni di diritto e Costituzione: “La condotta del Ministro dell’interno infligge un gravissimo vulnus alla Costituzione italiana creando un buco nero, una sorta di Guantanamo italiana, nella quale non vige il diritto ma la legge della giungla.” La chiusura del testo firmato di magistrati Alfiero Grandi e Domenico Gallo appare quindi un chiaro invito all’intervento del presidente della Repubblica, garante della Costituzione italiana: “A fronte di questi eventi, rivendichiamo la perenne validità ed inviolabilità della Costituzione italiana”

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