Nave Diciotti a Pozzallo dopo quattro giorni ferma a Lampedusa

Il Ministero degli Interni ha dato il proprio nullaosta allo sbarco della nave della Guardia Costiera in un porto italiano. Ieri sera la Diciotti ha lasciato Lampedusa per fare rotta sul porto siciliano di Pozzallo

In copertina: Nave Ubaldo Diciotti della Guardia Costiera italiana ripresa da lunga distanza durante la navigazione

La nave della Guardia Costiera, la Ubaldo Diciotti, si trova adesso davanti il porto di Pozzallo, in Sicilia. A bordo ci sono ancora 177 migranti soccorsi da un gommone cui Malta si era rifiutata di offrire soccorso. La Diciotti aveva trasbordato i migranti per un evento SAR che metteva in sicurezza le persone, 190, che sovraffollavano il gommone ponendo i passeggeri a rischio naufragio. Dei migranti soccorsi dalla nave della Guardia Costiera, 13 erano stati evacuati a Lampedusa per gravi ed immediate esigenze sanitarie. Soltanto oggi, dopo cinque giorni di “sequestro” della nave con equipaggio e migranti, nelle acque territoriali italiane al largo di Lampedusa, il Ministero degli Interni ha annunciato che la Diciotti può entrare in un porto italiano per sbarcare i migranti. A patto che l’Europa faccia la propria parte con i 177 migranti che si trovano a bordo della nave. Il nullaosta annunciato dal Viminale era però stato probabilmente concesso già ieri sera. La Diciotti ha infatti lasciato le acque di Lampedusa ieri, intorno alle 20:30, e si trova adesso in prossimità del porto siciliano di Pozzallo. La nave è quindi in acque territoriali italiane, al largo del porto siciliano, ma in questo momento non è stata ancora trasmessa a bordo l’autorizzazione all’ingresso in porto e quindi allo sbarco dei migranti. Così la Diciotti resta ancora in attesa di ordini, in rada all’interno di acque territoriali italiane. Nel precedente episodio, analogo, lo stallo era stato interrotto dall’interessamento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che aveva indotto l’autorizzazione allo sbarco nel porto di Trapani direttamente per ordine del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che aveva così scavalcato il ministro degli Interni e quello dei Trasporti fermi sulle proprie posizioni di chiusura.

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