La febbre del sabato sera

Rubrica di racconti e ricette a cura Samantha Scala

di Samantha Scala

Invito spesso gli amici a cena. Adoro applicarmi nella preparazione dei piatti per l’intera giornata. Mi impegno, mi dedico e mi stanco per essere poi ripagata da sorrisi soddisfatti. Loro lo sanno. Lo sanno tutti. Conoscono bene la trama e poi partecipano volentieri al film della convivialità e della “gioia di partecipare”. Ricevo molti complimenti ma non altrettanti inviti. La responsabilità è esclusivamente (?!) mia: sono tanto, troppo, pantofolaia. Adoro la comodità di “casa”: l’isola con gli sgabelli scenografia di frizzanti aperitivi, il grande divano per le chiacchiere post cena e i bambini che, ad una “certa”, spariscono comodi ognuno sognante nel proprio letto.
Loro lo sanno. Lo sanno tutti. Conoscono bene la trama e partecipano al film del “rispetto” per la pigra Sam.
Accade però a volte, rare e sporadiche volte, che io mi imbatta in attori meno condiscendenti. Accade che trama, copione e film cambino. Accade che io, rare e sporadiche volte, riceva un “invito a cena”!!
Squillo di trombe, rullo di tamburi! Sta accadendo davvero a me? Emozionata, provo un preventivo senso di gratitudine nei confronti di chi si presterà ad “impegnarsi, dedicarsi, stancarsi”, mentre medito sul dolce da preparare.

In questo mio approccio alle relazioni “con i piedi sotto ad un tavolo” credo di concretizzare una perfetta fusione tra mia madre e mio padre. Cuoca amorevole e generosa lei, pantofolaio lui. Abbonamento allo stesso cinema dunque per me e la mia famiglia d’origine.
Ricordo ancora gli inviti che ricevevamo. È più facile rammentare eventi insoliti, è chiaro, ma non è questa l’unica ragione per cui essi vivano ancora così presenti.
Imprevisto! Ogni occasione di poter cambiare il copione, si imbatteva in un imprevisto che, puntualmente, faceva tornare tutto al (proprio) posto: cuoca amorevole e generosa lei, pantofolaio lui.
“La febbre del sabato sera” la chiamavo io, ridendoci su, ogni volta.
Si alternavano le nocche prepotenti del dolore alla cervicale di mamma (quando impastava a mano 4kg di farina per gli ospiti però mai eh!) l’influenza di mio fratello ancora piccolo, il mal d’orecchio di mia sorella…
Non sto qui ad elencare malanni altrimenti diventa la rubrica Gusto Medi “cina” 33!

La scorsa settimana sono stata assente lo avrete notato.
Giustificatissima ve lo assicuro: febbre e pulpite al dente del giudizio. Una cara amica mi aveva invitata a cena sabato!
Ah ah ah ah Stayn alive!

Questo è il dolce che avrei preparato.

P.S.
Non credo alle leggi di attrazione. Sono solo coincidenze. Accetto inviti.

Cheesecake alle fragole

Preparazione

Per prima cosa preparate la base:
Frullate i biscotti con l’aiuto di un mixer fino ad ottenere una polvere, unitela al burro fuso e allo zucchero di canna e mescolate con un cucchiaio. Imburrate uno stampo a cerniera e foderatelo con cura con della carta da forno, sia sul fondo che ai bordi. Versate i biscotti sul fondo dello stampo, livellando con il dorso di un cucchiaio. Lasciate compattare in frigo almeno mezz’ora.

Preparate la crema:
Mettete in ammollo la colla di pesce in acqua fredda per almeno 10 minuti. Lavorate il formaggio con l’aiuto di una frusta elettrica aggiungendo 70 g di zucchero preso dal totale. A parte, montate la panna (lasciate da parte due cucchiai) con i restanti 30 g di zucchero.
Sciogliete quindi la colla di pesce nei due cucchiai di panna leggermente riscaldata in un pentolino, avendo cura di strizzarla bene prima di unirla alla panna. Aggiungete la colla di pesce sciolta e intiepidita al composto di formaggio.
A questo punto aggiungete anche la panna montata effettuando movimenti dal basso verso l’alto e il succo di limone.
Versate il composto sul fondo di biscotti, livellate bene con una spatola e lasciate rassodare in frigo per almeno 6 ore.

Decorate la cheesecake:
Sformate la torta e decoratela con le fragole lavate, asciugate e tagliate a fette. Lucidatele infine con della confettura passata al setaccio e leggermente scaldata.

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