Assemblea PD, fotografia di un partito in rovina

Dei 1021 aventi diritto all’Ergife si presentano in 829 presenti registrati e con facoltà di voto. Sedie vuote e tensione all’assemblea del Partito Democratico in cui tra i maggiori assenti ci sono i renziani

L'Assemblea del PD, tra sedie vuote e malumori (Ph: Agenzia DIRE)

di Alfonso Raimo

Sedie vuote, delegati arrabbiati, fischi, proteste. Il PD riunisce l’assemblea della riscossa e scopre che la base è sfiduciata. Di più, esausta. I numeri lo dimostrano meglio di ogni ragionamento. Dei 1021 aventi diritto all’Ergife si presentano in 829 presenti registrati e con facoltà di voto. È il record di presenze, per questa platea congressuale. Ma arrivano alla fine solo in 302. 527 delegati si perdono lungo le 5 ore di assemblea. 205 non votano neppure alla prima votazione, quella in apertura di riunione, sullo slittamento dell’ordine del giorno, alla quale partecipano 624 delegati (397 a favore, 221 contro, 6 astenuti). Cinque ore dopo, alla seconda votazione, quella sulla relazione di Martina, mancano all’appello altri 322 delegati. La relazione viene votata da 302 delegati, 294 a favore e 8 astenuti.

Una parte degli assenti sono certamente renziani

L’Assemblea del PD, tra sedie vuote e malumori (Ph: Agenzia DIRE)

Nell’area dell’ex segretario in molti attendevano l’intervento del leader, annunciato dallo stesso Renzi. Ma quando, dopo un’ora di trattativa in extremis, viene raggiunta l’intesa tra le correnti sul sostanziale rinvio della discussione sul segretario, molti renziani abbandonano i lavori, infastiditi. A dire il vero poi i renziani, con Marcucci dal palco, tornano sulla decisione e annunciano il voto a favore. Ma tanti, ormai, sono andati via comunque. E a dimostrarlo ci sono le sedie vuote, in particolare quelle della destra dell’emiciclo. Perchè nel PD post-4 marzo, le correnti si siedono anche in aree diverse, come dimostra plasticamente la sala congressi dell’Ergife. A destra la maggioranza di Renzi e Orfini. Alla sinistra, la sinistra di Orlando, Emiliano e Cuperlo. Uniti oggi dalla convenienza più che dalla convinzione. Meglio non dividersi, quando gli altri si uniscono.

Delegata sbotta: “Al congresso non me chiamate”

“Io ora me ne vado. Consegno la delega al presidente. Ma noi dovremo fare un congresso e se stiamo messi così come stiamo messi oggi, non me chiamate”. Non le manda a dire Pina Cocci, delegata del PD di Tor Bella Monaca, dal palco dell’assemblea dem. Il suo è tra gli interventi più duri. “Da là- dice indicando la platea – io sentivo le truppe cammellate. Veniteci nei territori, non vi mettete in bocca la parola ‘periferia’. Ma a Tor Bella Monaca chi v’ha mai visto?”, dice prima di prendere la delega per il voto e lanciarla letteralmente sul banco della presidenza. Nel PD l’assemblea, che di solito segue le indicazioni delle correnti, oggi mostra una vitalità fuori dagli schemi. Lo mostrano i numeri stessi del voto allo slittamento dell’odg. 397 a favore, ma ben 221 contrari, con 6 astenuti. Numeri, quelli dei voti contro, che vanno ben oltre l’accordo tra le diverse aree.

Dopo la sconfitta di marzo, rimescolate le carte della maggioranza e minoranza, l’assemblea non segue più gli ordini di scuderia e partecipa con proteste e applausi, quando e’ il caso. L’intervento di Roberto Giachetti, più volte interrotto, è tra quelli che provoca maggiori reazioni, al punto che Giachetti deve stoppare un delegato particolarmente facinoroso: “Così lo fai a tua sorella”, gli dice. Altri lamentano la scelta di rinviare l’elezione del segretario. “Una presa per il culo. Io mi sono alzato alle 5 di questa mattina”, dice il sindaco di Mariano Comense Giovanni Marchisio, mentre lascia i lavori, arrabbiato. “Volevo fare una discussione politica vera. Non questa manfrina. Dicono che ci vuole rispetto, che bisogna rispettare in particolare i territori. È questo il rispetto di cui parlano?”.

Alfonso Raimo – Agenzia DIRE
www.dire.it

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