L’archi”fritto” d’interni

Rubrica di racconti e ricette a cura Samantha Scala

di Samantha Scala

Scrivere e cucinare. Cucinare e scrivere. “Inchiostro e farina sono sempre stati presenti nella mia vita” recitavo nella videointervista per la partecipazione alla Prova del Cuoco. Ho però volutamente eclissato un altro aspetto fondamentale della mia vita, altrettanto importante e presente, come a voler evitare qualsivoglia battuta della serie: chi sa fare tutto poi… non sa fare niente. Ma visto che qui mi sento affettuosamente cullata da onde di affetto, non ho remore a raccontarvi di un’altra grande mia passione, che poi poco si discosta da tutto ciò che sento di essere e dal mondo a cui sono certa di appartenere.

Ero appena adolescente quando mio padre, marinaio giramondo, decise di tornare alle sue vecchie passioni manuali. Con pochi attrezzi e molta fantasia, trasformava i bancali di legno (sì, i famosi pallet che adesso fanno “fighe” le verande con quattro cuscini buttati sopra) in meravigliose opere d’arredamento: panche, librerie, tavoli…
Lo osservavo estasiata mentre, con le sue mani forti e pazienti, creava miracoli. Ma, non contenta di fare da spettatrice, diventai presto co-protagonista soddisfatta e fiera, nel film della creatività familiare. Disegnavo. Immaginavo e disegnavo ciò che lui avrebbe poi realizzato. Niente pc e complicati software ma matita e righello e poi “lui”, con legni sempre più pregiati, creava, con medesima minuzia e altrettanto amore Cucine in muratura, camerette, armadi: una passione trasformata in secondo lavoro che era gratificazione morale ma anche economica. Era la taverna con il forno a legna trasformata in falegnameria, il rumore della sega a nastro, l’odore aromatico della segatura e quello pungente della vernice.

Desiderare, immaginare, disegnare, realizzare. Azioni alle quali quasi ho rinunciato quando quel garage è tornato ad essere una taverna dal silenzio assordante.
Poi, pian piano, ho ripreso a “progettare” case… e futuro, immaginando nuove prospettive e colori per vivere la vita. Adesso, sembra funzionare. Ad ogni passo un ricordo, una parola buona; ad ogni successo la giusta ricompensa. Ed è romantico vivere il proprio lavoro con quella passione che trasforma tutto in una continua festa.
“La casa”. Cosa c’è di più confortante ed emozionante? Che sia una grande villa da costruire o la piccola casa avuta in eredità dalla nonna da ristrutturare, una camera da rifare, una nuova cucina (eccolallà), ci sono sì tasche che si svuotano ma a riempire cuori e far brillare gli occhi. E il cibo? Immaginereste mai un architetto di interni (interior designer è troppo anglosassone per la mia natura “genuina”) che prepara manicaretti ai muratori? Ebbene sì, eccomi. Per ogni solaio costruito, la famosa “gettata di cemento”, una bella mangiata. Quale miglior auspicio per una nuova casa che mani sporche di sugo e calcestruzzo?
…e alla fine, quando i nidi saranno pronti ad accogliere famiglie eccitate e festose, come primo piatto da cucinare, una bella frittura di paranza! Non ci credete? Pare porti bene!
Allora facciamo così: fingiamo di esserci appena trasferiti e la prepariamo! Che ne dite? Facile, veloce e buona. Poi apriamo le finestre e laviamo le tende. Laviamo eh? Non lEviamo perché…a” casa”, si sta bene!

Frittura di paranza

Preparazione:

Lavate con cura tutti i tipi di pesce in acqua leggermente salata, quindi asciugateli con della carta assorbente. Infarinate pochi pesci alla volta, senza eccedere. Mettete sul fuoco una capace padella e versatevi l’olio. Quando sarà abbastanza caldo, iniziate a cuocere i pesci, tuffandone pochi alla volta. Scolateli man mano che si dorano e posateli su un foglio di carta assorbente, in modo da far scolare l’olio in eccesso.

Impiattate e ricordate di salare solo al momento di portare in tavola.

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