Sigonella, il buco nero degli affairs americani

Venti di guerra, quindi. L’America di Trump mostra i muscoli. Ma non è la prima volta che la base militare americana di Sigonella finisce sulle prime pagine dei giornali

In copertina: la nave da crociera “Achille Lauro”, oggetto del sequestro del 7 ottobre 1985 che determinò la “Crisi di Sigonella”

di Roberto Greco

Probabilmente l’hastag #Sigonella, a fine giornata, sarà nell’elenco dei più visibili. Le prime pagine delle principali testate titolavano “Venti di guerra” nei giorni scorsi e, oggi, ci informano che i pattugliatori americani – i Boeing P-8A in dotazione all’aviazione americana e di stanza nella base di Sigonella – sono decollati e i caccia francesi sono in attesa del Ready to go per partire. Venti di guerra, quindi. L’America di Trump mostra i muscoli. Ma non è la prima volta che la base militare americana di Sigonella finisce sulle prime pagine dei giornali. Ci finì nel 1959 e ancora nel 2005 per le terribili alluvioni che la inondarono, quando i vicini fiumi Dittaino e Gornalunga strariparono.

Ma Sigonella fu anche il teatro di un’altra prova muscolare, quella che, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985, vide fronteggiarsi lo Stato italiano e le forze militari americane di stanza in quella base. Ma cominciamo dall’inizio. Tutto ha origine il 7 ottobre 1985. Poco dopo le 13:00 la nave da crociera Achille Lauro, mentre percorreva le acque territoriali egiziane dirigendosi verso Israele, viene sequestrata da quattro terroristi palestinesi che si erano introdotti sulla nave con passaporti falsi. Non era quello, il momento che i terroristi aspettavano. Il loro obiettivo era colpire lo stato di Israele nel porto di Ashdod, attracco previsto della Achille Lauro. Mentre spostano le armi che avevano portato con sé, sono scoperti da un componente dell’equipaggio. La loro reazione è violenta e immediata. Il commando uccide selvaggiamente Leon Klinghoffer, un ebreo americano disabile, gettandolo fuori bordo. Successivamente, i terroristi si impossessano della nave. Il Myday lanciato dalla Achille Lauro, e con esso la rivendicazione del sequestro, è captato in Svezia. I terroristi si dichiararono appartenenti all’OLP – l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina – e chiesero, in cambio della liberazione degli ostaggi, la scarcerazione di cinquanta palestinesi che erano detenuti nelle carceri israeliane. In realtà, i quattro terroristi appartenevano all’FPLP, la fazione filosiriana che aveva costituito il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Sfumatura? No. Soprattutto analizzando il contesto politico italiano di quegli anni.

Bettino Craxi, presidente del Consiglio ai tempi della crisi di Sigonella (ph. Abbiati-Ansa)

Il presidente del Consiglio è l’onorevole Bettino Craxi, leader incontrastato del Partito Socialista Italiano. Guida un governo formato dal quadripartito composto da Democrazia Cristiana, Partito Repubblicano Italiano, Partito Socialdemocratico Italiano, Partito Liberale Italiano e Partito Socialista Italiano. Alle elezioni del 26 e 27 giugno 1983, quelle che determinarono alleanze e accordi di governo, la Democrazia Cristiana, pur rimanendo il primo partito, perse quasi il 7% alla Camera e poco più del 5% al Senato, registrando cali pari al 10% nelle principali città italiane. Il Partito Comunista Italiano era nel periodo storico definito dello zoccolo duro, potendo contare mediamente di un risultato elettorale a cavallo del 30%. Per contro il Partito Socialista guidato da Bettino Craxi vola verso l’11% e il Movimento Sociale aumenta, anche se di pochi punti, il suo consenso. Con i suoi 73 seggi, il partito guidato da Craxi viene ritenuto l’ago della bilancia. Il prezzo è la presidenza del Consiglio. Giulio Andreotti è il ministro degli Affari Esteri e Giovanni Spadolini è il ministro della Difesa. Saranno loro che, inizialmente, si attivano per la trattativa. Di fondo, loro malgrado, sia Andreotti sia Spadolini, devono gestire il difficile equilibrio politico che il quadripartito esprime nel suo insieme. Forse, per la prima volta, un governo italiano aveva al suo interno un’anima filopalestinese e un’anima filoisraeliana, che contava il primo morto sin dall’inizio della crisi, il 7 ottobre. Dopo una difficile trattativa, la nave approda in Egitto, a Port Said, e il governo di Hosni Mubarak aiuta i terroristi, facendoli scappare su un Boeing: a bordo c’è anche Abu Abbas, uno dei leader dell’Olp, che ha condotto la trattativa e convinto i terroristi sulla nave ad accettare l’accordo.

Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti ai tempi della crisi di Sigonella

Ma l’aereo, intercettato dagli F-24 inviati da Ronald Reagan, è costretto ad atterrare a Sigonella. Il governo italiano, meglio e prima di quello statunitense, sa che il potere di Mubarak – il presidente egiziano – è traballante e teme che le manifestazioni al Cairo si trasformino in rivolta contro il leader egiziano. Dall’altro lato dell’Oceano, la Casa Bianca intima a Palazzo Chigi la consegna del commando. Craxi però è irremovibile: i reati sono avvenuti su una nave italiana e spetta alla nostra giustizia processarli. Così decide di non consegnare né i quattro del commando – che nel 1986 saranno condannati all’ergastolo in Italia – né Abu Abbas, che può fuggire e sarà condannato come mandante della strage. Bettino Craxi sa di rischiare la crisi di governo, che puntualmente arriva il 17 ottobre.

L’immagine che fece il giro del mondo: l’aereo, nella base di Sigonella, circondato dagli americani a loro volta circondati dalle forze militari italiane

Per qualche ora, nell’aeroporto di Sigonella, in Sicilia, si fronteggiarono, armi in pugno, da un lato le forze speciali americane e dall’altro i VAM dell’Aeronautica e i Carabinieri, attorno all’aereo su cui si trovavano il commando terroristico e Abu Abbas. La cronaca ci ha raccontato che, alla fine, a cedere fu Ronald Reagan. Ma ora sappiamo che, alla luce della declassificazione che i documenti americani sull’episodio hanno subito, anche Craxi inizia a trattare subito con gli americani e fa un immediato atto di riparazione, concedendo, segretamente, a Reagan la base di Sigonella per attaccare la Libia di Gheddafi. La concessione avviene in segreto: Craxi permette l’uso della base, ma chiede discrezione e in pubblico critica aspramente l’azione militare. Solo cinque mesi dopo la tanto osannata dimostrazione di orgoglio nazionale, nel marzo 1986 gli F111 Usa, provenienti dalla Gran Bretagna e ufficialmente diretti alle basi inglesi di Cipro, decollano dalla base siciliana per attaccare e bombardare il golfo della Sirte. E ancora oggi, 13 aprile 2018, la storia si ripete. Caccia americani partono dalla base di Sigonella. Venti di guerra.

 

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