X

Francia, pronto il dossier sui 2.000 bambini deportati dalla Réunion

di Giulia Filpi

Migliaia di persone originarie dell’isola della Réunion, territorio della Francia d’Oltremare a est del Madagascar, aspettano giustizia da decenni. Sono le stesse che, da bambine, tra il 1963 e il 1982, vennero sottratte alle loro famiglie dal governo francese per ripopolare alcune regioni d’Oltralpe e far fronte all’esodo rurale.

Locandina di “Una Enfance en Exil”

In quel periodo, la République organizzò il trasferimento di oltre 2.000 minori: “Questi bambini della Réunion venivano, di solito, dalle classi più povere”, spiega il regista William Cally nel suo documentario “Une enfance en exil” (Un’infanzia in esilio), diffuso nel 2013, che parla di 1615 giovani vittime di trasferimento forzato. Molte di loro furono utilizzate come manodopera a basso costo nelle famiglie che li ospitavano, altre subirono abusi sessuali.

“Molte famiglie, agendo sotto la pressione di un’amministrazione ossessionata dalla crescita demografica, firmarono le autorizzazioni richieste, altre furono messe davanti al fatto compiuto; i genitori erano persuasi che i loro figli partissero verso un futuro migliore e che sarebbero tornati regolarmente sull’isola, ma la maggior parte non hanno mai rivisto i bambini”, si ricostruisce ancora nel documentario.
Secondo il sito d’informazione della Réunion, Temoignages, erede di un quotidiano comunista omonimo, il 10 aprile una commissione ad hoc invierà al ministro dei Territori d’Oltremare un rapporto sulle vicende di questi bambini. La commissione di esperti, si legge sul sito del ministero, è stata creata per decreto ministeriale il 9 febbraio 2016, e ha raccolto in un dossier digitale dati su 2.150 bambini trasferiti dall’isola.

Temoignages, che già nel 1968 aveva denunciato l’esistenza di una rete gestita dallo Stato francese per prelevare i bambini e mandarli in diversi dipartimenti della Francia metropolitana, scrive questa settimana: “Ci auguriamo che questa commissione possa formulare proposte concrete e all’altezza delle discriminazioni subite in termini di risarcimento finanziario. Precisiamo che la definizione penale più vicina a quella degli atti perpetrati a quell’epoca dallo Stato è quella di tratta organizzata di esseri umani, passibile di 3 milioni di euro di multa”.

Giulia Filpi – Agenzia DIRE
www.dire.it
Redazione:
Related Post