Incendio nell’Hotspot di Lampedusa

Fiamme si sono propagate all’interno del padiglione dormitorio maschile intorno alle 20:30. Le fiamme sono state domate dai Vigili del Fuoco. Il Centro ospita poco più di 150 migranti tunisini

In copertina: l'incendio che distrusse parte del centro di accoglienza di Lampedusa nel 2011

Le fiamme si sono propagate nell’edificio dormitorio maschile, nel mezzo della struttura di Contrada Imbriacole in Lampedusa. Un incendio circoscritto sul quale sono subito intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento terrestre dell’isola. Al momento non abbiamo riscontro sulle cause dell’incendio scaturito intorno alle 20:30 di questa sera. Nei giorni scorsi si erano verificati, nelle vicinanze della struttura, “giochi pirotecnici” con lanci di razzi di segnalazione del tipo in dotazione alle barche. Lanci presumibilmente ad opera dei migranti tunisini ospiti del centro. Agli stessi “ospiti”, in prima ipotesi, è presumibile che si possa attribuire il gesto. Nelle scorse settimane gli harragas si erano resi protagonisti di varie forme di protesta per ottenere il trasferimento dall’isola. Se così fosse, questo sarebbe il terzo caso di incendio al Centro di Lampedusa causato indirettamente da un periodo di trattenimento eccessivamente lungo di migranti tunisini. I locali in fiamme sono quelli del padiglione dormitorio principale, subito dopo i locali cucina e mensa. Malgrado pare che la struttura non abbia subito gravi danni, il fumo e gli obbligatori interventi hanno reso anche solo temporaneamente inagibile l’alloggio.

Le forze dell’ordine che operano all’interno della struttura hanno quindi radunato i migranti nel piazzale dell’Hotspot. All’interno del Centro sono attualmente ospitati circa 150 migranti nordafricani. L’isola intanto tirerà un probabile sospiro di sollievo nel caso di un trasferimento in massa e causa forza maggiore degli harragas. Negli ultimi tempi le scorribande degli ospiti tunisini avevano portato i residenti alla soglia dell’insofferenza. La media, approssimativa, di un colpo messo a segno ogni giorno tra furti, effrazioni, scippi nei negozi ed altri microcrimini. Tra questi anche effrazioni ed intrusioni in case nelle quali erano presenti i proprietari. Il clima sull’isola si era reso irrespirabile visto che il territorio era stato del tutto snaturato e privato della sua notoria quiete. Se prima era normale lasciare l’auto aperta con le chiavi appese durante la pausa pranzo, adesso mancano solo gli impianti antifurto con tanto di fragorosa sirena. Il sindaco di Lampedusa e Linosa, Totò Martello, sentito questa mattina telefonicamente, ha detto al riguardo che attende la convocazione dal Ministero dell’Interno per affrontare la questione di ordine pubblico che sta esasperando i suoi concittadini.

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