Quell’indifferenza che uccide

Le osservazioni di Massimo Costanza

Mi domando perché il suicidio di Alì stia così tanto facendo parlare di se.
Siamo un popolo indifferente alle disgrazie planetarie, refrattario ad ogni coinvolgimento emotivo che non coinvolga il nostro microcosmo fatto di banali quotidianità, di bollette, lavoro agli italiani, tasse, rincari e “l’italiano viene prima, poi se ne resta qualcosa ce n’è anche per loro”.
È questa la ragione per cui, nonostante io mi autoprofessi un attento osservatore delle dinamiche italiane, faccio fatica a comprendere perché questa notizia del suicidio di un giovane trentenne tunisino, come tanti altri da mesi abbandonato a Lampedusa, abbia fatto cosi tanto scandalo!!!
Che diamine qui parliamo di baggianate a cospetto di una busta biodegradabile e del suo costo di 2 cent da fotografare con i nostri iphone da 1000 euro sbattuta sui social come se fosse il problema planetario n.1…
Eppure la morte di Alì a distanza di qualche giorno continua a scuotere le coscienze.
Ali il tunisino abbandonato sull’isola.
Alì che non è un rifugiato politico ma solo un giovane che scappa dalla Tunisia per venire in Europa. Con quale diritto poi?! Chi era questo Alì per pretendere di ottenere da noi un lavoro se nemmeno noi lo abbiamo?!?
Uno che scappa dall’hotspot tutte le notti per dormire fuori dal centro, un privilegiato che s’è salvato e che a spese di noi poveri italiani guadagna 30 euro al giorno più ricariche cellulari e sigarette!!! Almeno gli altri come lui per vivere in questo lusso hanno rischiato la vita e sono morti in mare, ma lui cos’ha di tanto speciale? Mangiava, dormiva, beveva, non gli mancava nulla…valli a capire a questi…
Alì si è impiccato da clandestino alla ricerca di una libertà (di spostamenti e di vita) che qualcuno in maniera unilaterale gli nega. Alì stava male e dormiva tutte le notti, da giorni, in un’auto poco fuori dall’hotspot.
Ali aveva dei disturbi mentali, certo, ma se fosse arrivato con un volo di linea avrebbe avuto con se una cartella clinica ed un quadro chiaro della sua patologia.
Invece Alì è arrivato illegalmente in Italia e come migliaia di suoi connazionali era in attesa di un rimpatrio forzato in Tunisia.
Alì parlava da solo da settimane e noi non lo abbiamo ascoltato.
Alì continua a parlare, continua a gridare alle nostre coscienze che esige un sacrosanto diritto inalienabile alla vita, esige la possibilità di una sua libera circolazione in cerca di un lavoro, esige un rispetto umano che non ha e non ha avuto.
Quindi italiota medio che professi apertura mentale e ti sconvolgi perché dovrai pagare 2 cent per un sacchetto di plastica che contenga i tuoi limoni acquistati a 4.60 euro al chilo, ricordati che nei primi del 900 a sbarcare sull’isola di Ellis Island dai piroscafi strapieni di disperati c’eri tu e ti chiamavi Ali’.
E se quelle docce gelate sul tuo corpo nudo e quella quarantena d’isolamento che la civiltà americana progredita ti imponeva a colpi di DDT come lasciapassare per sbarcare nella grande mela non ti sono bastati a capire da dove vieni, mi auguro con tutto il cuore che quelle grida di dolore inascoltate di Alì, il tunisino fortunato e viziato di Lampedusa che s’è impiccato, possano perseguitarti tanto a lungo da farti capire quanto sei stupido amico mio….

In copertina: L’isolotto artificiale di Ellis Island, costruito con i detriti degli scavi della metropolitana di New York davanti alla statua della Libertà alla foce del fiume Hudson, ha ospitato in quarantena centinaia di migliaia di emigranti italiani ed irlandesi che rimanevano in quarantena li sottoposti a trattamenti di DDT corporeo.

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