La prova catalana

Oltre cinque milioni i catalani chiamati alle urne per decidere il nuovo Governo della Generalitat. Puigdemont segue l’elezione da Bruxelles. Indipendentisti in lieve vantaggio. Rajoy avverte delle conseguenze a chi dovesse seguire le orme di Puigdemont in caso di vittoria

In copertina la bandiera della Catalogna (a sinistra) incrocia simbolicamente quella della Spagna

Oggi la Catalogna è impegnata alle urne per l’elezione del Govern dopo lo scioglimento di quello di Carles Puigdemont per “infedeltà”. Alla prova gli indipendentisti che con il referendum dello scorso primo di ottobre hanno scardinato la crepa già da tempo evidente tra la Catalogna ed il Governo centrale di Madrid. In quell’occasione il mondo intero ha assistito ad una violentissima repressione ordinata dal premier Mariano Rajoy ed attuata a suon di botte e manganello dalla Guardia Civil. Gli oltre cinque milioni di catalani, con l’ex presidente della Generalitat in “esilio” a Bruxelles, hanno iniziato a fare la fila già dall’apertura dei 2.680 seggi elettorali distribuiti nei distretti di Barcellona, Girona, Tarragona e Lleida. L’affluenza sembrerebbe quindi alta e dai sondaggi era già stato rilevato uno scarso consenso per il Partito Popolare di Mariano Rajoy, dato tra il 5 ed il 6%. La lotta è quindi tra le coalizioni pro e contro l’indipendenza della Catalogna. Dalla parte di Madrid, in ordine di popolarità, ci sono: Ciutadans, Partito Socialista Catalano, CeC Podem ed in assoluto il più impopolare Partito Popolare di Rajoy. Dal lato degli indipendentisti sono invece candidati alla guida della Generalitat: Sinistra Repubblicana di Catalogna, Junts per Catalunya e Candidatura di Unità Popolare. I sondaggi davano in lieve vantaggio gli indipendentisti, anche secondo il sondaggio commissionato da El Pais.

Il premier, vista la probabile vittoria degli indipendentisti, ha già lanciato il proprio monito-minaccia ricordando cosa potrà accadere (agli indipendentisti che dovessero vincere) se non rispetteranno la legge. Rajoy, nella circostanza, ha anche definito la parte che rappresenta come quella giusta: “Siamo dalla parte buona della storia e non vogliamo uscire da lì”. Affermazione che in realtà brucia un po’ sulla pelle dei catalani, soprattutto sugli oltre mille feriti dalla Guardia Civil il giorno del referendum. L’esito delle elezioni si avrà domani mattina, al termine dello spoglio. Scopriremo quindi se tra i 5.554.394 aventi diritto di voto hanno preso il sopravvento gli indipendentisti grazie anche alla dura presa di posizione in salsa franchista del Governo di Madrid. Una eventuale vittoria degli indipendentisti sarebbe un problema politico di non poco conto per la Spagna, perché legittimerebbe tutta la Generalitat, commissariata con l’attuazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, riportando di conseguenza il dibattito sul diritto popolare di revocare o meno i trattati. Carles Puigdemont potrebbe ribaltare la propria immagine, da ex presidente fuggito per evitare l’arresto – come da dipinto del mainstream – a eroe costretto all’esilio da chi si ostina a non voler dare ascolto al popolo. La vicenda catalana è infatti molto seguita dai media di tutto il mondo. Forse un po’ meno da quelli europei particolarmente allineati.

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