Il Caravaggio rubato dalla mafia e il suo ricordo nei filmati d’epoca

Rubrica culturale di Roberto Greco

A Palermo, la notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, ladri tuttora ignoti, penetrarono nell’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo e lo saccheggiarono. Misero così a segno uno dei furti più drammatici, oltre che irrisolti, della storia dell’arte: da quasi cinquant’anni non si hanno notizie de La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, dipinta da Caravaggio nel 1609.
Si tratta di una tela di grandi dimensioni, collocata sull’altare maggiore del luogo sacro a celebrare, con il realismo per cui Michelangelo Merisi è divenuto leggendario, non soltanto la nascita del Cristo, ma gli umili che in questo dipinto impersonano la Sacra Famiglia e gli stessi Santi. Povera gente, come la gente che viveva, e vive, nel quartiere in cui sorge l’Oratorio, celebrata e benedetta per una volta dalla mano dell’artista, prima ancora che nel Regno dei Cieli come promettono le Sacre Scritture. Alcuni collaboratori di giustizia, nel corso degli anni, hanno rivelato che il furto fu commissionato da Cosa Nostra, che aveva cominciato a muoversi nel settore del mercato dell’arte.
La Natività è tra i dieci capolavori d’arte trafugata più ricercati al mondo, tanto da essere ancora inserita nella “Top Ten Art Crimes” dell’Fbi, ed è ricercata dalle polizie di tutto il mondo. A noi rimangono un paio di foto a colori, due filmati degli anni ’60 e alcune importanti “copie d’autore”, come ad esempio quella custodita a Castello Ursino a Catania, ritenuta unica copia del quadro, molto fedele, dipinta da Paolo Geraci tra il 1627 e il 1628. Ma una recente ricerca pubblicata nella rivista scientifica “Valori Tattili”, indica il reperimento, nella fototeca del famoso storico dell’arte Roberto Longhi, della una foto di un’altra copia antica, con poche varianti. Il quadro, che apparteneva al gerarca fascista Luigi Federzoni, andò però disperso durante la seconda guerra mondiale.

Dettaglio della Natività di Caravaggio
Nonostante il dipinto manchi a Palermo da quasi mezzo secolo, la sua memoria storica è così viva da aver mosso Sky a un’iniziativa senza precedenti: creare una riproduzione fedelissima dell’opera, un unico esemplare prodotto con tecniche ad altissima tecnologia per rendere ogni dettaglio dell’originale scomparso. Si è ridata, in qualche modo nuova vita alla tela, con una riproduzione ‘hi-tech’ che ha preso il posto dell’originale. Conosciamo quest’ultimo in particolare attraverso un paio di scatti a colori: la diapositiva di Enzo Brai del 1967 e la foto, ben più nitida, degli Archivi Scala del 1964. Ciò che risalta all’occhio, nella commovente bellezza e pacatezza della scena, è l’assonanza con i quadri della prima maturità romana di Caravaggio, in particolare con i celebri dipinti della cappella Contarelli. E difatti, nuove scoperte d’archivio hanno appurato che la tela fu eseguita contemporaneamente a quelli nel 1600, dunque a Roma e da lì spedita a Palermo, e non in Sicilia nel 1609 come si credeva. Ma l’originale “Presepe Palermitano” sopravvive, seppur per pochi fotogrammi, anche in rari filmati d’epoca. La rivista Art Tribune, ha pubblicato un rilevante documento audiovisivo che giaceva abbandonato, assieme ad altro materiale non classificato, nei locali dell’istituto zootecnico di Palermo.

Lo scultore degli angeli (estratto), 1967 – Courtesy of Art Tribune

Si tratta di una pellicola 16 mm, della durata di 10’30”. È dedicata alle decorazioni in stucco di Giacomo Serpotta, che impreziosiscono diversi luoghi sacri del capoluogo siciliano e che parte proprio dall’Oratorio di San Lorenzo, soffermandosi per qualche secondo sulla Natività, “reputata l’ultima opera del celebre pittore”, recita il narratore secondo una vecchia ipotesi. Pochi fotogrammi, ma sufficienti per riaccendere l’emozione che ancora trasmette il capolavoro di Michelangelo Merisi, una delle sue prime pale d’altare (se non la prima in assoluto).

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