Primi morti del processo di pace israeliano

Quattro morti ed un migliaio di feriti negli scontri conseguente all’annuncio di Trump. Razzi di Hamas e raid aerei di Israele. L’ambasciatore di Israele in Italia: “Gerusalemme come capitale di Israele è cruciale per il successo di qualsiasi processo di pace”. Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Svezia si oppongono

Gerusalemme non può essere riconosciuta capitale di Israele. Nessun pregiudizio e nessuna logica possono mettere in discussione questo dato di fatto, perché Gerusalemme è stata occupata dallo Stato di Israele in violazione di ogni trattato internazionale. Riconoscerla formalmente Capitale equivale quindi a legittimare, da oggi e per il futuro, l’invasione di territori e la conquista di città che non appartengono all’invasore. Questo lo sanno in Medio Oriente, in cui ancora si combatteva per la politica espansionista di Israele che continuava a schiacciare la Striscia di Gaza. Una politica espansionista portata avanti militarmente e contro la quale le Nazioni Unite tacevano e la Nato mostrava indifferenza come le più recenti “Forze alleate” che di volta in volta si associavano per combattere “in difesa degli oppressi”. Purtroppo gli oppressi per cui le suddette Forze Alleate erano i siriani e gli yemeniti e le vittime delle loro guerre erano purtroppo gli stessi civili siriani e yemeniti che non avevano mai chiesto aiuto a nessuno prima che le loro case venissero distrutte dalle “bombe della pace”. In nome della pace arriva adesso anche questa legittimazione di Gerusalemme Capitale di Israele che ha già causato 4 morti e circa un migliaio di feriti, lanci di razzi di Hamas verso Israele e raid aerei israeliani verso la Striscia di gaza, scioperi, proteste palestinesi e proiettili di gomma ed altre forme militari di repressione con la stella a sei punte.

L’ambasciatore di Israele in Italia Ofer Sachs
Di “processo di pace” parla anche l’ambasciatore di Israele in Italia Ofer Sachs in un tweet lanciato il giorno in cui Hamas annunciava la nuova Intifada. “Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele è cruciale per il successo di qualsiasi processo di pace”, scriveva Sachs in un tweet che, in vero, conteneva molti altri messaggi. “Gerusalemme è stata la capitale del popolo ebraico per 3000 anni e la capitale dello Stato d’Israele da quasi 70 anni”, dichiara l’ambasciatore, ma i quasi settant’anni riguardano una capitale dello Stato d’Israele che nessun Paese ha mai voluto o potuto riconoscere proprio per il modo con cui lo Stato d’Israele ha preso Gerusalemme pretendendo e vi ha trasferito le sedi istituzionali dello Stato. “Come lo stesso presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha detto, Gerusalemme, la città santa, è unica al mondo.”, continua Sachs che aggiunge: “Israele ha sempre garantito la libertà di culto per ebrei, cristiani e mussulmani allo stesso modo, e ovviamente rimarrà impegnata in questo fondamentale principio”. Il principio a cui Sachs fa riferimento però non è una concessione dello Stato d’Israele ma una risoluzione delle Nazioni Unite che sancisce, o sanciva, prima dell’occupazione, l’internazionalità di Gerusalemme proprio al fine di garantire tutti e tre i culti. Appare vagamente preoccupante l’allusa concessione della magnanima Israele nei confronti di cristiani e musulmani. Quasi come se per Israele Gerusalemme fosse di esclusiva proprietà e ne concedesse l’uso parziale a terzi.

Le proteste dei palestinesi a Gerusalemme contro la decisione degli Stati Uniti
Passando per un riferimento all’impegno di Israele per il raggiungimento della pace con i palestinesi, l’ambasciatore di Israele in Italia scrive due messaggi degni di nota, della massima attenzione. “Siamo sensibili alla visione dell’Italia su questo argomento, sebbene possiamo essere in disaccordo sugli effetti del riconoscimento sul processo di pace, e così come l’Italia, speriamo di vederlo ripartire il prima possibile.” Gli effetti sul processo di pace che l’Italia paventava non erano certo infondati ed i risultati li stiamo vedendo tutti, in tutto il mondo, dall’annuncio di Trump in poi. Morti, feriti, guerra accesa tra le parti ed una “città santa in fiamme”. Forse, come ha dichiarato il presidente turco Erdogan, una intera regione, quella mediorientale, in fiamme. L’altro messaggio lanciato da Sachs con un tweet in italiano ed evidentemente rivolto all’Italia – non al popolo – riguarda una allusione che dalle parti di Mediterraneo Cronaca ha fatto rizzare un po’ il pelo: “Le relazioni tra Italia e Israele sono molto vicine, e quest’ultima ha recentemente preso posizione in modo coraggioso contro i tentativi palestinesi di negare le connessioni ebraiche e cristiane con Gerusalemme all’Unesco”. Una riflessione a parte forse la merita la strana coincidenza di eventi tra il pizzaiolo napoletano e l’Unesco, il Giro d’Italia che pedala a Gerusalemme, l’annuncio di Trump di voler dare seguito a quel voto del Congresso americano che dal 1995 nessun presidente si era mai voluto prendere la responsabilità di attuare. Gli ambasciatori Onu di Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania e Svezia hanno dichiarato ufficialmente presso il Palazzo di vetro il “disaccordo” con la decisione del presidente americano Donald J. Trump. L’Italia avrebbe quindi strizzato l’occhio alla politica statunitense verso Israele per poi dichiararsi contraria o semplicemente per poi rifiutarsi di seguire Washington, come vorrebbe Israele, spostando a Gerusalemme la propria Ambasciata.

Il messaggio dell’ambasciatore Ofer Sachs contenuto nel tweet del 7 dicembre:

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