Disabilità, bullismo e immigrazione: l’arte come strumento di divulgazione

Rubrica culturale di Roberto Greco

Riuscire a parlare contemporaneamente di disabilità, bullismo e migrazione è stato l’obiettivo che si è dato Giovanni Di Lorenzo, che non è semplicemente un medico appassionato di fotografia. Giovanni ha deciso che la fotografia poteva essere un ottimo strumento per parlare di prevenzione, di cura e di malattia. Poi, un giorno, la Croce Rossa chiede a Giovanni di andare a Porto Empedocle, in occasione di uno sbarco. Non come medico, ma come fotografo. Racconta Di Lorenzo: “Mi sono guardato alle spalle e ho visto, una trentina di metri più indietro, al di là delle transenne, i fotoreporter ufficiali e i video operatori di tutte le televisioni. Mi sono reso conto che mi trovavo in una posizione privilegiata. Era un’occasione che non potevo e non volevo perdere. Più volte ho avuto l’impulso di riporre la macchina fotografica e fare il mio vero lavoro, quello del medico, ma mi sono reso conto che il personale sanitario che circondava i migranti e me, si muoveva con abilità.”

A questo si è aggiunta la ricerca di testimonianze dirette che ha portato Giovanni ad avere in mano una storia da raccontare, una storia che si snoda attraverso l’arco di vent’anni, sviluppandosi e, in maniera circolare, ripropone alla fine il medesimo quesito iniziale. Nasce così “Salv_ami”. Un sapiente gioco di parole per dire “Se Ascolti La Verità_ami”. È la storia di Said, un ragazzo di 7 anni, affetto di displasia all’anca che, durante la guerra in Libia, lascia la Libia e raggiunge la Sicilia alla ricerca di un futuro migliore. Vittima delle brutalità durante la traversata, schernito dai suoi compagni perché “storpio”, etichettato come “handicappato” all’arrivo. Queste le ferite da cui riparte Said nel suo percorso per diventare uomo.

Un’opera complessa, che si basa su un presente lavoro scenografico che, grazie alle fotografie di Di Lorenzo e a un impianto scenografico che ben rende il senso di profondità, creando piani visivi diversi per lo spettatore, non tipicamente teatrali, accompagna, attraverso un ben coordinato corpo di ballo lo scorrere degli eventi che caratterizzano la vita e la scelta di Said. Testi e regia di Ivan Giumento, ben narrati da Nicola Puleo, si saldano alle coreografie create da Leon Cino e Ernesto Forni per il “Trinacria Dance Company”.

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