Rachmaninov: il 28 novembre 1909 il maestro eseguì se stesso

Rubrica culturale di Roberto Greco

Anno prolifico, per il maestro Sergej Vasilevic Rachmaninov, il 1909. Dopo essersi ritrovato a lavorare contemporaneamente a due opere per pianoforte e alla stesura del suo poema sinfonico “L’isola dei morti”, si trovò sulla nave che andava dalla Rossia verso gli Stati Uniti. Sua campagna di viaggio fu una “tastiera muta”, che gli permise di esercitarsi sul suo inedito “concerto n.3”. A New York lo aspettava Walter Damrosch e la New York Symphony Orchestra per l’anteprima internazionale nella quale Rachmaninov avrebbe ricoperto il ruolo di solista al pianoforte. La sera del 28 novembre 1909 si spensero le luci della sala del New Theater di New York. Il pubblico accolse tiepidamente il concerto, disattendendo le attese del maestro. Qualche settimana più tardi salì sul podio Gustav Mahler che accettò la direzione seppur molto malato. Rachmaninov apprezzò pubblicamente il lavoro di Mahler, sia per l’accuratissima concertazione, sia per la cura dei dettagli, compresi quelli affidati alla prospettiva sonora dell’orchestra. Di questa memorabile esecuzione, purtroppo, non è rimasta nessuna traccia sonora.
Ma la vera fortuna del “Concerto n.3” inzia quando si innamora dell’opera il giovane e talentuoso Vladimir Horowitz, che la fa propria e la impone all’attenzione del pubblico americano. A proposito dell’esecuzione di Horowitz, lo stesso Rachmaninov, nel 1942, ebbe a dichiarare “Questo è il modo in cui ho sempre sognato venisse eseguito il mio concerto, ma non mi sarei mai aspettato di ascoltarlo così in questo mondo”.
La vigorosa ed epica esecuzione di Rachmaninov, di cui sono rimasti importanti documenti sonori, sarà per sempre scolpita nella storia dell’interpretazione, importante testimonianza di un grande pianista-compositore alle prese con una sua stessa opera.

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