Ray Lovelock: non vedremo più la luce nei suoi occhi

Rubrica culturale di Roberto Greco

di Roberto Greco
Arrivederci ‘Tuccio’. Ti sei fatto odiare profondamente per la luce nera che c’era nei tuoi occhi. Ti sei reso insopportabile per la tua fisionomia fascio-borghese che ha dato cifra stilistica ai tuoi personaggi. Il tuo fisique du rôle ci ha fatto più volte incazzare perché le ragazze, nonostante il periodo di emancipazione e di femminismo, ti adoravano e avevano occhi solo per te.
Sei partito per l’ennesimo viaggio, quello che ti porterà a ritrovare i vecchi amici di un tempo, i vecchi compagni di viaggio. E troverai, ad attenderti, pazientemente seduto su una comoda poltrona e con un sigaro stretto tra i denti, Tomas Milian, con il quale hai condiviso non solo la passione per il cinema ma anche quella della musica, primo grande amore per entrambi e forse, alle sue spalle, vedrai ‘Il cavallo bianco’ da voi cantato.
Grazie Ray. Grazie per essere stato uno degli attori che hanno permesso a una generazione di autori e registi di scrivere pensando a te. Grazie per i tuoi sguardi a sinistra macchina. Grazie per l’ombra scura che ti ha sempre seguito, e a volte preceduto, nei tuoi film. Quando il cinema e i suoi autori avevano il coraggio di fotografare immediatamente la realtà, sei apparso tu.
Troverai anche Carlo Lizzani, ad attenderti, e potrete di nuovo ridere ripensando alle vicissitudini legate all’uscita del vostro “Banditi a Milano”, analisi cruda e feroce di quando stava accadendo in quel momento nelle strade di Milano, città che si avviava lentamente a diventare metropoli. Una strada lunga, la tua. Una strada che si snoda attraverso il tuo cambio di registro quando, all’inizio degli anni ’80, i poliziotteschi, genere principe degli anni ’70 nel cinema italiano, rischiano di diventare per te una trappola attoriale. Il tuo passaggio alla televisione avviene con lo sceneggiato, così si definivano allora le miniserie, “La casa rossa” diretto da Luigi Perelli e che ti vede lavorare al fianco di Alida Valli. Sei stato, da quel momento in poi, co-protagonista di svariate decine di miniserie.

Ray Lovelock con Eleonora Giorgi sul set di “My Father jack” di Tonino Zangardi
Ti sei fatto odiare, nei tuoi primi film, ma era giunto il momento di farsi amare, di pensare alla morbidezza di una tua carezza, non al fascino nero e lucido della canna di una pistola. Ma ti voglio ricordare con l’immagine nel tuo ultimo film, “My father jack” diretto da Tonino Zangardi. Penso alla tua barba bianca, al tuo sguardo dolce… ai tuoi occhi sorridenti.
Ciao Ray.

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