L’Italia addestra lanciatori di patate libici invece che soccorritori – VIDEO

Oltre venti morti risucchiati dal mare e cinque cadaveri a bordo. Il volontario italiano imbarcato sulla Sea Watch 3 racconta a Vita.it: "ci hanno lanciato addosso delle patate, mentre ci urlavano di andarcene"

Libico inveisce contro Sea Watch 3
Il programma di addestramento della Guardia Costiera della Libia non sembra dare buoni frutti. Eppure non è la prima volta che l’Italia si prodiga per insegnare ai guardacoste libici come si salvano le vite umane in mare. Il racconto del soccorritore italiano a bordo della nave di Sea Watch, Ong tedesca da poco tornata in missione nel Mediterraneo centrale, pare assurdo in considerazione degli sforzi italiani. Ma a confermare la vergogna che si prova nel pensare alla condotta di chi opera a bordo di quella barca d’altura velocissima che un tempo portava con onore il logo della Guardia di Finanza italiana ci sono le sequenze video della Ong tedesca oltre al racconto del soccorritore. Nel comunicato stampa di Sea Watch si narra di un tutto gas con i naufraghi ancora in mare appigliati a quel che resta del gommone sgonfio ed all’intervento di un elicottero italiano che gli si ferma davanti la prua così da intimargli l’immediato arresto dei motori. Nelle sequenze video si evince anche altro. Ad esempio, si vede che il soccorso dei naufraghi è operato dagli stessi disperati in mare e che a bordo della barca della Guardia Costiera libica nessuno muove un dito per agevolare la messa in sicurezza dei migranti.

In una esclusiva pubblicata da Vita.it, il soccorritore 26enne italiano Gennaro Giudetti parla con l’impeto di chi è ancora sconvolto dal dolore e per il dolore a cui ha dovuto assistere, come quello di una madre che li ha visto morire il proprio bambino. Questo uno stralcio di quanto pubblicato da Vita: “Una volta tornato a terra voglio incontrarla, ministro Marco Minniti. Io, italiano fino al midollo, voglio raccontarle quello che ho visto con i miei occhi. Come ho recuperato dal mare il corpo di un bambino di 3-4 anni annegato e poi sono stato ore a consolare la madre, come noi volontari dell’ong Sea-Watch abbiamo preso uno a uno, a braccia, 58 persone dall’acqua. E come la Guardia costiera libica lì di fronte ha agito in modo disumano, lasciando decine di persone in mare ad annegare senza lanciare salvagenti e picchiando chi non voleva essere preso da loro per non tornare in Libia e voleva invece venire sulla nostra nave, dove vedeva al sicuro i fratelli, le mogli, i padri. È stato straziante vivere tutto questo, ma conto di descriverglielo personalmente, caro ministro. E, sempre da italiano, voglio chiedere scusa alla mamma di quel bambino, a tutte le persone che stanno avendo sofferenze indicibili nel tentativo di raggiungere l’Europa”. Nel racconto di Gennaro Giulietti anche un improvviso lancio di patate dai libici ai soccorritori della Ong.

Bambina soccorsa da Sea Watch 3
In mare sono rimasti oltre venti corpi di persone che non ce l’hanno fatta e sono state risucchiate dal Mar Mediterraneo, accolte nel suo ormai sconfinato cimitero. Altri cinque sono stati recuperati dal team di soccorritori della Sea Watch 3 insieme a 59 superstiti. Altri 47 invece sono stati presi a bordo dalla Guardia Costiera libica e ricondotti in Libia. Tra i migranti separati c’era sicuramente almeno una coppia, marito e moglie, il primo è finito sul guardacoste libico e la donna è sulla Sea Watch 3. La nave della Ong tedesca aveva annunciato proprio il 2 novembre il ritorno alle operazioni di soccorso nel Mediterraneo, tornando operativa sulla rotta libica dopo l’apertura dei flussi incontrollati e le recenti tragedie consumate al largo dello Stato nordafricano. Sea Watch si era allontanata dopo il caos nato dal Codice di Condotta per le Ong preteso quale protocollo ineludibile dall’Italia ed a seguito dell’intimazione della Libia di abbandonare le acque del Mediterraneo centrale malgrado le Ong operassero ormai a oltre 30 miglia dalla costa nordafricana. Negli ultimi giorni, oltre alla ripresa del flusso si era stati inevitabilmente testimoni anche del numero di vittime. Giusto in pochi giorni avevamo accolto i corpi di 8 giovani migranti a Reggio Calabria e 26 giovani donne a Salerno.
I corpi delle ultime cinque vittime sbarcheranno a Pozzallo, in Sicilia, insieme ai 59 superstiti a bordo della Sea Watch 3. Dalla plancia della nave da soccorso umanitario avevano proposto di approdare nel porto della vicina Lampedusa, ma l’Hotspot dell’isola risulta già pieno oltremisura ed il Ministero dei Trasporti, in coordinamento con il Ministero dell’Interno, ha indicato al comandante della nave il porto di Pozzallo per tutti tranne che per l’eccezione della mamma con la salma del giovane figlio. La Guardia Costiera italiana fa sapere che da bordo nave hanno preferito tutelare in latro modo la donna lasciandola fino a Pozzallo in compagnia delle altre donne salvate. La Sea Watch 3 farà il suo ingresso in porto a Pozzallo in mattinata.

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