Ballarò Buskers Festival: a Ballarò, nel cuore di Palermo, musica, voci, suoni e colori.

Rubrica culturale di Roberto Greco

Ballarò, un nome che racchiude magia. Il mercato storico più antico di Palermo, cuore del quartiere Albergheria, deve il suo nome a Bahlara, un piccolo villaggio nei pressi dell’attuale Monreale da cui provenivano i mercanti arabi che esponevano le loro merci nel cuore dell’Albergheria. Forse. Altri ritengono che debba il suo nome a Valarava, Re indiano di una regione del Deccan. Oppure che il nome sia dovuto a chi, nella Palermo del 1400, su mandato del Re di Spagna, incassava una percentuale sulle vendite dei prodotti venduti al mercato. Si trattava di Ferdinand Ballarò, capitano del Re Ferdinando di Aragona, di origini tedesche. Altri, ancora, ritengono che derivi dall’arabo, e più precisamente da Souk el Ballarak, lingua nella quale significa mercato degli specchi, forse a causa del riflesso che creava il sole appena spuntava dalle nuvole riflettendosi sulle “balate” ancora bagnate dalla pioggia. Crocevia razziale e culturale della città, lungo le sue piazze e i suoi vicoli si sviluppa il mercato storico, il più grande della città, che racchiude in sé tutti i sapori, gli odori ed i profumi dell’isola. La vendita dei prodotti freschi si mescola, non solo per la vista, ma soprattutto per l’olfatto, con quella del cibo da strada. Orti urbani, piazze che non c’erano. Ballarò, da diversi anni ha iniziato una nuova stagione. Oggi è anche crocevia d’iniziative culturali che coinvolgono il quartiere, il mercato e tutti i suoi abitanti. E le voci del quartiere, le sue luci e le sue ombre, le sue torri normanne, le sue chiese abbandonate, le pile di cassette abbandonate, le sedie agli angoli delle strade, prendono nuovo corpo e nuova linfa fondendosi con le voci e luci degli artisti che vivono il quartiere.

Ballarò, Palermo (Ph: Roberto Greco)
Per tre giorni, dal 20 al 22 ottobre, Ballarò diventerà il contenitore di continue sorprese, dal quale spunteranno saltimbanche, circensi, bande musicali, giocolieri, acrobati e attori. Giunto alla sue seconda edizione, quest’anno il Ballarò Buskers Festival assume una forma istituzionale autonoma, proponendosi quindi di diventare referente formale e duraturo per il quartiere e la città.
“È diventato grande” racconta Marco Sorrentino, presidente del Ballarò Buskers, “grazie all’attenzione che siamo riusciti a catturare con la precedente edizione. Le persone con le quali mi sono ritrovato a parlare, nei mesi scorsi, mi chiedevano se sarebbe stata bella come la prima. E’ un grande riconoscimento, ma non solo per noi, che siamo semplicemente stati il veicolo, ma perché questo è il primo frutto del nostro obiettivo primario: portare luce nel quartiere di Ballarò illuminando i suoi abitanti. Inoltre devo fare una considerazione culturale. Quando andiamo all’estero e vediamo artisti esibirsi all’angolo di una strada, in una piazza, vicino a un monumento, in luoghi come Barcellona, Vienna, Praga o Londra, li guardiamo con ammirazione, godiamo della loro arte. Al nostro rientro, quando, per esempio ai Quattro Canti, o in Corso Vittorio, vediamo un nostro amico o anche solo conoscente, con una chitarra in mano o, peggio ancora, che, in piedi sopra una cassa di legno declama storie, tiriamo dritti per la nostra strada e li riteniamo dei mendicanti. Il BBF lotta anche per sconfiggere questa barriera mentale: fare l’artista di strada è una scelta e noi ci proponiamo come contenitore in cui gli artisti diventano i singoli tasti del pianoforte che è il quartiere.”

Ballarò Buskers 2017. Dal 20 al 22 ottobre

Tre giorni di esibizioni, acrobazie, musica. Dai pomeriggi di circo, teatro, poesia, alle notti di luci, fuoco, percussioni. L'esplosione della magia di Ballarò succederà dal 20 al 22 ottobre 2017.www.ballarobuskers.it

Pubblicato da Ballarò Buskers su Martedì 17 ottobre 2017

Giunto alla sua seconda edizione, il BBF nasce dall’esperienza di “Anima Ballarò”, un’iniziativa che portava, tutte le domeniche mattina, gli artisti palermitani all’interno del mercato, di fianco alle botteghe. E’ stato il primo passo per creare un modello di relazione basato sull’arte strumento di “marketing” per lo sviluppo del quartiere e del suo mercato. Questo ha creato un gruppo di artisti palermitani che ha potuto progettare il proprio futuro artistico nel teatro di strada. Il palinsesto del BBF è molto ricco e denso di eventi.
“Ci inorgoglisce la grande la presenza di artisti palermitani, con i quali abbiamo condiviso le iniziative mirate ad ottenere un regolamento comunale sulle arti di strada” continua Sorrentino, “alcuni di loro sono al nostro fianco dall’inizio, ci supportano e svolgono una forte attività culturale nel quartiere, e non solo, da anni, e parlo di Angelo Daddelli, di Circ’Opificio, di teatro Atlante e altri ancora. Tutti questi, noi compresi, siamo i tasselli di un ‘vivere in comunità’ e il BBF rappresenta una possibilità di formalizzazione di questo più ampio progetto.”

Conosco il quartiere. Ci abito. Il dedalo di strade, anche quelle non utilizzate dal mercato, è un’enorme ragnatela che si stende da via Maqueda ed arriva, diventando Albergheria, sino al Palazzo Reale. Mille angoli di strada.

Vista sul mercato Ballarò e scorcio di Palermo (Ph: Roberto Greco)
“E delle piazze, non solo dei vicoli.” continua Sorrentino “Cinque saranno i luoghi cardine del BBF. Iniziamo da uno degli accessi al mercato storico, Piazza di Casa Professa, che ospiterà oltre agli artisti di strada anche artisti artigiani. Poi, proseguendo verso il mercato, si arriva al secondo dei luoghi, passando davanti alle botteghe aperte dai migranti che oramai vivono a Palermo. La scorsa edizione, contagiati dal festival, hanno preso tamburi e bongos, si sono messi davanti alle loro botteghe e hanno cominciato a fare musica, integrandosi perfettamente nello spirito del festival, diventando un’ulteriore tappa artistica per il pubblico. Si arriva quindi a Piazza Ballarò che è stata, lo scorso anno, sede di un evento magico: la gente in cerchio era attorno all’artista che si stava esibendo. Attorno a loro il cerchio magico del quartiere: le botteghe, i monumenti, un artista che si esibiva poche decine di metri più in là. Poi abbiamo voluto dare un segnale forte e preciso. Abbiamo scelto Piazza Santa Chiara, perché, nel mosaico delle esperienze oggi attive e presenti all’Albergheria, Santa Chiara rappresenta un luogo d’incontro, di rifugio e di ascolto per qualsiasi tipologia di problematiche legate alle povertà, siano esse di spirito che materiali. Altro luogo in cui abbiamo voluto essere presenti è Piazzetta Brunaccini, più nota come piazza di spaccio. Riqualificata su tre lati, l’unico ancora fatiscente è quello che porta a Ballarò e sarà lì, sotto il ‘disastro’ che gli artisti si esibiranno. Infine quella che per noi è ‘la piazza delle piazze’, Piazza Mediterraneo. Parlo di un luogo che, dal punto di vista toponomastico, non esiste, ma parlo di un luogo che è sotto gli occhi di tutti, con i suoi murales, le sue panchine e il suo giardinetto. Da lì sono partiti progetti e processi ancora oggi in atto nel quartiere, da lì parte una delle grandi rigenerazioni del quartiere, in un progetto condiviso con il Comune di Palermo.”

È il ‘Mediterraneo’. Il mare/piazza sulle cui sponde si affacciano le persone e le loro culture. Luogo d’incontro, di sbarco, di arrivi e di ripartenze e infine di rifugio. E su questo mare v’invito a navigare perché le sue sponde rappresentano un porto sicuro, Ballarò.

Roberto Greco

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