Dabbashi è caduto e dalla Libia le partenze di profughi sono in aumento

Il traffico di migranti è di nuovo in mano alle bande di trafficanti che sono subentrate dopo la disfatta della milizia di Dabbashi. Poche le Ong rimaste al largo della Libia. Aquarius domani a Palermo con 606 migranti

Foto di Anthony Jean per SOS Mediterranee del 10-10-2017

La Brigata Dabbashi non c’è più, Fayez al-Sarraj siede su una poltrona a cui inizia a mancare qualche gamba, le navi delle Ong non ci sono più e la rotta libica è di nuovo operativa. Se qualcuno aveva applaudito all’operatività del Ministero dell’Interno che aveva “risolto” il problema dei flussi migratori dalla Libia dovrà adesso ammettere di esser stato avventato almeno quanto frettoloso è stato il cantar vittoria da parte del Governo. Lo dicono le statistiche, di cui è in possesso il Ministero dell’Interno con maggior puntualità di chiunque altri, e lo dicono i porti siciliani che vedono tornare le navi da cui sbarcano centinaia di migranti subsahariani. Domani sarà la volta del porto di Palermo, concordato tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed il Ministero dell’Interno quale punto di approdo per nave Aquarius della Ong italo-franco-tedesca SOS Mediterranee.

Nave Aquarius è una delle pochissime navi di soccorso civile rimasta nel mediterraneo centrale dopo la “guerra” che le ha invitate a lasciare la missione umanitaria. SOS Mediterranee, in partnership con Medici Senza Frontiere ha deciso di non abbandonare il presidio. Stessa decisione è stata presa da Save the Children, dalla tedesca Sea Eye e dalla catalana Proactiva Open Arms. Tutte le altre Ong hanno invece deciso di lasciare il Mediterraneo centrale sospendendo la missione al largo della Libia. Lo ha fatto anche la stessa Medici Senza Frontiere rinunciando al mantenimento in queste acque delle proprie navi, salvo appunto la compartecipazione a bordo della Aquarius con SOS Mediterranee.

Il ritorno al passato, come un goliardico “abbiamo scherzato!”, lo si è visto tra martedì e mercoledì. La nave da soccorso ha effettuato 7 operazioni di salvataggio sotto il coordinamento del MRCC della Guardia Costiera con sala operativa centrale a Roma. Tra le 36 e le 44 miglia nautiche dalla costa della Libia, in acque internazionali ed approssimativamente a nord di Khoms, città ad est di Tripoli, l’equipaggio ha soccorso due imbarcazioni con a bordo rispettivamente 29 e 144 migranti. Procedendo con la propria missione, la nave umanitaria ha trasbordato 36 persone da una nave mercantile che le aveva soccorse. L’operazione, avvenuto su richiesta del MRCC è stato effettuato circa 70 miglia a nord di Sabrata in piena notte.

All’alba di mercoledì erano quindi già 209 i migranti a bordo della Aquarius che, fortunatamente, navigava ancora nelle acque internazionali in cui nei mesi scorsi si effettuavano il più dei soccorsi. Sul ponte di comando della nave una nuova richiesta di intervento del Maritime Rescue Coordination Centre ha indicato la rotta alla nave della Ong. A 37 miglia nord di Tripoli un gommone carico con “appena” 130 persone è stato soccorso dall’equipaggio di Aquarius. A seguire, sempre su segnalazione del MRCC, come precisa una nota di SOS Mediterranee, la Aquarius è intervenuta per mettere in sicurezza altri due gommoni con complessivamente 220 persone. Questi ultimi due gommoni sono stati soccorsi in acque internazionali ad nord-est di Tripoli.

Il giro di interventi della nave umanitaria si è concluso con una richiesta di trasbordo, coordinata ed ottemperante al Codice di Condotta per le Ong, di 47 persone che si trovavano a bordo della nave Vos Hestia della Ong Save the Children che resta così operativa nelle acque a nord della Libia mentre la Aquarius naviga verso Palermo dove è previsto l’approdo domani mattina. Il numero complessivo dei migranti a bordo della nave umanitaria è di 606, tutte soccorse e prese a bordo in appena 36 ore di missione. Dal dato complessivo emerge uno specifico che desta attenzione e forse anche preoccupazione: oltre il 30% dei migranti in fuga dalla Libia è un minore o un bambino. Inoltre erano a bordo delle precarie imbarcazioni un neonato di appena una settimana, due donne al nono mese di gravidanza ed altre nove gestanti, nuclei famigliari, famiglie di profughi siriani e uomini di svariate nazionalità subsahariane.

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