Con Filippo VI in Spagna la guerra civile è garantita – VIDEO

Gli interventi pubblici del Re di Spagna e del presidente della Catalogna hanno ormai posto un sigillo da entrambe le parti e nessuno potrà fare un passo indietro. Lunedì la dichiarazione d'indipendenza

Il discorso pubblico ed a reti unificate ha tenuto per pochi minuti la Spagna in silenzio. La grande attesa è stata però deludente, e forse non soltanto per i catalani. Anzi, proprio in Catalogna la delusione è stata forse minore perché probabilmente si aspettavano una simile presa di posizione. Il Re, Filippo VI, ha rapidamente sorvolato sulle violenze e sui feriti per soffermarsi al lungo – relativamente vista la brevità del discorso – sulla fermezza sottolineando in vari passaggi che in alcun modo verrà tollerata la dichiarazione di indipendenza catalana. L’intervento del monarca molto ha ricordato altri Re di altri tempi, pronti alla severa repressione del popolo nei propri possedimenti. L’unica scarna forma di diplomazia statista è stata l’invito ai catalani a far parte dello Stato e di inoltrare le richieste per il miglioramento della Generalitat, ma fermo restando che i leader indipendentisti vengono considerati dei traditori della patria.
Il messaggio del monarca Filippo VI alla nazione:

Carles Puygdemont
Il timido o poco credibile appello alla fraternità di Re Filippo VI trova immediata risposta del presidente della Catalogna Carles Puygdemont che l’indomani dell’uscita pubblica del monarca replica con lo stesso metodo ricordando il concetto di “fraternità” manifestata dalla Guardia Civil sui catalani coperti di sangue. Puygdemont attacca il “ruolo di moderatore” che la corona non ha mai avuto ed accusa il monarca di assoluto disinteresse nei confronti del “suo” popolo catalano. Il dado è tratto e la Catalogna non riconosce più la corona. L’adesione allo sciopero per manifestare pacificamente il dissenso verso la violenza del giorno di referendum è la conferma che ormai gli indipendentisti hanno l’approvazione popolare catalana e che la repressione ordinata dal Governo di Madrid ha definitivamente rotto ogni minima opportunità di dialogo.
Il messaggio con cui Carles Puygdemont replica al Re di Spagna Filippo VI il 4 ottobre:

La risposta alla Costituzione – che nega il diritto alla divisione dello Stato – ed al discorso minaccioso del monarca è stata una nuova data che adesso i catalani invocano con maggiore fermezza di quanto non facessero prima: 9-o. Il lunedì 9 ottobre molte componenti politiche catalane pretendono che venga confermata la seduta plenaria del Parlamento di Catalogna per la dichiarazione di indipendenza. Il CUP, acronimo di Candidatura di Unità Popolare, è il partito indipendentista che si è già pronunciato sulla data del 9-o asserendo che è consapevole della possibilità di arresti dei leader politici e che malgrado ciò intende andare fino in fondo con la proclamazione di indipendenza. Mancano quindi solo quattro giorni alla esplosione della crisi spagnola ed il discorso di Re Filippo VI di ieri sera pone ormai la Spagna in una posizione da cui è impossibile fare marcia indietro e che preclude ormai ogni forma di dialogo.

Antonio Tajani
A Strasburgo il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha concluso il dibattito sulla Costituzione, sullo stato di diritto e sui diritti fondamentali in Spagna alla luce degli avvenimenti in Catalogna ringraziando la Commissione Europea “guardiana dei trattati” per la posizione espressa in aula. “Nessuno ha gradito gli eventi accaduti domenica, ma decisioni unilaterali, compresa la proclamazione dell’indipendenza da uno Stato sovrano – ha dichiarato Tajani al termine del dibattito – non soltanto sono in contrasto con l’ordinamento giuridico europeo, ma sono destinate a provocare pericolose divisioni”. In sintesi, l’appello alla Costituzione del Governo di Spagna, del monarca Filippo VI e del Parlamento europeo non lasciano più alcun margine alla Catalogna ed annunciano una guerra fra le mura di casa Europa nel caso in cui la proclamazione di indipendenza dovesse avvenire. In tal caso, quanto visto il 1-o potrebbe essere solo l’antipasto della violenza vera, di quella che potremo chiamare guerra civile nel caso in cui i catalani dovessero decidere di reagire. Reazione che tra l’altro non sarebbe solo quella di civili disarmati contro i violenti repressori della Guardia Civil, ma che vedrebbe un inderogabile presa di posizione del Mossos d’Esquadra ancora più decisa di quella già vista in occasione del referendum, quando il corpo di Polizia catalano ha rifiutato la guida commissariale del Ministero spagnolo.

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