Riace tra funzionari del Ministero e terremoto

Il giornale calabrese LaCnews24 rivela parte del contenuto di una relazione che nel 2016 ha dato inizio alla precarietà del modello di accoglienza integrata della piccola cittadina ionica famosa per i suoi bronzi

Riace trema, ma non soltanto per il terremoto di questa notte. Il fatidico incontro tra il sindaco Mimmo Lucano ed i funzionari del Ministero dell’interno alla fine pare essersi tenuto ieri negli uffici comunali riacesi. Dell’esito non abbiamo riscontro e non è facile riuscire a chiedere le impressioni al sindaco. In attesa di maggiori informazioni che si teme possano passare d’improvviso agli onori della cronaca nazionale per esito negativo, anticipiamo alcuni utili spunti pubblicati dal quotidiano calabrese LaCnews24. Ieri sul sito del giornale locale è stato pubblicato un articolo con anticipazioni esclusive sul contenuto di una relazione conseguente alla visita ispettiva di tre funzionari il 20 e 21 luglio dello scorso anno. E la premessa, come fa notare il giornalista Agostino Pantano, non sembra essere buona. Al “Modello Riace” vengono contestate una serie di irregolarità, secondo LaCnews24, che non si combinerebbero con il sistema di accoglienza nazionale. E fin qui nulla di strano. Anzi, è proprio per questa ragione che la Rete Comuni Solidali e Change.org hanno raggiunto oltre 17.000 firme a sostegno della petizione “Io sto con Riace”.

Un murales a Riace
Tra le criticità rivelate dal giornale calabrese ci sarebbero anche note che paiono forse un po’ forzate se rapportate alle reali dimensioni del comune che oggi, con i migranti che ha accolto, raggiunge la quota di 2.200 abitanti di cui 1.500 originari. Leggere che le abitazioni impiegate nel circuito di accoglienza “vengono reperite direttamente e autonomamente dagli enti gestori, senza adeguate ricerche di mercato” suona un po’ di eccesso burocratico. Probabilmente ogni riacese sa esattamente quali case sono sfitte, a chi appartengono e quale è la pigione richiesta senza bisogno di pubblici avvisi. È storia che al primo arrivo di migranti nel comune, ormai anni addietro, il sindaco si attaccò al telefono chiamando personalmente i concittadini emigrati per chiedere loro l’ausilio degli immobili. Altra contestazione che appare pretestuosa è la “proprietà di alcuni immobili riconducibili a soggetti legati da vincoli di parentela con personale degli enti gestori”. Che in un Comune in cui gli abitanti erano rimasti come già detto 1.500 non suona poi così strano.

Vengono inoltre contestati i canoni degli immobili non in linea con i prezzi di mercato, che i lavoratori “sono stati assunti tramite chiamata diretta fiduciaria” e che “non sono presenti, se non in misura sicuramente inadeguata, alcune figure professionali indispensabili”. Tutti aspetti da standard ben diversi da quelli di un piccolo comune fai-da-te. Come rivelato da Agostino Pantano, anche i famosi “bonus” non sarebbero stati ben visti e i funzionari ne contestarono anche una presunta scarsa trasparenza perché alcuni sarebbero stati “girati” come assegni e recherebbero firme diverse da quelle dell’intestatario del titolo spendibile sul territorio di Riace. Infine la relazione dedicherebbe – sempre secondo LaCnews24 – ampio spazio alla presenza di “un terzo di ospiti non aventi diritto a permanere nel progetto”. Quindi una possibile scarsa trasparenza sulle fatture corrisposte dalla Prefettura con spese illegittime. Tutto ancora da verificare e, soprattutto, da decidere visto che il “Modello Riace” non è lo stesso “modello” che in questo momento è in vigore in Italia e di cui forse non c’è molto da copiare.

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