Il problema migratorio in Italia resta tunisino

Carceri piene di tunisini e problemi nei centri di identificazione con nuove tensioni nelle strutture di Caltanissetta e Trapani. Sfuggono i dati degli "sbarchi fantasma" e non sappiamo chi arriva

Dopo le tensioni di Lampedusa causate da alcuni migranti tunisini poco inclini al rispetto delle leggi italiane, si accendono i focolai dei centri per migranti di Trapani e Caltanissetta. In quest’ultimo sono stati accesi anche dei materassi in uno dei padiglioni della struttura da alcuni tunisini trattenuti in attesa di rimpatrio. Incendio domato, ma l’edificio dormitorio è stato temporaneamente chiuso. A Trapani si è reso necessario il ripetuto intervento della Polizia all’interno del dormitorio per un principio di rivolta durante la scorsa notte. La recente ondata di migranti tunisini sulle coste italiane, alcuni rintracciati come nel caso di Lampedusa e Linosa, altri classificabili quali “sbarchi fantasma” e non quantificabili, avrebbe riversato in un buon numero di delinquenti sul territorio siciliano che adesso sta stressando le Forze dell’ordine per il mantenimento dell’ordine pubblico anche dentro i centri per l’identificazione e l’espulsione.

Due potrebbero essere le cause di questa poco edificante selezione di migranti provenienti dalla Tunisia: il primo, con buone probabilità, ma da appurare con i riscontri delle identità, è un indulto che ha aperto le celle a molti detenuti. La Tunisia negli ultimi tempi ha dovuto affrontare anche qualche difficoltà con direzioni corrotte delle carceri, sostituzioni immediate di direttori e panni sporchi da lavare. La seconda ipotesi risulterebbe invece più preoccupante della prima per l’Italia. I numeri li ha rivelati Il portavoce della Guardia Nazionale Khalifa Chibani all’agenzia giornalistica nazionale TAP già ad inizio anno: 148 perquisizioni in abitazioni segnalate come possibili basi di estremisti, 98 tunisini indagati, 78 persone già ricercate sono state arrestate dalla Polizia. Una guerra interna che la Tunisia sta conducendo contro gli integralisti di casa. Se la pressione delle Forze dell’ordine tunisine ha spinto alcuni tra ricercati e terroristi a lasciare il Paese è anche possibile che tra loro qualcuno risiede adesso in centri siciliani come quello di Caltanissetta e Trapani.

Il carcere Ucciardone di Palermo
Il rapporto Italia-Tunisia è sempre stato sbilanciato e non a caso ha prodotto negli anni degli effetti collaterali poco convenienti per l’Italia. Le difficoltà che i tunisini riscontrano nel rilascio dei visti per l’Italia è infatti un deterrente per quanti tra essi vorrebbe spostarsi civilmente dalla nostra parte del Mediterraneo ma non scoraggia certo chi invece dovrebbe starsene a casa propria sotto le cure dell’autorità giudiziaria tunisina. I dati del primo semestre 2017 sono chiari e giungono attendibilmente dal Ministero per gli affari esteri tunisino. Su un totale di 3246 tunisini detenuti all’estero. 2.037 sono nelle carceri italiane (Genova, Milano, Palermo, Napoli), 522 nelle carceri francesi (Lione, Parigi, Grenoble, Pantin, Nizza, Strasburgo) e altri 230 nelle carceri tedesche (Bonn, Amburgo, Monaco di Baviera). Del totale solo 39 sono donne e 3207 sono uomini. Verrebbe da pensare che mentre la Tunisia svuota le carceri per far posto ad altro genere di detenuti l’Italia accoglie la parte eccedente dal Paese amico nordafricano per affollare le proprie di carceri e pagare per tale sovraffollamento regolare penale all’Unione europea che da anni ci impone un adeguamento agli standard di civiltà da noi dimenticati. Di questa politica, ovviamente, a farne le spese saranno quei tunisini che in Italia risiedono e vivono perfettamente integrati con la nostra società ma che di questo passo rischieranno di vedersi puntare il dito contro associati a connazionali di bassa lega. Un po’ come gli italiani che per alcuni Paesi stranieri sono tutti mafiosi e fannulloni a causa di una emigrazione italiana negli anni poco edificante.

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