Sbarchi fantasma e nuove rotte, i migranti continuano ad arrivare – VIDEO

Le nuove rotte dei migranti sono già pronte e l'ostacolo potrebbe essere aggirato già questo anno. In aumento il flusso dalla Tunisia, dalla Turchia e in Libia i trafficanti potrebbero spostarsi a Khoms

Il blocco delle partenze dalla Libia Tripolitania sembra essere un risultato precario e destinato a durare poco. Dopo un periodo di sosta che ha anticipato il Codice di Condotta per le navi delle Ong e gli accordi con Fayez al-Sarraj, il flusso sembra spostarsi al di la delle zone controllate dal Governo libico. Gli ultimi soccorsi effettuati al largo della Libia si sono verificati a nord di Khoms, ben ad est di Tripoli. Di questi, centinaia mi migranti, si è parlato poco sui giornali. Nella direzione che i trafficanti potrebbero adesso intraprendere si va incontro all’area prossima alla Libia Cirenaica protetta dal generale Haftar. Lo stesso che aveva minacciato la Marina Militare italiana approdata nel porto di Tripoli, salvo poi battere cassa anch’egli al pari di Sarraj. Il generale pretendeva miliardi per armare il proprio esercito e “garantire” in tal modo il controllo della Libia con annessi migranti e trafficanti di questi ultimi. Parte dei flussi migratori potrebbero quindi tentare di spostarsi verso i porti ad est di Khoms, verso il Golfo della Sirte, sfuggendo così alla “cortese” collaborazione del mafioso di Sabratha che attualmente sta garantendo il blocco delle partenze ed il contenimento dei migranti.

Altro fronte potrebbe svilupparsi invece ben ad ovest di Tripoli, in Tunisia. I porti come quello di Zarzis, nel poco controllato estremo sud della Tunisia potrebbero riprendere l’attività un tempo praticata e transitare i migranti dell’area nordafricana. Recentemente anche la Guardia Costiera ha fatto i conti con una ripresa degli sbarchi di tunisini che riescono a raggiungere le coste italiane eludendo ogni controllo. Decine di tunisini sono stati fermati dai guardacoste di Lampedusa e condotti nell’hotspot di Contrada Imbriacola per un successivo rimpatrio. Ma la parte più consistente di questo flusso pare invece riuscire a raggiungere direttamente la costa sudoccidentale della Sicilia, nella provincia di Agrigento. Li riuscirebbero ad approdare ed anche a dileguarsi con estrema rapidità. Questo rappresenta un ritorno a quei flussi migratori non quantificabili e quindi ad una presenza di migranti in quantità sconosciuta alle autorità. Il sistema di arrivo dei migranti che sbarcano in località Torre Salsa, nell’agrigentino, come mostrato dal video, permetterebbe anche arrivi più “pericolosi”. Se non sappiamo che sono sbarcati non li possiamo certo identificare e quindi non sapremo mai se tra essi ci sono foreign fighters di ritorno da recenti sconfitte sul campo siriano o iracheno.

Un ulteriore tratta in sensibile aumento è quella che dalla Turchia conduce iracheni e curdi su insospettabili barche da diporto direttamente sulle coste della Calabria. Su quel fronte si sta adoperando la Guardia di finanza con mezzi navali veloci ed aerei, ma la costa è lunga ed il controllo completo non è cosa semplice. Nelle ultime due settimane ci sono stati due fermi di trafficanti del genere, concluse entrambe con gli arresti degli scafisti. In entrambi i casi gli arrestati erano di nazionalità ucraina. Oltre alle nuove rotte che fisiologicamente si stanno sviluppando e che aumenteranno in futuro, ci sono anche le reazioni alla compressione di cui tenere conto. Nel 2011 si registrò una forte impennata delle partenze dalla Tunisia con la caduta del tiranno Ben Alì, ma il numero dei migranti era alto perché nel 2009 e nel 2010 era stato bloccato il flusso con i respingimenti del Governo Berlusconi. Il risultato fu che, tolto il tappo, il flusso ripartì con il recupero delle annate precedenti.

Il video pubblicato su YouTube da “Mare Amico Agrigento” il 17 agosto che documenta uno sbarco a Torre Salsa, in provincia di Agrigento, di quasi un centinaio di migranti immediatamente dispersi sul territorio:

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostienici

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*