Sea Watch risponde al Codice di Condotta potenziando la flotta con la “Sea Watch 3”

Sea Watch acquista la "Dignity I" dismessa da Medici Senza Frontiere per rispondere al Codice di Condotta presentato ieri al Viminale e tutelarsi in caso di chiusura dei porti italiani

Secondo la Ong tedesca Sea Watch, il Codice di Condotta presentato ieri al Viminale nella sua stesura definitiva non salverà vite umane. Anzi, otterrà l’effetto contrario. Sea Watch definisce infatti il protocollo del Ministero dell’Interno italiano una “in gran parte illegale, disperata reazione italiana”. L’Italia, secondo i tedeschi della Ong, invece di sviluppare soluzioni la dove l’apparato statale è in difetto se la starebbe prendendo con la flotta di soccorso civile. La risposta di Sea Watch al Codice di Condotta quindi viene presentata oggi ed ha un nome: Sea Watch 3

La “Dignity I” di Medici Senza Frontiere ceduta a Sea Watch
La terza e più grande barca della flotta di soccorso della Ong tedesca Sea Watch, nata con la sola intenzione di monitorare ed intervenire soltanto se necessario con zattere gonfiabili e giubbotti di salvataggio fino all’arrivo dei soccorritori, non è nuova a questo tipo di impiego. Essa è niente altro che la “Dignity I” di Medici Senza Frontiere adesso ceduta dalla Ong di targa spagnola a quella tedesca fondata nel 2015. La “Sea Watch 3” è stata acquisita – come spiega una nota della Ong – malgrado attualmente l’associazione non abbia la copertura finanziaria per affrontarne gli impegnativi costi di navigazione, per ragioni strettamente legate al Codice di Condotta.

“Nelle ultime settimane le navi delle Ong – spiega il direttivo di Sea Watch – hanno visto più e più volte situazioni in cui sono state caricate ben oltre la propria capacità, a causa delle risorse o della carente volontà politica di inviare supporto alla centrale di coordinamento di Roma”. Secondo la Ong tedesca quindi la flotta di soccorritori civili non sarebbe stata adeguatamente supportata dalle autorità nazionali che operano nel Mediterraneo. In questa denuncia viene chiamata in causa anche l’Italia, ma giustificata dal trovarsi “al limite delle proprie capacità a causa del mancato supporto degli Stati membri Ue”.

La ex “Dignity I” già ribattezzata “Sea Watch 3”
Alexander Grafmanns, amministratore delegato di Sea Watch, cita anche un episodio esemplificativo: “La relativativamente piccola Sea Watch 2, barca di 33 metri, di recente ha dovuto caricare 500 persone che rischiavano di annegare”. Un carico notevole per una imbarcazione di quella stazza, tale da rendere la stessa Sea Watch 2 oggetto di intervento Sar per rischi sulla navigabilità. “Abbiamo dovuto decidere se sovraccaricare la nostra barca prendendoli a bordo o rischiare di vederli annegare sotto i nostri occhi – racconta l’operation manager di bordo Reinier Boere – perché per un lungo lasso di tempo nessuna nave di soccorso si è fatta vedere”.

Al nocciolo della questione per Sea Watch ci arriva la executive manager Sandra Hammamy: “Considerato che l’Unione europea ha sempre più spesso negato assistenza nelle operazioni di salvataggio, la Sea Watch 3 è per noi l’unica possibilità – aumentando la capacità di carico – per affrontare l’eventuale preclusione dei porti italiani con un considerevole numero di migranti a bordo”. Questa la analisi della executive manager che, nel prendere atto dei rischi conseguenti il Codice di Condotta italiano approvato dall’Ue, deve considerare anche la sicurezza dell’equipaggio e dei soccorritori che potrebbero dover affrontare una lunga navigazione con la barca sovraccarica.

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